E’ stata osservata una chiara associazione tra il dolore sostanziale che i pazienti affetti da sclerosi multipla sperimentano nel tempo, e le scelte di stile di vita che aumentano o facilitano questo dolore, come le cattivi abitudini, tra cui fumare e scarso esercizio fisico, la dieta e il peso.
Si è inoltre osservato che anche le c
omorbilità comunemente associate alla SM, come la depressione, l’ansia e la stanchezza, possono ostacolare gli sforzi per avviare o mantenere dei comportamenti sani.

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Lo studio dal titolo “Pain in People with Multiple Sclerosis: Associations with Modifiable Lifestyle Factors, Fatigue, Depression, Anxiety, and Mental Health Quality of Life,” ovvero “Il dolore nelle persone con sclerosi multipla: associazioni tra fattori di vita modificabili, la fatica, la depressione, l’ansia e la salute mentale della qualità della vita“, è stato pubblicato nella rivista Frontiers in Neurology.

Guidati dai ricercatori dell’University of Melbourne, il lavoro era tutto volto a determinare le associazioni tra il dolore da moderato a grave causato dalla SM, compresi mal di testa, dolori alla schiena, dolore neuropatico e spasmi dolorosi, e i fattori di vita e comorbilità che influenzano la malattia in una grande coorte internazionale di pazienti.
Il team di ricercatori ha reclutato online 2.362 partecipanti, dai 18 anni in su, con una diagnosi confermata di sclerosi multipla. I partecipanti erano provenienti da tutto il mondo, ma in maggiore concentrazione dai paesi di lingua inglese. L’indagine online ha raccolto un totale di 2012 dati dai pazienti e il team di studiosi ha conseguentemente utilizzato strumenti statistici per analizzare le informazioni raccolte.
I ricercatori hanno scoperto che più di un quarto dei partecipanti (28,9%) ha riportato un dolore da moderato a grave che ha interferito con lavoro, famiglia o godimento della vita nelle quattro settimane precedenti all’indagine.

Alcune conclusioni erano d’accordo con gli studi precedenti. Uno di questi affermava che una dieta più povera, come ad esempio una dieta ad alto contenuto di grassi, insieme all’obesità, erano due dei fattori più importanti legati al dolore sostanziale nella Sclerosi Multipla. I pazienti analizzati in questo studio hanno riportato una probabilità di riscontrare un dolore sostanziale di ben due volte maggiore rispetto ai pazienti con una migliore dieta e con un peso “normale”, così come viene stabilito dall’indice di massa corporea o BMI.

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Inoltre, anche i fumatori avevano riscontrato una probabilità due volte superiore di avere dolore rispetto ai pazienti che non fumavano.
I partecipanti che avevano eseguito un esercizio fisico costante hanno riportato un dolore sostanziale moderato di 1,4-1,5 volte più basso rispetto ai pazienti che avevano eseguito meno esercizi. Dunque, coloro che svolgevano un’attività fisica più attiva e intensa hanno riscontrato
anche 1,7 volte meno probabilità di provare dolore sostanziale.

In accordo con altri studi precedenti, il team di ricercatori ha anche scoperto che il livello di disabilità, la qualità della vita mentale ridotta, la stanchezza, la depressione e l’ansia sono tutti fattori fortemente correlati ad un forte dolore nei pazienti con SM.
Il team ha evidenziato che il dolore causato dalla demielinizzazione e dalla degenerazione del sistema nervoso centrale nella SM, contribuisce anche alla depressione, all’ansia e alla stanchezza nei pazienti SM.
Questo, a sua volta, può promuovere un “ciclo di feedback positivo” in cui il dolore esacerba comportamenti di stile di vita poveri, come il fumo e l’inattività fisica: comportamenti sbagliati che vengono mantenuti a causa della presenza di dolore.

“Per la prima volta abbiamo mostrato che il fumo di tabacco, l’obesità, la mancanza di esercizio e la dieta povera sono stati associati anche al dolore”, hanno scritto i ricercatori. “Questi fattori sono già considerati nella prevenzione e nella gestione del dolore in altre popolazioni, ma non sono stati precedentemente considerati nei pazienti SM”.
E, ha concluso lo studio, devono essere prese in considerazione strategie di trattamento che riguardano questi fattori. “Ulteriori ricerche sono necessarie per disintegrare la complessa interazione tra questi fattori di stile di vita, i sintomi e le comorbidità, che possono contribuire al dolore, o possono essere causati o mantenuti dalla presenza di dolore“, hanno scritto i ricercatori.

Pensare che un tempo l’attività fisica era sconsigliata ai malati di sclerosi multipla per paura che potesse peggiorare la malattia. Oggi per fortuna sappiamo che non è così, anzi:

l’allenamento è uno strumento prezioso per alleviare i sintomi, come le difficoltà di movimento e la stanchezza.

Quello che ancora non si sapeva, però, è che potesse perfino proteggere il sistema nervoso e, in particolare, il cervello, rallentando la progressione della malattia. Lo dimostra uno studio danese dello scorso 28 Luglio pubblicato su Multiple Sclerosis Journal. I ricercatori lo hanno scoperto monitorando 35 pazienti per sei mesi: metà del campione ha continuato a svolgere le normali attività quotidiane, mentre l’altra metà ha seguito un particolare programma di educazione fisica che prevedeva due volte a settimana un allenamento contro resistenza che utilizza pesi, bilancieri, zavorre e bande elastiche. Le risonanze magnetiche cerebrali, fatte prima e dopo i sei mesi di sperimentazione, dimostrano che il cervello si “rimpicciolisce” meno nei pazienti allenati.  Il ricercatore Ulrik Dalgas, dell’Università di Aarhus aveva affermato in una nota stampa:

«Da circa 15 anni sappiamo che l’esercizio fisico non danneggia le persone malate di sclerosi multipla, anzi, ha un impatto positivo, ad esempio sulla camminata, sulla stanchezza, sulla forza muscolare e sulla capacità aerobica, che altrimenti rischiano di deteriorarsi. Ma il fatto che l’allenamento fisico possa avere un effetto protettivo sul cervello dei malati di sclerosi multipla è un fatto inedito e importante».
«Nelle persone con sclerosi multipla il cervello tende a perdere volume molto più velocemente della norma. I farmaci possono rallentare il fenomeno, ma con questo studio abbiamo visto che l’allenamento fisico può potenziarne ulteriormente gli effetti. Inoltre abbiamo scoperto che diverse aree del cervello più piccole reagiscono all’allenamento iniziando ad aumentare di volume».

 

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Ovviamente serviranno nuovi studi per capire l’esatto meccanismo con cui l’esercizio fisico agisce sul cervello malato di sclerosi multipla e di certo non è realistico pensare che l’attività fisica possa rimpiazzare i farmaci.
Tuttavia, questi studi indicano che un allenamento sistematico può costituire un intervento supplementare molto utile. I test, condotti fino ad ora inoltre non permettono di affermare che un genere di allenamento sia più efficace di un altro o che uno sia adatto a tutti i pazienti. Pertanto, prima di fiondarsi in palestra, sarebbe opportuno consultare il vostro medico o fisioterapista.

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Fonti

http://journals.sagepub.com/doi/10.1177/1352458517722645
https://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure/sclerosi-multipla-lesercizio-fisico-protegge-il-cervello/
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/10/02/multiple-sclerosis-patients-with-poorer-diets-little-exercise-report-higher-pain-levels-in-study/

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