Cari lettori,
dopo una lunga pausa eccomi con un nuovo articolo. Prima di tutto, vorrei scusarmi con tutti voi, ed in particolare con coloro i quali mi hanno scritto in questo periodo di assenza dal sito. I motivi di questa assenza sono molteplici: impegni lavorativi importanti, mancanza di tempo da dedicare alla scrittura, e qualche problema di salute legato al nuovo farmaco (Gilenya). Vi prometto che farò il possibile per produrre almeno un articolo a settimana ed intanto vi invito a seguirmi su Instagram in cui troverete i post legati alla mia pratica Yoga e anche qualche ricetta interessante.

Oggi vorrei parlarvi di influenza e Sclerosi Multipla; ormai Settembre sta finendo e il clima inesorabilmente sta mutando. So che tanti di voi attendevano l’autunno impazientemente ed ecco infatti il tanto atteso cambio di stagione: cadono le foglie, si abbassano le temperature e arrivano così i primi raffreddori e soprattutto la temuta influenza che ogni anno mette più o meno tutti k.o. Ho letto proprio ieri che l’influenza in arrivo sarà “mediamente cattiva” e simile a quella del 2016 che ha messo a letto 5,5 milioni di italiani, con una incidenza di 93 casi su 1000 abitanti, 162 casi gravi e 68 decessi. E quindi viene da chiedersi: l’influenza può provocare ricadute nei pazienti con Sclerosi Multipla? 

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Per la maggior parte delle persone, l’influenza è solo l’influenza, ma per i pazienti con sclerosi multipla (e altre malattie neurologiche), l’influenza può scatenare una cascata di risposte immunitarie che provocano una recidiva della malattia.

In un recente studio dell’Università dell’Illinois, i ricercatori hanno fatto luce su ciò che può succedere nel cervello dei pazienti affetti da sclerosi multipla, durante le infezioni delle vie respiratorie superiori. Lo studio dal titolo , “Influenza infection triggers disease in a genetic model of experimental autoimmune encephalomyelitis,” ovvero “L’infezione influenzale innesca la malattia in un modello genetico di encefalomielite autoimmune sperimentale”, è stato pubblicato nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

“Sappiamo che quando i pazienti affetti da sclerosi multipla contraggono un’ infezione delle vie respiratorie superiori, sono a rischio di recidiva, ma come questo succede non è stato completamente compreso”, ha affermato Andrew Steelman, Professore del Department of Animal Sciences, del Neuroscience Program e della Division of Nutritional Sciences alla UI.” Una domanda ancora senza risposta è che cosa causa la ricaduta e perché le cellule immunitarie ad un tratto vanno verso il cervello”. 
Steelman e il suo team hanno utilizzato un ceppo di topi da laboratorio che sono geneticamente soggetti a sviluppare un attacco autoimmune del cervello e del midollo spinale. Dopo che i topi sono stati esposti all’influenza, il gruppo di ricerca ha esaminato i cambiamenti nei topi e nei loro cervelli.

In primo luogo, l’esposizione all’influenza ha indotto sintomi simili alla sclerosi multipla in alcuni topi, anche se il virus stesso non è stato trovato nel cervello.

“Se si osserva una popolazione di pazienti affetti da SM che presentano sintomi dell’ influenza, tra il 27 e il 42 per cento hanno una recidiva entro la prima o seconda settimana”, dice Steelman. “Questa è in realtà la stessa incidenza e lo stesso tempo che abbiamo osservato nei nostri topi infetti, anche se abbiamo pensato che il tasso sarebbe molto più elevato dato che la maggior parte delle cellule immunitarie in questo ceppo di topi è in grado di attaccare il cervello”.
Il team di ricercatori ha poi indagato su come un’infezione periferica influenzale possa contribuire all’insorgenza di attività della malattia. Essi hanno pertanto infettato un ceppo selvatico (normale) di topi con il virus dell’influenza e in seguito osservato le alterazioni del cervello e del midollo spinale, ed hanno così riscontrato un aumento dell’attivazione delle cellule Gliali nei cervelli prelevati da topi con influenza. 

Le cellule Gliali circondano i neuroni e forniscono supporto, e per questo sono note anche come la colla che contiene le cellule nervose in atto. I ricercatori hanno mostrato che esse posseggono anche una funzione più ampia e possono in realtà convocare cellule immunitarie nel cervello. Alcuni tipi di cellule gliali hanno infatti il compito di richiamare le cellule immunitarie – in questo caso, neutrofili, monociti e cellule T – al cervello.

“Quando le cellule gliali si attivano, ha inizio il traffico di cellule immunitarie dal sangue al cervello. Penso che, almeno per i pazienti affetti da SM, l’ attivazione delle cellule gliali si uno dei trigger iniziali che causa il traffico di cellule immunitarie verso il cervello e una volta che le cellule immunitarie attaccano la mielina, le guaine grasse che circondano gli assoni, causano disfunzioni neurologiche“, ha spiegato Steelman.

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Le cellule gliali possono anche inviare il segnale alle cellule immunitarie tramite molecole note come chemochime. (Le chemochine sono un grande gruppo di proteine a basso peso molecolare della famiglia delle citochine, strutturalmente omologhe).

I ricercatori hanno scoperto che una singola chemochina, in particolare CXCL5, è presente a livelli elevati nel cervello di topi affetti da influenza, nonché nel fluido spinale e cerebrale di pazienti umani con sclerosi multipla, durante la recidiva. Un altro gruppo di ricerca ha recentemente suggerito che CXCL5 potrebbe essere utilizzata per prevedere la ricaduta.

Nonostante la conoscenza di come le cellule immunitarie sono richiamate al cervello durante un’infezione respiratoria superiore, il team di ricerca non sa ancora spiegare perché il sistema immunitario attacca il cervello. L’aver identificato un particolare pezzo del puzzle come CXCL5, potrebbe avvicinare la comunità medica ad un intervento farmacologico in futuro.

“I pazienti affetti da sclerosi multipla hanno uno o due ricadute all’anno, si pensa che queste ricadute contribuiscano alla progressione della malattia”, ha concluso Steelman. “Se possiamo individuare quali siano i fattori ambientali, come l’infezione, a causare recidive, allora possiamo intervenire quando il paziente mostra i primi segni di influenza, come il naso che cola o la febbre. Se potessimo inibire la ricaduta del 50%, potremmo prolungare teoricamente il tempo necessario per il paziente a sperimentare la perdita continua della funzione e una drammatica disabilità”.

E voi siete pronti ad affrontare l’arrivo dell’autunno?

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Fonti

http://www.pnas.org/content/114/30/E6107.abstract
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/08/10/one-step-closer-in-explaining-ms-relapse-during-upper-respiratory-infection/
http://www.pnas.org/content/114/30/E6107
http://scienze.fanpage.it/influenza-stagionale-2017-pericolo-medio-quando-vaccinarsi-e-cosa-ridurre-il-rischio/

 

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