Cari amici, chi mi segue da tempo sa bene quanto mi piace trattare argomenti che mettano in luce il rapporto tra sclerosi multipla e stile di vita. Pertanto, in questo nuovo articolo vorrei citarvi due studi molto interessanti che sono stati discussi alla 7a riunione ECTRIMS-ACTRIMS svoltasi a Parigi tra il 25 e il 28 Ottobre.

L’esercizio aerobico rafforza rapidamente le connessioni cerebrali nei pazienti affetti da SM

L’esercizio aerobico rafforza i collegamenti cerebrali nelle persone con SMRR (Sclerosi Multipla Recidivante Remittente). Questo è quanto ha affermato Jan-Patrick Stellmann, insieme al Centro medico universitario di Amburgo-Eppendorf in Germania, in occasione della 7a riunione ECTRIMS-ACTRIMS di Parigi.
Secondo Stellmann, “gli esercizi aerobici sono noti per migliorare la mobilità, la stanchezza, la depressione e la cognizione nei pazienti con SM”, e sono noti anche “per promuovere meccanismi neuroprotettivi o neurorigenerativi”.

Stretching

Per lo studio, dal titolo “Aerobic exercise induces functional and structural reorganization of the brain network: Results from a randomized controlled trial in relapsing-remitting multiple sclerosis,” ovvero “L’esercizio aerobico induce una riorganizzazione funzionale e strutturale della rete cerebrale: i risultati di un trial controllato randomizzato in (pazienti con) sclerosi multipla recidivante-remittente”, il team di ricercatori ha utilizzato la risonanza magnetica (MRI) per esaminare come l’esercizio fisico influenzi diversi tipi di connessioni cerebrali.

I ricercatori hanno reclutato per questo studio 57 pazienti SMRR e 30 controlli sani. Le donne hanno costituito più di due terzi del gruppo dei pazienti, il quale aveva un’età media di 39 anni. I pazienti reclutati inoltre, avevano solo una disabilità lieve, con un punteggio medio di 1,5 dell’Expanded Disability Status Scale (EDSS).
Gli scienziati hanno assegnato in modo casuale circa la metà del gruppo ad un programma di esercitazione aerobica supervisionato e personalizzato, composto da 22 sessioni fino a un’ora ciascuna. Gli altri pazienti, serviti come gruppo di controllo, sono stati assegnati ad una lista di attesa con l’intento di iniziare l’esercizio fisico dopo tre mesi.
Le scansioni di risonanza magnetica (MRI) già a partire dall’inizio dello studio hanno rivelato che i pazienti avevano un maggior numero di cosiddette connessioni funzionali, ma meno connessioni strutturali, rispetto ai controlli sani. È noto da studi precedenti che la maggior parte dei pazienti SMRR presenta anomalie nelle connessioni funzionali; tuttavia, alcuni ricercatori trovano aumenti nelle connessioni strutturali mentre diminuiscono quelle funzionali.
Le connessioni funzionali e strutturali appaiono su diversi tipi di scansioni MRI, ovvero in quelle che fanno uso dei cambiamenti di flusso sanguigno o delle proprietà delle molecole d’acqua nella materia bianca del cervello.
I ricercatori hanno appurato che le deviazioni sono particolarmente pronunciate nelle regioni del cervello dette “hub“, ovvero centri di connessione, simili agli “hub” di un calcolatore, strumenti che connettono varie componenti e che rappresentano un po’ “la parte pensante” di un pc.
Dopo tre mesi di analisi, gli scienziati hanno rilevato che le connessioni funzionali erano aumentate in tutto il cervello durante l’esercizio fisico nei pazienti SM, ma erano diminuite in quelli in lista d’attesa. Anche le connessioni strutturali sono risultate aumentate nei pazienti che hanno svolto una regolare attività fisica, mentre nessun cambiamento è stato rilevato tra i pazienti del gruppo di controllo.
I ricercatori hanno anche osservato che l’esercizio fisico nei pazienti ha causato un aumento delle connessioni locali, soprattutto nelle già citate regioni “hub”, rispetto a coloro i quali non avevano svolto alcuna attività fisica.

Mentre era generalmente già accettato che l’esercizio aerobico promuove i processi neuroprotettivi e rigenerativi all’interno del cervello, lo studio ha altresì dimostrato che l’esercizio fisico, in soli tre mesi, influenza il modo in cui il cervello è “cablato”.

“L’esercizio aerobico a breve termine aumenta la connettività funzionale e strutturale”, ha concluso Stellmann. “Già dopo tre mesi, l’esercizio fisico conduce alla riorganizzazione funzionale e strutturale delle reti neurali del cervello”.

Il ricercatore ha evidenziato le difficoltà nell’ottenimento di un sostegno finanziario per altri studi sugli effetti dell’esercizio fisico e ha sottolineato che i pazienti dovrebbero essere incoraggiati dai loro medici ad esercitarsi regolarmente.

Smettere di fumare e aumentare i livelli di Vitamina D riduce i costi sanitari e migliora i risultati in materia di salute generale nei pazienti SM

Stop-Smoking-e1503322017472Le persone con sclerosi multipla che hanno smesso di fumare hanno risultati migliori in materia di salute rispetto a quelli che continuano. Pertanto, i costi sanitari relativi alla SM possono essere ridotti notevolmente incoraggiando i fumatori a smettere. Risultati simili sono stati osservati nei pazienti affetti da SM con livelli ottimali di vitamina D. Questo è quanto affermato da Maura Pugliatti, dell’Università di Ferrara, in Italia, venerdì in una presentazione alla 7a riunione ECTRIMS-ACTRIMS a Parigi, in Francia.
Nella presentazione intitolata “Promoting healthier lifestyle contributes to averting multiple sclerosis long-term societal and healthcare costs: results from the VoT project,” ovvero “La promozione di uno stile di vita più sano contribuisce a scongiurare i costi sociali e sanitari a lungo termine della sclerosi multipla: i risultati del progetto VoT”, la ricercatrice ha mostrato e condiviso i risultati di un’analisi che ha utilizzato i dati della letteratura scientifica per determinare come il fumo e i bassi livelli di vitamina D contribuiscono ad aumentare la progressione o la disabilità nei pazienti SM.
Il team ha analizzato i dati del Progetto Value of Treatment (VoT), un’analisi realizzata col fine di fornire raccomandazioni mediche basate sulle evidenze scientifiche e sui costi sanitari, per creare un modello di cura coordinato e focalizzato sul paziente più sostenibile per le persone affette da disturbi cerebrali, tra cui la sclerosi multipla.

I ricercatori hanno pertanto costruito un modello che confronta i livelli di disabilità e la probabilità di progredire dalla forma di SM recidivante-remittente alla secondariamente progressiva tra le persone che avevano smesso di fumare e quelle che hanno invece continuato. Inoltre, hanno confrontato le persone che hanno intrapreso azioni per aumentare i loro livelli di vitamina D con coloro che non lo hanno fatto.

I risultati hanno mostrato che smettere di fumare, insieme ad un aumento dei livelli di vitamina D, migliora notevolmente i risultati in materia di salute generale del paziente, valori misurati in aumenti del Quality Adjusted Life-Years (QALYs), una misura che tiene conto sia della qualità della vita che del numero di anni vissuti con una malattia.
Inoltre, smettere di fumare e aumentare i livelli di vitamina D ha portato a un risparmio delle spese sanitarie compreso tra i 2900$ e i 19026$ in caso di cessazione del fumo e tra i 505$ e i 7205$ in caso di aumentato livello di vitamina D.

In Europa, il costo delle cure sanitarie relative alla SM è stimato a circa 42.926 dollari per paziente all’anno. Questa cifra più che triplica quando i pazienti raggiungono livelli di disabilità più elevati.

Da notare, i costi di assistenza indiretta e informale, spesso coperti dai pazienti e dalle loro famiglie, sono aumentati. Stando alle stime effettuale dall’European Brain Council, che ha sostenuto lo studio insieme all’European Academy of Neurology (Accademia Europea della Neurologia), questi costi rappresentano il 40% dei costi totali.
Pugliatti ha affermato che i risultati della sua presentazione costituiscono delle “prove economiche atte a individuare gli adeguati interventi sanitari pubblici per la prevenzione primaria e secondaria dei fattori di rischio di stile di vita modificabili, col fine di ridurre la disabilità causata dalla SM in Europa”.
Ha inoltre aggiunto che la promozione di uno stile di vita più sano tra i pazienti SM e l’avvio precoce di terapie DMT possono aiutare a evitare la progressione a lungo termine della malattia e a ridurre i costi sanitari e sociali.

E voi cosa ne pensate? Quanti di voi fumano e quanti svolgono una regolare attività fisica? Fatemelo sapere con un commento! A presto 🙂

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Fonti

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/10/30/msparis2017-neuroprotective-effects-of-aerobic-exercise-seen-in-study-of-brain-connections/

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/10/27/19-msparis2017-212-multiple-sclerosis-healthcare-costs-outcomes-improved-quitting-smoking-increasing-vitamin-d/

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