Cari lettori, vi sono attualmente continue ricerche su fattori ambientali e nutrizionali che possono prevenire o peggiorare la sclerosi multipla. In questi ultimi anni, tra i composti considerati a maggior rischio per lo sviluppo della SM, è stato preso in esame il cloruro di sodio, ovvero il comune sale da cucina. L’azione sarebbe dovuta ad un’attivazione di specifiche cellule T helper, le già più volte citate Th17, ancora poco conosciute nei loro molteplici meccanismi d’azione. Nel 2015, uno studio americano ha condotto uno studio osservazionale su 70 pazienti con SMRR recidivante remittente, controllando l’escrezione urinaria di tale sostanza per un periodo di due anni. Al termine dello studio, i ricercatori hanno osservato una correlazione proporzionale tra i livelli di sodio assunto e l’esacerbazione delle pousseès, con un aumento di 2,75 volte in pazienti con assunzione media di sale, e di 3,95 volte nei pazienti con il più elevato consumo di cloruro di sodio. Risultati simili sono stati praticamente replicati su un ulteriore gruppo di 52 pazienti.

Tuttavia, uno studio più recente afferma che una maggiore assunzione di sodio dietetico, più spesso sotto forma di sale, non aumenterebbe il rischio di sviluppare la sclerosi multipla. Un gruppo di ricercatori norvegesi ha fornito tale inaspettata conclusione dopo aver analizzato i dati provenienti da più di 175.000 donne confutando altresì gli studi precedenti.

Questi ultimi dati pertanto contrastano tutti i risultati degli studi clinici precedenti e degli studi sperimentali sulle cellule e sui modelli murini di SM, i quali avevano suggerito che il sodio può costituire un trigger della malattia.

Il resoconto scientifico dell’indagine dal titolo  “No association between dietary sodium intake and the risk of multiple sclerosis,”, ovvero “Nessuna associazione tra l’assunzione di sodio dietetico e il rischio di sclerosi multipla”, è stato pubblicato nella rivista Neurology lo scorso 26 Settembre.

Per esaminare il legame tra sodio e sclerosi multipla, i ricercatori della University of Bergen in Norvegia si sono rivolti a due grandi studi di popolazione statunitensi: il Nurses’ Health Study e il Nurses’ Health Study II, realizzati tra il 1984 e il 2007.

Le donne incluse negli studi hanno compilato degli specifici questionari  ad anni alterni. L’assunzione di sodio dietetico infatti, è stata valutata con un questionario validato sulla frequenza alimentare ogni quattro anni. I ricercatori hanno estratto i dati sugli importi di sodio valutando l’assunzione di fonti di sale comuni, quali panini, pizza, formaggio, snack di vario tipo, pasta o piatti a base di carne. Essi comprendevano anche fonti di sodio differenti dal sale da cucina, come il glutammato e il bicarbonato.

Tra i partecipanti, 479 hanno sviluppato la sclerosi multipla durante gli studi. Tuttavia, mentre i ricercatori hanno osservato un legame tra l’assunzione di sodio superiore e l’indice di massa corporea maggiore o una maggiore dipendenza dal fumo, non hanno trovato alcuna associazione tra l’assunzione di sodio e il rischio di sviluppare la SM.

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Quando hanno diviso i partecipanti in quelli che consumavano più e meno sodio, non hanno trovato alcun collegamento con la SM. Il team di ricercatori ha anche ripetuto questa analisi separatamente distinguendo tra fumatori e non fumatori e  anche in questo caso non sono riusciti a trovare alcuna associazione tra sodio e SM.

I ricercatori hanno affermato che un possibile motivo per cui è stato raggiunto un risultato così diverso rispetto agli studi precedenti fatti sugli animali, è che gli animali erano stati alimentati con dosi di sodio molto più elevate di quelle assunte dalle persone esaminate in questo studio.  Essi hanno affermato che anche i soggetti con diete ad alto contenuto di sale non hanno mai raggiunto i livelli così elevati ottenuti negli studi sugli animali.

E proprio come nello studio attuale, l’unico studio precedente negli esseri umani non ha trovato alcun legame tra sodio e sclerosi multipla.

Tuttavia, il team di scienziati ammette che questo è uno studio limitato da diversi fattori, incluso il fatto che sono stati presi in analisi soltanto individui di sesso femminile. D’altro canto, va detto che pur restando una necessità di realizzare studi sugli uomini per confermare i risultati ottenuti, è anche chiaro che al momento manca l’evidenza scientifica per sostenere uno scenario in cui l’assunzione di sodio negli esseri umani aumenterebbe il rischio di SM.

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Fonti

Farez MF, Fiol MP, Gaitán MI, et al: Sodium intake is associated with increased activity in multiple sclerosis.J Neurol Neurosurg Psychiatry. 2015 Jan;86(1):26-31

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/10/12/sodium-does-not-increase-ms-risk-large-scale-study-suggests/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28842447

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