Rigidità muscolare

Quando il corpo presenta rigidità muscolare e i movimenti divengono macchinosi e ingolfati è bene intervenire senza indugiare, per non incorrere in disturbi e patologie vere e proprie. Le cause di questa condizione durante i movimenti possono essere molteplici ed è bene ascoltare bene il proprio corpo e che segnali che esso ci invia. Le cause di questa rigidità muscolare devono innanzitutto esser suddivise in base all’eziologia:
– Neurologica,
– Ortopedica,
– Posturale

Questa distinzione è importante in quanto anche il tipo di trattamento è diverso e che modifica anche la risposta ai farmaci che vengono somministrati. Quando si parla di rigidità muscolare di origine neurologica si intende quel rallentamento e quella difficoltà di movimento causato da un problema al Sistema Nervoso Centrale (SNC), il quale determina un rallentamento della conduzione motoria e del coinvolgimento delle fibre muscolari.
Queste alterazioni dipendono da un segnale alterato che viene inviato dai nervi (che a loro volta originano dal Sistema Nervoso Centrale) ai muscoli. Le alterazioni a livello della placca neuromuscolare generano una risposta percepita dal paziente come una sensazione di ingranaggio bloccato, movimenti macchinosi e, andando avanti con il tempo, anche con un vero e proprio blocco motorio.

É il caso per esempio come nel Morbo di Parkinson, malattia del sistema extrapiramidale che genera nei pazienti oltre al famoso tremore, una instabilità posturale (con grande rischio di cadute e fratture) e proprio la rigidità muscolare, causata da un disturbo della trasmissione di un neurotrasmettitore (sostanza che permette l’invio del segnale dal nervo al muscolo) che in questo caso rappresentata dalla dopamina. Varie sono le malattie sempre di carattere neurologico che possono generare un senso di resistenza al movimento come emiparesi o emiplegie o altre malattie che coinvolgono i gangli della base (zona del cervello profonda che coadiuva i movimenti fini e automatici).
La rigidità muscolare di tipo ortopedico invece spesso è legata sia ad un trauma (con o senza intervento chirurgico) sia ad un atteggiamento di difesa per un dolore percepito.

Il nostro corpo infatti, per cercare di immobilizzare un segmento corporeo che sta avendo o ha avuto un problema, attua attraverso meccanismi neurofisiologici, un aumento del tono muscolare (inteso però come una riduzione importante del rilascio muscolare) generando quindi una serie di contrazioni perpetue per “bloccare” la parte con un problema e avvertire meno dolore. Dopo un trauma per esempio, la rigidità muscolare viene attivata da parte del cervello per ridurre al minimo lo stress che si può scaricare su quella articolazione, attivando però una serie di compensi strutturali e posturali tali da generare poi, alla lunga, un vizio che genererà dolori e disturbi in altre sedi.

Facciamo un esempio: se un individuo per errore cade a terra e urta con il ginocchio il terreno, senza procurarsi un vero e proprio trauma fratturativo. Nei giorni successivi, sarà sicuramente presente del gonfiore associato a del dolore sia durante il carico nella deambulazione, sia durante il semplice movimento di flesso estensione del ginocchio; la vita però non sempre permette di immobilizzarsi e permettere la guarigione completa, quindi il povero paziente, per poter camminare attuerà alcuni compensi come l’elevazione del bacino dal lato del ginocchio lesionato, poca flessione di anca per ridurre la flessione conseguente del ginocchio. Questi compensi però, finchè sono utilizzati per poco tempo, non generano particolari problemi; nel caso in cui però questi meccanismi compensatori si strutturino per più tempo, il cervello cambia completamente il suo schema di movimento, rendendo quindi l’individuo non più libero di eseguire tutti i movimenti, aumentando il tono muscolare e determinando quindi una importante rigidità muscolare.

Nella rigidità muscolare di origine posturale invece, la poca elasticità da parte del sistema muscolare è dovuto proprio ad un assetto posturale e biomeccanico errato, scatenando quindi da parte del cervello l’impulso a bloccare e a ridurre la mobilità il più possibile, generando però a lungo andare ad importanti problemi. Questo è il caso per esempio di chi soffre di Artrosi Cervicale , la quale però è generata da un’assetto del segmento cervicale alterato che genera poi problematiche di artrosi o degenerazione articolari. Delle varie rigidità fin sopra descritte, questa rappresenta quella più importante da prevenire e da combattere, per non incorrere in disturbi come artrosi o disturbi alla colonna (con possibili disturbi al Nervo sciatico).

Dopo aver descritto brevemente i tipi di problematiche che possono generare una rigidità muscolare, è bene spiegare i tipi di trattamento migliori per queste tre macro-aree. Nella riabilitazione di un paziente neurologico che presenta una rigidità muscolare è molto importante evitare che questi accorciamenti generino una vera e propria deformità. Spesso infatti sono presenti veri e propri cambiamenti morfologici delle varie articolazioni in quanto questi muscoli cambiano proprio la morfologia dei segmenti corporei riducendo enormemente i movimenti. Nel caso per esempio del morbo di Parkinson o delle sindromi Parkinsoniane, la fisioterapia è fondamentale, al pari dei farmaci prescritti dal neurologo, per cercare di mantenere un buon grado di movimento e aumentare non solo la coordinazione e l’equilibrio, ma cercare di elasticizzare il più possibile le varie catene muscolari e aumentare quindi anche il senso di libertà nei movimenti dei pazienti affetti da patologie neurologiche. Nei soggetti invece che hanno subito un incidente vascolare (ictus o emorragia cerebrale), il lavoro sulla rigidità muscolare andrebbe eseguito immediatamente (anche poche ore dopo il ricovero ospedaliero) per sollecitare subito il sistema nervoso a recuperare subito il controllo ed evitare la spasticità muscolare.

Nella rigidità muscolare di tipo ortopedico invece, il percorso da eseguire è sicuramente più guidato e necessita di fasi da affrontare in maniera approfondita: dopo un trauma, è bene come al solito rivolgersi ad uno specialista il quale saprà indirizzare il paziente verso un qualche esame radiografico e un conseguente poi tipo di trattamento (conservativo o chirurgico). Nel momento in cui è possibile iniziare la fisioterapia, è bene affrontarla con estrema dedizione, in quanto è da questa che passa il ritorno alla vita quotidiana; infatti è molto importante recuperare la mobilità dell’articolazione lesionata, ma andare anche a sciogliere quel groviglio di fibre muscolari che hanno bisogno di recuperare l’elasticità che è stata persa dopo un periodo di immobilizzazione. Molto utili sono quindi gli esercizi in contrazione isometrica con allontanamento progressivo dei capi articoli (esercizi quindi strutturati dal professionista in grado di recuperare gradadamente la lunghezza muscolare e il movimento). Sotto quest’ottica abbiamo anche degli esercizi e degli strumenti molto validi che possono essere utili anche per un mantenimento nel tempo: il foam roller. Questo strumento è estremamente utile nel mantenimento dell’elasticità, sia dopo un trauma sia in ambito sportivo, permettendo un massaggio profondo del muscolo, rendendolo quindi libero di contrarsi e allungarsi.

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E’ bene eseguire un’attenta valutazione posturale e funzionale, in grado di valutare quali sono i distretti che sono rigidi e quali stanno compensando questa riduzione di movimento. Una volta terminata la valutazione, osservando quindi i dati anamnestici, si può iniziare ad eseguire un ciclo di ginnastica posturale ad hoc partendo dal metodo Mezieres, il quale permette di riequilibrare e riallungare tutti quei distretti “compressi”, rendendo non solo più armonico il nostro corpo, ma permettendo il corretto posizionamento dei vari segmenti corporei. Le sedute devono essere di non più di una settimana, in quanto è un tipo di trattamento estremamente potente per il corpo, che percepirebbe una sorta di “aggressione”. Attraverso il mantenimento di alcune posture in allungamento, accompagnate da un tipo di respirazione guidata dal terapista, si ha un allungamento globale e progressivo che permette di ottenere benefici eccezionali a lungo, rendendo quindi di nuovo il nostro corpo attivo e molto più sciolto.

Fonti
www.benessere.com/remise/arg00/metodo_mezieres.htm
www.cervicalevertigini.it/blog/rigidita-muscolare