Cari lettori e amanti della rubrica Friday Horroravete mai sentito parlare  del “vampiro del bagno acido”? John George Haigh, un uomo piacente dall’aspetto elegante e ben curato, sempre coi capelli ben pettinati e i pantaloni stirati; un sorriso gentile e uno sguardo sicuro. Ma chi era davvero John George Haigh?

John George Haigh nacque nello Yorkshire, in Inghilterra. Non sappiamo niente sulla sua famiglia, soprattutto sulla presenza di malattie mentali. Si sa soltanto che sua madre, Emily, soffrì di ansia acuta durante gli ultimi tre mesi di gravidanza, ma non è una prova sufficiente. Il marito si chiamava John Robert Haigh, e quando John George venne alla luce, il 24 luglio 1909, era stato appena licenziato dal lavoro. 

Dopo un paio di anni, grazie a dei prestiti e ad un nuovo lavoro di Haigh Sr., la famiglia si riprese economicamente e si trasferì a Outwood, dove John George passerà i primi 24 anni di vita, a suo dire quieti e privi delle gioie tipiche dell’infanzia.

I suoi genitori appartenevano ad una setta religiosa, purista ed anticlericale, nota come “Peculiar People” o “The Plymouth Brethren”.

Il giovane John George crebbe con racconti tratti dalla Bibbia, gli venne vietato praticare qualsiasi sport o divertimento e venne anche ammonito di riflettere sempre prima di compiere una qualsiasi azione, riducendo così il rischio di addolorare Dio.

Inoltre, gli venne inculcata l’idea che il mondo è cattivo e che bisogna tenersene lontani. Suo padre arrivò a costruire addirittura un recinto altissimo tra la loro casa e il giardino dei vicini.

Nonostante tutto, il giovane cominciò a trasgredire e a dire bugie agli opprimenti genitori per uscire di casa. Da ragazzo dimostrò una grande sensibilità per gli altri, soprattutto verso gli animali. Si affezionò molto a un cane, che crebbe con lui e che sostituì gli amici che non poteva avere. Per evitare di angosciare e fare arrabbiare i suoi genitori, durante l’adolescenza Haigh sviluppò una parlantina convincente e perfetta: divenne col tempo un abile bugiardo, che sapeva sempre dire ciò che gli altri volevano sentire.

La più grande passione del giovane Haigh fu la musica. Imparò a suonare il pianoforte e l’organo, si unì anche al coro della comunità di Wakefield, a tre miglia di distanza da casa sua. Un’altra passione di Haigh fu quella delle macchine. Iniziò a lavorare presto, prima in un’officina e a 20 anni si poté già permettere una macchina di lusso, un’Alfa Romeo rossa fiammante, comprata grazie alle sue grandi capacità finanziarie.

All’età di 21 anni ebbe i primi problemi con la legge, soprattutto per pratiche fraudolente. Nel 1934, Haigh si sposò con una giovane che conosceva appena, Beatrice Hammer, una ragazza 21enne. Questo fu un matrimonio breve, lungo appena 4 mesi, poiché Haigh venne presto spedito in prigione per frode. Mentre era in carcere, la moglie partorì una bambina, che venne immediatamente data in adozione.

Uscito dalla galera, decise di lasciare la propria città natale per trasferirsi a Londra.

Il suo primo lavoro londinese fu quello di tuttofare in un parco giochi. Il proprietario del parco giochi era Mr. William Donald McSwan, “Mac” per gli amici, un giovane intelligente e dalle ottime prospettive future. 

Mac e Haigh diventarono presto amici e grazie a questa amicizia Haig venne promosso a direttore ma, poiché non sopporta lavorare alle dipendenze degli altri, si dimise ed organizzò un ufficio legale fasullo, usando il nome di una ditta famosa. Non ci mise molto ad arricchirsi alle spalle degli altri, ma la legge lo colpì condannandolo a quattro anni di carcere.

Uscito dal carcere, nel 1944, Haigh ebbe un grave incidente automobilistico. Egli subì una brutta botta alla testa, che comportò una ferita molto grave e che, almeno a suo dire, rianimò in lui la sete di sangue già avuta durante l’infanzia.

Dopo l’incidente, cominciò a fare molto spesso un incubo, un sogno malato fatto di vampiri, crocifissi e foreste sanguinolente.

In quello stesso anno, John George Haigh cominciò a uccidere: affittò una cantina, al numero 79 di Gloucester Road, che utilizzò come deposito per le sue damigiane di acido

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Qualche giorno dopo aver terminato la preparazione della cantina, Haigh incontrò l’amico “Mac”. I due cominciarono nuovamente a frequentarsi, fino a quando, il 6 settembre 1944, McSwan sparì misteriosamente.

In futuro, sull’agenda di Haigh, verrà trovata una croce rossa, disegnata a matita al 9 settembre. È molto probabile che sia questa la data della morte di McSwan o almeno la data del suo “appuntamento con l’acido”.

Colto da un’improvvisa sete di sangue, Haigh avrebbe colpito in testa “Mac” con uno strumento appuntito. In seguito, gli ha tagliato la gola, ne ha fatto sgorgare fuori il sangue in un boccale e se l’è bevuto.

Il giorno seguente poi dopo si recò al laboratorio con il cadavere di quello che era stato un suo grande amico e lo infilò con perizia in un vecchio bidone metallico, piegato in due, con i vestiti arrotolati da una parte. Haigh avrebbe poi riempito dei secchi di acido, che riversò nel bidone che sigillò, per poi andare a casa e schiacciare una pennichella.

Così, mentre Haigh dormiva, il suo amico “Mac” si trasformava piano piano in una poltiglia fangosa.

Due mesi dopo, Haigh era pronto a uccidere ancora. La vittima dovrebbe essere stata una signora di mezza età di Hammersmith. Il condizionale è d’obbligo, poiché la donna non è stata mai identificata né si hanno dei resti da poter analizzare.

Poco tempo dopo toccò ai genitori di “Mac”. Haigh li tramortì con la stessa arma con cui ha ucciso il loro unico figlio, quindi si dissetò con il loro sangue e li dissolse in seguito nell’acido. Era il 2 luglio 1945.

Entrato in possesso di tutti i loro beni, se ne sbarazzò velocemente facendo perdere le proprie tracce e mettendo da parte 6000 sterline.

In futuro, l’assassino confesserà che la signora McSwan non rientrava nei suoi piani, ma il sangue dell’uomo non l’aveva saziato abbastanza.

Dopo due anni dalla scomparsa della famiglia McSwan, i soldi finirono.

L’attenzione del mostro fu attirata da un annuncio, nel quale il Dott. Archibald Henderson, 52 anni, e sua moglie, Rose Henderson, 41 anni, cercavano un acquirente per la loro casa.

L’acquisto da parte di Haigh va male, poiché l’uomo non aveva abbastanza fondi per entrare in possesso dell’abitazione. Cominciò però a frequentare gli Henderson, ponendo le basi per una solida amicizia, basata soprattutto sulla passione comune per la musica. 

Nel frattempo, affittò un magazzino sulla Leopold Road e il 22 dicembre 1947 ordinò tre damigiane di acido solforico. Il 12 febbraio, mentre è a fare un giro in macchina con il Dott. Henderson, nei dintorni di Crawley, Haigh sfoderò una rivoltella rubata e sparò un colpo in testa al dottore. “Parcheggiato” momentaneamente il cadavere nel magazzino, corse a prendere Rose con una scusa, la portò al magazzino e sparò anche a lei.

La notte successiva i coniugi Henderson la passarono nei bidoni pieni d’acido. Haigh disse di aver bevuto anche in questo caso il loro sangue.

Ufficialmente i coniugi Henderson erano “emigrati in Sudafrica”. C’era anche una lettera, nella quale Rose confessava che stavano scappando dalla legge, poiché suo marito ha compiuto diversi aborti illegali per arrotondare lo stipendio. Ovviamente, con le sue ultime parole Rose dava il permesso ad Haigh di gestire i loro beni, nonostante la donna avesse un fratello. I beni furono venduti nel giro di pochi giorni, soprattutto alle vecchie signore del Court Hotel, procurando ad Haigh la bellezza di 8000 sterline.

Poco tempo dopo, l’assassino tornò a colpire una donna, tale Mrs. Olive Durand-Deacon, 69enne, che poco tempo prima gli aveva proposto di aprire insieme una ditta per vendere unghie finte.

La donna era una residente dell’Onslow Court Hotel, nel Kensington Meridionale, dove viveva da almeno due anni. La polizia fece interrogare tutto il personale e tutti i clienti dell’albergo. Tra questi ci fu il direttore, che indirizzò le indagini verso Haigh.

Per prassi venne consultato l’Archivio Criminale di Scotland Yard, dal quale emerse che l’uomo era stato arrestato molte volte per frode, e che era stato condannato tre volte al carcere per falsificazione e furto. Tuttavia, la sua bellezza, gli occhi azzurri e l’aspetto pulito fecero una buona impressione al Sergente che lo interrogò e ai reporter che lo intervistarono e ai quali mostrò un’evidente (quanto apparente) preoccupazione per la donna scomparsa.

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Malgrado tutti i buoni propositi di Haigh, la polizia, guidata dal Detective Pat Heslin, decise di ispezionare l’edificio in cui l’uomo diceva di lavorare, un negozio dove, su commissione di alcune fabbriche della zona, Haigh scioglieva nell’acido diversi tipi di materiale pesante.

Durante il sopraluogo, gli investigatori trovarono degli attrezzi da lavoro, dei carrelli, fogli di carta cellophane rossa tagliate a strisce, un batuffolo di cotone, tre damigiane piene di acido e bottiglie di vetro da 10 galloni, quasi tutte vuote, dei grembiuli, maschere antigas, stivali e guanti di gomma. Il tutto venne confiscato e messo sotto sequestro per ulteriori indagini.

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Nel magazzino dell’edificio venne trovata una scatola con le iniziali J.G.H., all’interno della quale vi sono pezzi di carta con i nomi di tali Archibald Henderson, Rose Henderson, e di tre McSwan. Trovarono anche un certificato di matrimonio, dei passaporti, qualche carta d’identità e delle patenti di guida. Una rivoltella Enfield calibro 38 e otto munizioni sono nascosti invece in una tasca segreta della scatola. 

Quando si scoprì che Haigh aveva venduto una pelliccia e un diamante di Mrs. Durand-Deacon, firmandosi per giunta con un nome falso, l’arresto fu inevitabile.

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Portato in fermo nella stazione di Chelsea, Haigh tenne un comportamento distaccato e tranquillo: fumò una sigaretta, lesse un giornale, si addormentò. Durante l’interrogatorio, lungo tre ore e dal quale non emerse nulla di interessante, arrivò in centrale la notizia che Rose Henderson, uno dei nomi presenti sui fogli di carta, era un’altra donna scomparsa e che Haigh era stata l’ultima persona ad averla vista viva.

Memore dei suoi dibattiti legali in carcere sull’assenza del corpus delicti, e convinto che polizia non possa toccarlo, l’assassino decise di confessare la vendita dei gioielli e della pelliccia della signora Olive.

Al termine della breve confessione, Haigh posò il giornale sulla tavola, sempre più sicuro di essere intoccabile e immune dalle accuse. Infatti, nonostante il diritto di non parlare, Haigh fornì addirittura una dettagliata descrizione di ciò che aveva fatto alla signora Olive. Un descrizione talmente dettagliata che ci vollero ben due ore e mezzo per metterla a verbale.

Haigh confessò di aver ucciso almeno cinque persone, di averli sciolti nell’acido e di aver bevuto il loro sangue. L’uomo venne tenuto in custodia cautelare in carcere, poiché mancavano davvero le prove per incastrarlo. La confessione da sola non bastava.

In galera Haigh, inarrestabile ormai, confessò altri tre omicidi, quello di una donna di Hammersmith, di una ragazza di Kensington e quello di un giovane di Eastbourne. Nove vittime in tutto, secondo i suoi calcoli.

Si aprì un dibattito a proposito. La stampa gli credeva, ma i dottori che lo esaminarono avevano qualche dubbio a proposito.

Mentre l’apprendista vampiro venne affidato ai patologi per la stesura del profilo psichiatrico, il Capo Ispettore Mahon prese in consegna il caso e si recò con il Dott. Keith Simpson ad esaminare ulteriormente il magazzino dove Haigh faceva i suoi “esperimenti”. Il loro obbiettivo era trovare anche il minimo indizio, una minuscola traccia, qualsiasi cosa che poteva incastrare Haigh. 

Nel recinto fuori del magazzino, venne finalmente notata la fanghiglia descritta da Haigh. Una enorme pozza di liquame, larga 3 metri e profonda una ventina di centimetri, mischiata a dell’immondizia e alle erbacce.

L’occhio esperto del medico individuò ben presto un sassolino grande come una ciliegia, un calcolo biliare, e, poco lontano, rinvenne quelli che sembravano essere i frammenti delle ossa di un piede.

La fanghiglia venne setacciata attentamente per tre lunghi giorni. I tecnici del laboratorio furono costretti a lavorare con diverse paia di guanti addosso e con le braccia ricoperte di vaselina, ma alla fine la ricerca li ripagherà, portando alla luce 12kg di grasso umano, 3 calcoli biliari, parte di un piede sinistro non completamente eroso, frammenti di ossa umane, un’intera arcata superiore, il manico di una borsa di plastica, un portarossetto.

Ciò che Haigh non calcolò è che l’acido solforico ci impiega almeno tre settimane per intaccare la plastica: confessò troppo presto. A questo punto l’accusa aveva abbastanza materiale per riuscire a spegnere il sorriso presuntuoso di John George Haigh.

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Il 1 aprile 1949 cominciò il processo. Haigh era quasi divertito. Mentre l’accusa, d’accordo con il giudice, evitò di tirare fuori la storia del vampirismo, Haigh fece di tutto per ottenere l’infermità mentale, soprattutto sperando nei giornali, che di giorno in giorno gonfiavano la storia del serial killer

Una volta che la difesa e l’accusa terminarono i loro interrogatori, la parola fu data ai medici esaminatori, quanto mai importanti in processi di questo tipo.

Furono dodici i dottori che esaminarono Haigh in prigione. La prima cosa che li colpì fu la totale assenza di perversioni sessuali nell’imputato.

L’assassino fu sottoposto a numerosi test ed esami clinici, ma non affiorò nulla di strano. I primi medici avanzarono l’ipotesi che Haigh fingeva di essere pazzo.

Il parere finale fu lasciato al Dott. Yellowlees, 61 enne professore ed esperto in malattie mentali dell’Università di Londra. Dopo cinque interrogatori, il luminare concluse che l’unica malattia riscontrabile in Haigh era la paranoia, probabilmente dovuta alla sua infanzia, passata all’interno di una famiglia affetta da fanatismo religioso.

Il momento in cui Haigh, da ragazzo, aveva cominciato a vivere una doppia vita tra chiesa e setta, sarebbe stato fondamentale nella formazione della sua personalità paranoica, una paranoia che Yellowlees classifica come “egocentrica, mistica e ambiziosa”.

Ciò avrebbe spiegato anche il disinteresse dell’assassino nei confronti del sesso, poiché nei paranoici l’istinto sessuale è sublimato dall’adorazione per se stessi.

Raccolte tutte le perizie psichiatriche, il 18 luglio 1949 si aprì l’ultima seduta del processo presieduto dal giudice Justice HumphriesQuattromila persone si presentarono presso il tribunale. 

Alla fine, la battaglia è vinta dall’accusa. John George Haigh fu dichiarato colpevole di omicidio, e fu condannato all’impiccagione.

Nei giorni tra la condanna e l’esecuzione, Haigh scrisse delle lettere di scuse ai genitori, compilò una lettera per una ragazza che frequentava e redasse la storia della propria vita, regalandola al reporter che gli aveva pagato gli avvocati. Si presentò inoltre da Madame Tussaud per farsi fare il calco del viso.

Il 6 agosto 1949, John George Haigh, l’assassino che dissolse le sue vittime nell’acido fu giustiziato nel carcere di Wandsworth.

Per anni è rimasto in sospeso il dubbio sulla veridicità della malattia mentale di Haigh. Faceva finta o era veramente pazzo? Beveva o no il sangue delle sue vittime?

A pensarci bene, Haigh fu un uomo che nella sua vita è riuscito con successo a farsi passare per assicuratore, ingegnere, avvocato, venditore di auto, proprietario terriero e ricco erede… Certamente non avrebbe avuto molte difficoltà a fingersi anche pazzo.

Di fronte a me è una foresta di crocifissi, che gradualmente si trasformano in alberi. Dagli alberi gocciola copiosamente un liquido. Apparentemente sembra rugiada o pioggia, ma osservato da vicino, si rivela essere sangue. Improvvisamente la foresta comincia a contorcersi, a sussultare, il sangue schizza ovunque. Ci sono degli uomini, che si avvicinano agli alberi e si mettono a bere avidamente..”
(John George Haigh racconta il suo incubo ricorrente).

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Fonti

http://www.crimeandinvestigation.co.uk/crime-files/john-haigh-the-acid-bath-murderer
http://www.oldpolicecellsmuseum.org.uk/page/john_george_haigh
http://murderpedia.org/male.H/h/haigh-john.htm

 

 

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