Multifattoriale

Gli studiosi ritengono che la sclerosi multipla sia una malattia multifattoriale, cioè causata da vari fattori. Tra i fattori ritenuti determinanti nella patogenesi della malattia, vi sono il sesso (è più frequente nel sesso femminile), l’etnia (è più frequente nella forma caucasica), l’ambiente (è più frequente nel paesi con clima freddo). In Europa, ad esempio, l’incidenza della sclerosi multipla aumenta da sud verso nord.

La sclerosi multipla non è ereditaria, nel senso che non viene trasmessa geneticamente ai figli. Tuttavia, esiste una predisposizione genetica in quanto vi sono studi che hanno evidenziato come figli di genitori con sclerosi multipla o parenti stretti di persone con sclerosi multipla abbiano una maggiore probabilità di sviluppare questa patologia. Alcune ricerche suggeriscono, inoltre, che l’esposizione ad alcuni virus possa stimolare il sistema immunitario e favorire l’insorgenza della sclerosi multipla.

Chiunque può ammalarsi di sclerosi multipla, ma è più frequente che ciò avvenga tra i 20 e 50 anni di età. Nelle donne la probabilità è doppia rispetto agli uomini. Nel mondo, si contano circa 2,5-3 milioni di persone con sclerosi multipla di cui 450.000 in Europa e circa 65.000 in Italia.
Ricapitolando, nell’insorgenza della SM, giocano un ruolo fondamentale principalmente 4 fattori:
• l’ambiente e l’etnia (clima temperato, latitudine, origine caucasica, agenti tossici, livelli bassi di vitamina D);
• l’esposizione ad agenti infettivi (virus, batteri) soprattutto nei primi anni di vita;
• una predisposizione genetica.

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Sarebbe l’insieme di più fattori a innescare il meccanismo autoimmunitario alla base dell’insorgenza dei sintomi (origine multifattoriale). La predisposizione genetica non significa che la SM sia ereditaria o che venga trasmessa dai genitori ai figli con i propri cromosomi. Studi epidemiologici hanno riscontrato una maggiore frequenza della patologia in componenti dello stesso nucleo familiare, ma l’incidenza è molto bassa in termini assoluti: figli e fratelli o sorelle di persone con SM hanno infatti una percentuale trascurabile (3-5%) di maggiore rischio, rispetto ai familiari di persone senza sclerosi multipla, di sviluppare la malattia.