Cari lettori eccovi altre tre news dal mondo SM: oggi parleremo di Cannabis terapeutica e genetica.  Buona lettura! 

La compagnia MMJ assume un investigatore leader per condurre dei trials di fase 2 sulla Cannabis terapeutica per trattare la SM progressiva

MMJ BioScience, affiliata della società medica di ricerca sulla cannabis terapeutica MMJ International Holdings, ha assunto un investigatore leader per condurre nuovi studi clinici che vadano ad esplorare le potenziali applicazioni terapeutiche dei cannabinoidi nella progressione della sclerosi multipla.

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La Dr. Bianca Weinstock-Guttman, professoressa di Neurologia alla State University of New York at Buffalo, è la direttrice esecutiva del New York State Multiple Sclerosis Consortium. E’ proprio lei che porterà avanti le sperimentazioni cliniche di fase 2, che sono già state approvate dall’Amministrazione degli Stati Uniti per la Food and Drug Administration (FDA), con la guida di Parexel, un’organizzazione di ricerca clinica.

“C’è una notevole serie di prove scientifiche che suggeriscono che la cannabis può avere un certo numero di usi medicinali positivi, inclusa la riduzione del dolore e dello spasmo nella sclerosi multipla”, ha detto il portavoce dell’azienda Michael Sharpe in un comunicato stampa. “Siamo ora in grado di dimostrarlo in un ambiente di ricerca clinica controllato”.

“Entrare nei trials di fase 2 è un punto molto importante nello sviluppo dei nostri farmaci basati sulla cannabis. Questi studi clinici ci consentiranno di dimostrare l’efficacia in un numero limitato di soggetti e di stabilire il necessario regime di dosaggio e quali sono i meccanismi per fornire il sollievo più efficace ai pazienti che soffrono di dolore acuto e spasticità cronica associata alla Sclerosi Multipla”.

Questo è il primo studio di MMJ sui farmaci a base di cannabis che coinvolgono pazienti con SM e forme legate a dolori acuti e spasticità. I pazienti riceveranno formulazioni brevettuali di una medicina a base di cannabis attraverso capsule di gelatina molle.

Il trial sarà condotto in diverse località a New York e dovrebbe iniziare entro il 2018. Questo probabilmente coinvolgerà diverse centinaia di pazienti nei prossimi 18-24 mesi. Il suo obiettivo principale è quello di preparare i dati per l’approvazione della FDA di un medicinale a base di cannabis.

MMJ, con sede a Reston, in Virginia, spera di mettere in commercio farmaci da prescrizione entro il 2020. Questi consentiranno ai pazienti SM e non solo, di accedere ai benefici medici della cannabis senza gli effetti collaterali psicoattivi indesiderati o i pericoli per la salute legati al fumo.

“Questo è un momento emozionante e ci aspettiamo che le nostre scoperte porteranno a significativi miglioramenti nella gestione del dolore cronico che colpisce alcuni pazienti SM,” ha dichiarato Sharpe.

L’interesse per la cannabis terapeutica è cresciuto in modo esponenziale, dal momento in cui sempre più scienziati stanno scoprendo i benefici del farmaco. All’inizio di quest’anno, alcuni medici irlandesi hanno espresso il loro parere a sostegno della cannabis come ulteriore trattamento per la SM. Inoltre, è stato appurato che la cannabis terapeutica è in grado di ridurre il dolore neuropatico correlato alla sclerosi multipla ed è stato osservato che alcuni cannabinoidi possono ridurre notevolmente i sintomi di spasticità nei pazienti con SM.

Un gruppo di ricercatori afferma che un esame del sangue diagnostico potrebbe essere in grado di distinguere tra SMRR e SMPP

Ebbene sì! In un futuro non troppo lontano, un semplice esame del sangue potrà rendere molto più facile la diagnosi di sclerosi multipla, grazie agli andamenti di specifici biomarcatori di nuova identificazione, i quali sono in grado di distinguere pazienti con SM e persone sane.

Il test potrebbe anche rilevare correttamente la SM primariamente progressiva (SMPP) nei pazienti che avevano avuto in precedenza la forma recidivante-remittente (SMRR).

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Un gruppo di ricercatori australiani suggerisce che il loro test, se validato in futuri studi prospettici, potrebbe anche essere utilizzato per predire il sottotipo della malattia fin dall’inizio, o potenzialmente individuare la trasformazione da recidivante a malattia progressiva ben prima degli odierni test clinici.

Ciò potrebbe essere particolarmente importante in quanto l’emergere di trattamenti di nuova generazione, che principalmente riguardano la perdita del volume assonale e del cervello, può consentire scelte di trattamento che potenzialmente rallentano la progressione della malattia.

Il loro studio, “Exosomal microRNA signatures in multiple sclerosis reflect disease status,” ovvero “Le firme (molecolari, ndr) di microRNA esosomiali nella sclerosi multipla riflettono lo stato di malattia”, è stato pubblicato nella rivista scientifica internazionale Scientific Reports. Lo studio si è concentrato sull’analisi del contenuto in microRNA dei cosiddetti esosomi: vescicole di diametro tra 30 e 200nm, secreti dalle cellule nei fluidi biologici, ovvero sangue, urine, fluido amniotico, asciti, liquido cerebrospinale, ecc. Secondo la derivazione cellulare, gli esosomi contengono diverse molecole, e veicolano segnali attraverso il contenuto di RNA, in particolare microRNA, proteine, lipidi e DNA. Malattie infiammatorie come la sclerosi multipla comportano un significativo aumento dei livelli di esosomi.

Gli esosomi sono quindi coinvolti in numerosi processi fisiologici e patologici, come tumorigenesi, infiammazione e meccanismi che regolano l’immunità. Approfondire le funzioni biologiche degli esosomi ha potuto consentire il loro utilizzo come biomarcatori di malattia e nello sviluppo di terapie.

“Gli esosomi vengono rilasciati dalle cellule cerebrali che circolano nel sangue, in modo da offrire un modo facilmente accessibile per monitorare le malattie del cervello”, ha dichiarato in un comunicato stampa Michael Buckland, responsabile del Dipartimento Neuropatologico del Royal Prince Alfred Hospital, di Sydney e principale autore dello studio. “Stiamo solo ora cominciando a comprendere il loro enorme potenziale come test clinico”.

Negli ultimi anni, gli scienziati si sono concentrati sempre più sulla capacità delle molecole di microRNA – brevi tratti di RNA – di agire come marker di malattia. Analizzando il contenuto del microRNA di esosomi isolati in 25 pazienti affetti da SM e 11 controlli sani, il team di ricercatori ha rilevato che i pazienti affetti da sclerosi multipla avevano una configurazione diversa delle molecole di microRNA rispetto alle persone sane.

Hanno anche notato che i pazienti con SMPP differivano da quelli con SMRR nella firma molecolare dei loro microRNA, una constatazione questa che hanno potuto confermare in un gruppo separato di 11 pazienti con SM progressiva.

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Exosome’ RNA

“Questa è la prima dimostrazione che i micro-RNA associati a esosomi circolanti nel sangue sono biomarcatori informativi non solo per la diagnosi di SM, ma anche nella previsione dei sottotipi di malattia con un elevato grado di precisione“, ha detto Buckland, che è anche un professore associato presso il Brain and Mind Centre alla University of Sydney. Matthew Miles, CEO di MS Research Australia, e che ha finanziato il progetto:

“Questo test del sangue può consentire alle persone con SM di iniziare un trattamento immediatamente identificando quello più appropriato per la loro condizione. Questo, a sua volta, può portare a un minor numero di ricadute e una perdita più lenta del volume del cervello, con conseguente rallentamento o potenzialità di progressione della malattia per la persona che vive con la sclerosi multipla. Inoltre esso contribuirà a rimuovere l’incertezza intorno a quale sottotipo della malattia ha un individuo, e quindi potrà essere un catalizzatore per ottenere risultati migliori per tutte le persone con SM.”
Buckland e il suo team di ricercatori hanno anche sottolineato questo fatto, affermando che una diagnosi precoce – potenzialmente facilitata da questo esame del sangue – può avere importanti implicazioni terapeutiche ed economiche, in particolare con lo sviluppo di trattamenti altamente efficaci che mirano anche alla perdita di volume del cervello. Tuttavia, essi hanno sottolineato che per verificare che il test sia veramente preciso, sono necessari maggiori studi prospettici.
E ora l’ultimo articolo, il quale mi è stato segnalato da Antonella, una mia cara lettrice.

Terapia genica per la SM mostra buoni risultati sui topi, ma i trials sull’uomo sono ancora lontani

Una interessante novità arriva da una cura sperimentale che sembra aver ottenuto un eccellente successo. Si tratta di una terapia genica che permetterebbe di far regredire i sintomi della sclerosi multipla in tempi molto ridotti. La scoperta, ad opera di alcuni scienziati americani, è stata resa possibile grazie a una proteina in grado di ridurre l’infiammazione a livello cerebrale.
Un team di ricercatori ha, infatti, compiuto i primi passi verso lo sviluppo di una terapia genica per la sclerosi multipla – un trattamento che ha potenziato i processi immunitari antinfiammatori e ha invertito la paralisi grave nei modelli murini della malattia.
La terapia ideata dai ricercatori della University of Florida Health, ha tutti i requisiti per poter salvare la vita a molte persone affette da sclerosi multipla. Il team di scienziati ha affermato che è ottimista sul fatto che la terapia possa funzionare negli esseri umani. Ma rimane molto lavoro prima che il trattamento sperimentale possa essere testato negli studi clinici. Per ora i test sono stati condotti solo su modello animale, ed è molto probabile che gli studiosi non faticheranno a trovare volontari per le future sperimentazioni.
I ricercatori si sono serviti di un virus geneticamente modificato e reso dunque innocuo, noto come virus adeno-associato. Questo ha permesso di fornire un gene responsabile della produzione della glicoproteina oligodendrocita mielinica nei fegati dei modelli animali.
Pertanto, il segreto degli esperimenti di successo è stato un approccio che ha coinvolto il fegato, un organo che non è solitamente associato alla SM. Lo studio, dal titolo “Gene Therapy-Induced Antigen-Specific Tregs Inhibit Neuro-inflammation and Reverse Disease in a Mouse Model of Multiple Sclerosis,” ovvero “Terapia genica che induce (la produzione, ndr) di cellule T regolatorie antigene-specifiche, inibisce la neuroinfiammazione e inverte la malattia in un modello murino di sclerosi multipla”, ha dimostrato che il fegato ha il potenziale di frenare una risposta immunitaria dannosa.Per far sì che il fegato avvii questi processi protettivi, i ricercatori hanno trasferito la glicoproteina oligodendrocita (MOG) della mielina (foto qui di seguito) – un componente della mielina cerebrale – nelle cellule epatiche. La mielina, come ormai sappiamo, è il rivestimento protettivo situato intorno alle cellule nervose, la cui perdita è associata alla SM.

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L’articolo pubblicato sulla rivista Molecular Therapy, ha mostrato che la presenza della proteina nel fegato ha innescato la produzione di cellule T regolatorie specifiche della glicoproteina oligodendrocita mielinica (MOG), o T-regs.

Negli individui sani, le cellule T regolatorie frenano l’attività di altre cellule T chiamate effetrici auto reattive. In particolare, le cellule T regolatorie prevengono il danno mielinico causato dalle T effettrici e auto-reattive. Purtroppo, nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla questo meccanismo non funziona. Ma grazie all’adeno-virus modificato geneticamente il sistema immunitario torna a svolgere il suo compito nel migliore dei modi.

Il trattamento con l’adeno-virus ha pertanto scatenato la produzione di cellule T regolatorie, che hanno soppresso l’attacco del sistema immunitario che a sua volta provoca la sclerosi multipla. Il gene è stato consegnato nel fegato perché ha la capacità di indurre la tolleranza immune.

“Utilizzando una piattaforma di terapia genica testata clinicamente – ha affermato Brad E. Hoffman, dottore e assistente di professione nel Dipartimenti di pediatria e neuroscienze presso l’Università della Florida College of Medicine – siamo in grado di indurre la produzione di cellule T regolatorie molto specifiche che attaccano le cellule T auto-reattive che sono responsabili dello sviluppo della sclerosi multipla”.

In pratica la glicoproteina oligodendrocita mielinica, anche se utilizzata da sola, può prevenire (o bloccare) la patologia già da sola. Gruppi costituiti da 5 fino a 10 topi hanno ricevuto la terapia genica senza sviluppare l’encefalomielite autoimmune sperimentale, che è l’equivalente nel topo della sclerosi multipla negli esseri umani. Hoffman è stato anche incoraggiato dalla longevità del trattamento. Dopo sette mesi, i modelli murini trattati con terapia genica non mostravano segni di malattia, rispetto a un gruppo di modelli di topi non trattati che avevano problemi neurologici dopo 14 giorni. Quando poi la proteina è stata combinata con la Rapamicina – farmaco usato per prevenire il rigetto del trapianto di organi – la sua efficacia è stata ulteriormente migliorata. Tra i modelli murini a cui è stata somministrata la Rapamicina e la Terapia genica, il 71% e l’80% sono entrati in una remissione quasi completa dopo avere sviluppato la paralisi dell’arto posteriore.
Quindi, mentre la terapia genica da sola ha ridotto la gravità della malattia nei topi paralizzati, la combinazione con la Rapamicina ha permesso a tutti tranne un solo topo di riacquistare completamente le loro funzioni.
Per illustrare l’impatto radicale del trattamento, i ricercatori hanno pubblicato un video dei topi trattati e di controllo.

“Questo – ha spiegato il responsabile dello studio – dimostra che la combinazione utilizzata può essere particolarmente efficace per arrestare rapidamente la paralisi”. Le potenzialità del farmaco sono impressionanti, ma i ricercatori vogliono tenersi cauti perché, per il momento, non hanno compreso perfettamente il meccanismo dettagliato di questo processo. “Prima che la terapia possa essere testata negli esseri umani in uno studio clinico – ha concluso il ricercatore dicendosi certo dell’imminente successo – sarà necessaria un’ulteriore ricerca su altri modelli preclinici”.

“Se siamo in grado di fornire una remissione a lungo termine per le persone affette da SM e una migliore qualità della vita, questo è un risultato molto promettente“, ha concluso Hoffman.

La ricerca è stata finanziata con sovvenzioni della National Multiple Sclerosis Society, il National Institutes of Health e il Children’s Miracle Network.

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Fonti

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/11/14/mmj-bioscience-proceeding-with-fda-multiple-sclerosis-clinical-trial-of-medicinal-cannabis-2018/

http://www.prweb.com/releases/2017/11/prweb14899386.htm

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/11/07/ms-diagnostic-blood-test-may-be-able-to-distinguish-between-rrms-ppms-reseaarchers-say/

https://www.nature.com/articles/s41598-017-14301-3

https://www.sciencedaily.com/releases/2017/09/170921161240.htm

http://www.cell.com/molecular-therapy-family/molecular-therapy/fulltext/S1525-0016(17)30413-6

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/09/25/ms-gene-therapy-shows-excellent-results-in-mice-but-human-trials-remain-distant/

http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/terapia-genica-inverte-progressione-sclerosi-multipla/

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