Cari lettori, il noto farmaco DMT Tysabri (natalizumab) potrebbe causare il melanoma, secondo quanto riportato dal Southern Network on Adverse Reactions (SONAR), Rete meridionale sulle reazione avverse.
Già nel 2008 l’articolo dal titolo “Melanoma Complicating Treatment with Natalizumab for Multiple Sclerosis”, ovvero “Melanoma che complica il trattamento con Natalizumab per la Sclerosi Multipla”, aveva riportato due casi di melanoma in donne con sclerosi multipla che erano state trattate con natalizumab (Tysabri, Biogen), un anticorpo monoclonale umanizzato utilizzato nella terapia di disordini infiammatori immunitari come la sclerosi multipla e la malattia di Crohn. Il suo utilizzo in clinica per il trattamento della sclerosi multipla è stato approvato in Italia nel dicembre 2006. Tale anticorpo è diretto contro l’integrina α4β1 (detta anche VLA-4) e agisce impedendo l’adesione e la migrazione delle cellule linfocitarie alla sede di infiammazione. (Le integrine sono una classe di proteine coinvolte nell’interazione cellula-cellula e cellula-matrice extracellulare.) Il paziente 1 era una donna di 46 anni che, poco dopo aver ricevuto la sua prima dose di natalizumab, notò una rapida trasformazione di un neo sulla spalla. Alla valutazione, tale neo si era rivelato un melanoma con malattie metastatiche nei linfonodi regionali. Il paziente 2 era una donna di 45 anni che aveva un nevo (neo) oculare da lungo tempo che si sviluppò in un melanoma oculare dopo la somministrazione di diverse dosi di natalizumab. Questi risultati suggerirono che la terapia con anticorpi contro le integrine α4 potrebbero portare allo sviluppo e progressione del melanoma. 

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Anche se l’indagine SONAR non è riuscita a dimostrare senza ombra di dubbio che il melanoma è più comune tra i pazienti trattati con Tysabri rispetto alla popolazione generale, le caratteristiche insolite riscontrate tra i pazienti, sollevano preoccupazioni circa un possibile collegamento, ha spiegato l’organizzazione.

Considerando che gli sforzi di monitoraggio sono attualmente inadeguati, l’indagine ha suggerito che migliorando le tecniche di osservazione si avrebbe una migliore comprensione della relazione tra il trattamento Tysabri e l’insorgenza del cancro.

La relazione dell’organizzazione, pubblicata nella rivista Cancer Medicine, è stata intitolata “Melanoma complicating treatment with natalizumab for multiple sclerosis: A report from the Southern Network on Adverse Reactions (SONAR),” ovvero “Melanoma che complica il trattamento con natalizumab per la sclerosi multipla: una relazione [a cura] della Rete Meridionale sulle Reazioni Avverse (SONAR)”.

SONAR è un’organizzazione che si è formata negli Stati Uniti meridionali nel 2010 per indagare le reazioni avverse ai farmaci che gli enti regolatori potrebbero non conoscere. Il suo obiettivo è proprio quello di ridurre il tempo necessario tra la rilevazione di una reazione avversa e l’azione di questi enti regolatori.

Un caso che è stato portato all’attenzione di un investigatore del SONAR, ha portato il gruppo ad indagare i possibili legami tra Tysabri e melanoma. Una donna di 43 anni ha sviluppato un melanoma nella sua uretra, l’organo a forma di tubo che serve per trasportare l’urina dalla vescica fino all’esterno del corpo, dopo essere stata trattata con Tysabri per circa due anni.

Il melanoma è più spesso un cancro della pelle correlato all’esposizione al sole, ma la donna non aveva mai avuto in precedenza lesioni cutanee. Dopo un ampio intervento chirurgico, la donna aveva subito una ricaduta in seguito alla quale morì quando il cancro si diffuse in altre parti del suo corpo. Sottolineo che la donna aveva declinato qualsiasi trattamento anti-cancro.

Il caso aveva condotto il gruppo di studio del SONAR a ricercare casi simili ed in poco tempo il team era riuscito ad individuare sette studi che hanno coinvolto pazienti con SM trattati con Tysabri i quali svilupparono il melanoma in circostanze simili.

Inoltre, i ricercatori avevano esaminato il U.S. Food and Drug Administration’s Adverse Event Reporting System (FAERS) , ovvero il sistema di segnalazione degli eventi avversi della FDA degli Stati Uniti, e il Tysabri Safety Surveillance Program, il programma di sorveglianza della sicurezza di Tysabri. Il programma di sorveglianza fa parte del database Tysabri Outcomes Unified Commitment to Health (TOUCH) gestito dallo sviluppatore di Tysabri, ovvero Biogen.

Il team di ricerca ha individuato 137 casi nel database FAERS registrati fino al 1° aprile 2014. L’età media dei pazienti era di 45 anni.
Il 17% del gruppo ha sviluppato tumori in luoghi non esposti al sole e nove di questi 137 pazienti sono morti.
I ricercatori hanno dichiarato che il database conteneva solo circa la metà delle informazioni che dovrebbe avere, come il sito tumorale, la storia familiare dei pazienti di cancro e il trattamento immunosoppressivo precedente.

Il 15% dei casi nel database FAERS si basava interamente sulle informazioni del database TOUCH. Il 73% dei casierano stati inizialmente segnalati a FAERS ma con le informazioni aggiunte nel database TOUCH. Il 13% dei casi FAERS non conteneva ulteriori informazioni.

Importante inoltre è specificare che c’erano ancora meno informazioni sul paziente nel database TOUCH che nel database FAERS. Su otto elementi che i ricercatori ritengono che un database dovrebbe contenere, TOUCH riportava informazioni (sommarie) su solamente due elementi. In definitiva, “l’esistenza del programma TOUCH per la sorveglianza della sicurezza, un programma costituito dalla FDA, non ha migliorato la segnalazione dei casi di melanoma”, ha scritto il team di ricercatori del SONAR.

Kanser-Melanoma

Questi dati inducono a pensare al possibile collegamento tra il trattamento con Tysabri e il melanoma, hanno spiegato i ricercatori. Ad esempio, sebbene i tassi di mortalità nelle banche dati siano bassi, in molti casi non esistevano informazioni sulla sopravvivenza, che pertanto potrebbero portare a stime di sopravvivenza erronee.
L’indagine ha rilevato che i pazienti avevano ricevuto una vasta gamma di dosi di Tysabri prima di essere stati diagnosticati con melanoma.
Mentre alcuni avevano ricevuto solo una o poche infusioni prima dell’insorgenza del melanoma; altri erano stati trattati da molto tempo.

Queste osservazioni non sembrano dunque supportare un legame concreto tra Tysabri e melanoma. Infatti, dicono i ricercatori, “si dovrebbe presupporre che soltanto una maggiore durata della terapia porterebbe all’insorgenza del melanoma, se è il natalizumab la causa di esso, attraverso un percorso immunologico scaturito dalla terapia stessa; a meno che le lesioni esistenti sulla pelle o nel tessuto del muco non fossero state già lesioni premaligene.”

Tuttavia, numerose altre informazioni ed incongruenze che il team ha trovato nei due database sembravano suggerire un collegamento Tysabri-melanoma. Ad esempio, l’età media dei pazienti affetti da melanoma era molto più bassa di quella riportata nel database del National Cancer Institute’s Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER). L’età media nella banca dati dell’istituto è di 63 anni, rispetto ai 45 nel database FAERS e 41 nei casi riportati nelle varie riviste accademiche.

Inoltre, molti pazienti avevano sviluppato tumori in luoghi insoliti non esposti alla luce solare. Infine, il basso tasso di mortalità del melanoma nei pazienti trattati con Tysabri differiva da quello osservato nella popolazione generale. Tutti questi fattori suggeriscono che il melanoma che insorge in seguito al trattamento con Tysabri potrebbe differire da altri tipi di melanoma, hanno sostenuto i ricercatori.

Tuttavia, anche se le attività molecolari di Tysabri possono promuovere la crescita del melanoma, gli studi finora non hanno trovato una relazione certa tra il farmaco e questo tipo di cancro. Infatti, alcuni studi suggeriscono che i pazienti con SM, in generale, abbiano un rischio minore di melanoma rispetto ad altri.
Il team del SONAR ha riferito che ulteriori informazioni sui pazienti potrebbero permettere ai ricercatori di avere una migliore comprensione della potenziale relazione tra Tysabri e melanoma.

Per ridurre al minimo il rischio che i pazienti possano sviluppare il melanoma durante l’assunzione di Tysabri, i ricercatori hanno offerto numerosi suggerimenti per i centri SM, i medici, i pazienti e vari programmi educativi. Per esempio, hanno suggerito che tutti i pazienti dovrebbero effettuare un esame della pelle prima dell’inizio del trattamento ed ulteriori esami fisici completi regolarmente durante l’assunzione di Tysabri.

Pur osservando che il rischio di infezione e lo sviluppo di tumori possono verificarsi con tutti i trattamenti immunosoppressivi, il team di studiosi ha dichiarato che sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare il rischio di sviluppare melanomi in pazienti trattati con Tysabri.

Fonti

https://it.wikipedia.org/wiki/Natalizumab
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/06/30/report-says-ms-therapy-tysabri-could-be-linked-to-development-of-melanoma/
https://www.fda.gov/drugs/guidancecomplianceregulatoryinformation/surveillance/adversedrugeffects/
https://www.touchprogram.com/TTP/

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