Neurite ottica retrobulbare (Norb)

La sclerosi multipla è una delle principali cause di neurite ottica retrobulbare; spesso è uno dei primi segni evidenti della malattia, che si manifesta con dolore al movimento degli occhi e alterazioni del campo visivo. Per le neuriti ottiche sono utili indagini diagnostiche, quali la fluorangiografia e i potenziali evocati visivi (PEV). È importante comunque sottolineare ancora una volta che la neurite ottica può essere un sintomo iniziale di diverse condizioni patologiche. Pertanto un esame clinico-medico completo può aiutare ad escludere eventuali malattie correlate. Gli esami ematochimici consentono di ricercare la presenza di parametri infiammatori, come la VES o la proteina C reattiva.

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Una velocità di eritrosedimentazione (VES) elevata può aiutare a determinare se la neurite ottica è causata dall’infiammazione delle arterie craniche (arterite temporale); inoltre, le analisi del sangue consentono di riscontrare la presenza di anticorpi anti-mielina (per indagare su malattie autoimmuni) e segni di eventuali infezioni virali e batteriche. Chi avesse avuto un primo episodio di neurite ottica in genere verrà sottoposto a una risonanza magnetica (RMN) per cercare eventuali lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Questo test di imaging consente, infatti, di determinare se la mielina sia stata danneggiata e può aiutare ad eseguire un’eventuale diagnosi di sclerosi multipla (soprattutto nelle giovani donne, purtroppo più predisposte alla patologia), dimostrando la presenza di anomalie caratteristiche di questa patologia. L’infiammazione del nervo ottico – una condizione nota come neurite ottica – può essere un segno precoce di SM. Le conseguenze possono essere problemi alla vista, ma i sintomi possono differire da persona a persona.

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Taluni possono avere una visione offuscata, altri possono perdere temporaneamente la vista, altri ancora riportano un offuscamento della vista o punti ciechi al centro del campo visivo. I colori possono apparire più scuri o slavati; in certi casi si possono vedere lampi e il movimento degli occhi può essere doloroso. Sebbene possano apparire terrificanti, tali sintomi scompaiano talvolta da soli nell’arco di alcune settimane. Se, tuttavia, i sintomi sono particolarmente gravi, per velocizzare il recupero il medico prescrive un ciclo di steroidi come compressa o sotto forma di collirio. Se ciò accade, è tuttavia necessaria la visita da un oculista. L’oculista prenderà nota dei sintomi e poi analizzerà gli occhi. Il nervo ottico può essere osservato con un oftalmoscopio e un eventuale stato infiammatorio (rigonfiamento) può essere facilmente visibile. In caso di diagnosi di neurite ottica, l’oculista può consigliare il paziente di recarsi da un neurologo il quale vorrà sapere di più sul momento della comparsa dei sintomi e se sono stati riscontrati altri sintomi neurologici. Il neurologo può anche eseguire alcuni test per determinare la funzione del nervo ottico, ma anche una RMN del cervello per evidenziare eventuali segni di infiammazione o di lesione nervosa. Metà delle persone che hanno avuto una neurite ottica possono sviluppare la SM nel corso dei 15 anni successivi, e pertanto è necessario escludere ogni altra eventualità.

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La diagnosi precoce è ritenuta importante, anche nella SM, perché i medici possono prendere misure volte alla riduzione del danno potenziale causato al cervello dalla malattia. Uno studio della Johns Hopkins University School of Medicine ha utilizzato la tecnica nota come “tomografia a coerenza ottica” per valutare le alterazioni a carico della retina nelle persone con SM. I ricercatori hanno scoperto che le persone affette da SM recidivante e che hanno una progressione della disabilità, mostravano una riduzione più rapida dello spessore della retina rispetto alle persone con una malattia non recidivante. Ciò suggerisce che tale tecnica può essere uno strumento utile ai neurologi, quando si deve valutare l’efficacia di un particolare trattamento e monitorare la progressione della stessa malattia.