Cari lettori, come forse avrete notato, questo è un periodo in cui non sono molto attiva sul blog. A mio malgrado, mi trovo a vivere un momento di mancanza di ispirazione. Succede infatti che apro il mio blog, pronta a scrivere un articolo e… nulla, vuoto. L’ispirazione è da un’altra parte.
“Musa ispiratrice torna a me!”, sospiro immersa nella contemplazione del foglio elettronico fastidiosamente intonso, ma oggi eccomi qui a scrivere di nuovo.
Ci sono persone che estraggono idee dalla loro mente come i prestigiatori fanno con conigli e colombe dal cilindro, e poi si arrestano nella fase dell’atto creativo, ovvero nella stesura dell’opera. Altre persone, invece, come me ora, sono afflitte dal cosiddetto “blocco dello scrittore” o, meglio dire nel mio caso “blocco del blogger”, e dopo un periodo di fiorente attività, si ritrovano come prosciugate alla fonte della loro ispirazione. Vorrebbero tanto scrivere, ma non sanno di cosa.
Eppure io non scrivo romanzi, l’ispirazione non mi manca; mi basta ricordare ma poi penso: “ne vale la pena?”. Scrivere per me è infatti sempre un ricordare, pur senza ricordi precisi. L’atto di scrivere di cui mi servo viene da qualcosa che ho imparato a fare ai tempi della scuola, a imitare, invidiando i grandi autori, nel tempo più o meno memorabile dell’infanzia. La penna cuce le ferite se e quando pensiamo di rimarginarle del tutto; ci consente di vederle meglio in faccia, nell’ardua impresa di “ricominciare” a vivere senza volerle del tutto cancellare. Così facendo, scrivendo e ricordando ci sentiamo di più a casa, ospiti di noi stessi e, in quelle poche righe, al contempo ne usciamo. 

Come spero alcuni di voi hanno compreso, sono una ragazza emotiva e spesso sensibile. Penso talvolta di possedere un cuore freddo, gelato, ma mi piace credere che talvolta sia il mondo ad essere molto freddo e il mio cuore ad essere troppo caldo. Ma non è del resto proprio di questo che il mondo ha bisogno? Amore, calore, accettazione e trasparenza?
Recentemente trovo che le mie emozioni cambiano alla velocità di un millisecondo. Quindi, invece di essere sensibile, talvolta sono “super sensibile”, mi offendo facilmente,  ma spesso sono io ad offendere gli altri, e talvolta piango. Piango più spesso. Questi alti e bassi emotivi ultimamente mi stanno esaurendo. Se dovessi descriverle, le mie emozioni sono intricate, come un bel piatto di spaghetti o meglio come mirabolanti e vorticosi binari di montagne russe emozionali. Rabbia e gioia, dolore e piacere, odio e amore, paura e tranquillità, insoddisfazione e appagamento sono, insieme a molte altre, emozioni che caratterizzano la nostra esistenza e arricchiscono così con colori diversi ogni esperienza della nostra vita quotidiana. Persino quando siamo addormentati, i sogni frammezzano il nostro sonno regalandoci emozioni intense, talvolta anche più vivide e forti di quelle che viviamo da svegli. Tuttavia, procedere da uno stato di felicità ad uno di rabbia e persino di disperazione così repentinamente, potrebbe essere un’altra caratteristica della nostra patologia. 

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La scrittura ancora una volta mi aiuterà a descrivere questo problema, rinchiudendo e schiudendo la mente, facendomi “sentire” queste emozioni, a volte respinte, a volte negate, e certamente non scritte o condivise fino ad ora, forse per paura di lasciare tracce, o indizi troppo intimi in grado di svelare altre “immagini” di me.
Ho parlato con diverse persone che combattono la mia stessa malattia cronica e i cambiamenti nelle emozioni sembrano essere un comune denominatore tra tutti noi.
A volte mi sento come se fossi sull’orlo di una rottura emotiva ed è difficile scrivere. È come se le mie emozioni mi portassero all’apice dell’intolleranza, ma c’è qualcosa che mi impedisce di perdere completamente la ragione. Per fortuna.
Se avete provato questa stessa emozione, comprenderete quanto è estremamente difficile da ammettere, e ancora più difficile da discutere.

La rivista americana Healthline ha pubblicato un articolo scritto da Jeri Burtchell e Ana Gotter intitolato “Understanding and Managing Multiple Sclerosis Mood Swings,” ovvero “Capire e gestire le oscillazioni dell’umore nella sclerosi multipla”. In esso gli scrittori descrivono le stesse emozioni che ho menzionato prima e che spesso caratterizzano la mia vita e la vita di tanti altri pazienti SM. Essi riportano: “[…] puoi essere felice un minuto e arrabbiarti il prossimo … questi sono esempi di alterazioni dell’umore, che sono comuni in numerose persone con sclerosi multipla”.
L’articolo continua affermando che “le variazioni dell’umore sono un sintomo comune della Sclerosi Multipla. Tuttavia, la connessione tra la malattia e le emozioni spesso non viene riconosciuta. È facile vedere molti degli effetti fisici nei pazienti SM, come problemi con l’equilibrio, la deambulazione o i tremori.
In confronto, l’impatto emotivo della malattia, pur essendo ugualmente forte, è meno visibile dall’esterno”.
L’articolo, quindi, per certi versi, mi ha rincuorato. In primo luogo, ha ribadito che non sono la sola ad avere questo problema. In secondo luogo, l’articolo fa luce su una gamma di problemi e sintomi della malattia di cui si parla raramente poiché non sono realmente visibili. L’estrema stanchezza, il dolore, il disagio, l’ansia e quelle montagne russe emozionali di cui scrivevo prima, sono “elementi” subdoli e presenti che gli altri non possono vedere. Mi è stato detto che li nascondo bene. Dovrei quindi ritenermi fortunata? “Non si direbbe che hai la SM!”: quante volte avete sentito dire questa frase? … Come se esistesse un modello di persona con tale patologia a cui fare riferimento.

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Vivere con una malattia invisibile è complesso e fastidioso. Spesso siamo “traditi e ridotti” dalla sindrome del “eppure sembra che stai bene”, anche se sappiamo bene che non riesce a comprendere e a rispettare la nostra complicata situazione. Stiamo sempre combattendo una battaglia, con noi stessi e col mondo per provare che “ci siamo”, che viviamo la vita pienamente e nel modo più indipendente e positivo a noi possibile.
È ironico che le nostre oscillazioni emozionali e dell’umore spesso ricadano sulle persone che amiamo di più o su chi è più vicino a noi. Questo perché ci aspettiamo che tali persone possano comprendere cose che gli altri non possono neanche immaginare. Esse testimoniano le nostre lotte emotive in tempo reale e pertanto sembra logico ed ovvio che anche loro ne siano colpite. Ebbene, sono spesso colpevole di questo comportamento e dopo i miei scatti emotivi provo rimorso. Mi dispiace che possa aver detto qualcosa con rabbia ad un amico e mi sento impotente, come se le mie reazioni siano comunque il risultato della mia patologia. Ora sto avendo un momento in cui mi sento completamente esposta, ma sono certa che a qualche lettore servirà per non sentirsi solo nel provare queste emozioni.
Cerco di essere positiva e ottimista per la maggior parte del tempo, talvolta non riuscendoci, e sinceramente apprezzo la mia vita in tutte le sue intricate sfaccettature, dall’amore per la scienza a quello per la scrittura e lo Yoga. Tuttavia, sono fatta di carne e ossa e nella mia umanità risiedono imperfezione, ansia, paura, dolore e, naturalmente, forza. Avere una malattia cronica come la SM è un “percorso” difficile. Da bambina non avrei mai immaginato una diagnosi simile. Tuttavia, sono qui, e questa è la mia realtà oggi. Questa montagna russa di emozioni è al momento in un giro che non mi piace. Eppure devo sedermi con me stessa e osservare queste emozioni semplicemente, sperando un giorno di riuscire a gestire queste oscillazioni di umore.

“Capire e gestire le oscillazioni dell’umore nella sclerosi multipla” discute i metodi per imparare ad affrontare queste innumerevoli emozioni. “Il primo passo per gestire le tue variazioni di umore correlate alla SM, consiste nel discuterne con il tuo medico.” Gli autori dell’articolo suggeriscono alcuni passi che i malati SM possono compiere per aiutarli a controllare gli stati d’animo, ed indicano come ottenere sostegno da parte degli altri e cosa possiamo fare da soli. Personalmente non credo che parlarne con il medico basti a risolvere il problema. Credo molto di più nel potere della scrittura, per lenire una sofferenza o ridimensionare un’emozione. Scrivere di noi e di chi è stato o è intorno a noi, ci trasforma e ci “riconsegna” al giorno nuovo meno “assopiti”.

In conclusione, sono certa che la maggior parte di noi sperimenti un’alterazione dell’umore e un intenso cambiamento emotivo. Di nuovo vorrei dirvi che non siete soli e che vale  sempre la pena combattere.

“Sento di essere sempre sulle montagne russe delle emozioni. Come faccio a scendere? Ho cercato di osservarle semplicemente, ma appena una se ne va, ne arriva un’altra! Vivi qualsiasi emozione che provi. Sei tu.
Che sia odiosa, brutta, indegna – comunque sia, vivila veramente.” [Osho]

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