Cari lettori,
ogni giorno, ovunque ci troviamo, dobbiamo confrontarci con lo stress. Questo sembra essere, infatti, il flagello nella nostra vita quotidiana, sempre più densa di impegni. Lo stress pertanto ha un significato sociale immenso perché quando prende il sopravvento, può portare ad ammalarsi.

Uno studio recente afferma che un microambiente stressante, caratterizzato da bassi metaboliti e bassi livelli di ossigeno, innesca la generazione di cellule immunitarie direttamente implicate in una varietà di malattie infiammatorie, come la sclerosi multipla.

Lo studio dal titolo “Cellular Stress in the Context of an Inflammatory Environment Supports TGF-β-Independent T Helper-17 Differentiation,” ovvero “Lo stress cellulare nel contesto di un ambiente infiammatorio supporta la differenziazione T-Helper-17 indipendente da TGF-β“, è stato pubblicato nella nota rivista scientifica Cell Reports.

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Vediamo innanzitutto cosa si intende per “stress”. Nella nostra quotidianità il concetto di «stress» ha una connotazione piuttosto negativa.
Ma cosa significa esattamente questa espressione? Per essere precisi, occorre fare una distinzione tra stress «buono» (eustress) e stress «negativo» (distress). L’eustress è un tipo di stress che anche se grava sull’organismo, può essere percepito come un fattore positivo. Esso consente all’organismo di affrontare o risolvere i problemi.
Ma quali conseguenze ha lo stress sul corpo e sulla mente di chi è affetto da SM? Esistono diverse correlazioni tra il sistema immunitario, lo stress e le reazioni fisiche ad esso dovute. Il rapporto tra stress e insorgenza della sclerosi multipla è stato oggetto di molteplici ricerche, tra cui un grande studio di coorte danese. In tale studio sono stati osservati per 17 anni oltre 21000 genitori che avevano perso un figlio prima del 18º anno di vita, in maniera improvvisa o a seguito di malattia. Nei soggetti in questione, il rischio di sviluppare la SM aumentava del 56%. Nei genitori che avevano perso il loro figlio improvvisamente il rischio era ancora più elevato. Al contrario, un altro studio nel quale sono state monitorate per più di dieci anni oltre 120000 infermiere non è riuscito a dimostrare la correlazione con forte stress a casa o abusi vissuti in età infantile. La contraddizione nei risultati di questi studi potrebbe dipendere dal fatto che la perdita di un figlio costituisce un fattore di stress molto più forte. Attualmente non è ancora possibile stabilire con certezza se la SM venga innescata dallo stress cronico. 

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Altri studi hanno valutato se lo stress possa scatenare gli attacchi di SM. Da una meta-analisi di 17 studi condotti tra il 1980 e il 2010 è risultato che in 15 emergeva una correlazione tra lo stress e il manifestarsi degli attacchi. Tale nesso è stato confermato da ulteriori ricerche. Due ricerche che hanno analizzato l’influenza dello stress sull’attività della malattia sulla base delle lesioni monitorate mediante RMN (risonanza magnetica) con mezzo di contrasto hanno rilevato una correlazione tra le nuove lesioni individuate mediante mezzo di contrasto e lo stress negativo. È interessante come si sia osservato anche un nesso tra lo stress positivo e una riduzione del rischio di nuove lesioni rilevate con mezzo di contrasto. Questa correlazione è stata confermata anche nell’ambito di un secondo studio, nel quale una terapia comportamentale mirata si associava ad una riduzione dello stress e delle lesioni rilevate con mezzo di contrasto. Complessivamente 121 pazienti con SM recidivante-remittente sono stati sottoposti a una terapia di gestione dello stress o sono stati messi in lista d’attesa (gruppo di controllo). La terapia di gestione dello stress prevedeva 16 sedute singole nell’arco di 6 mesi e un periodo di monitoraggio successivo di altri 6. Nel corso della terapia, il numero di pazienti del gruppo di gestione dello stress che non hanno presentato nuove lesioni cerebrali alla RMN è stato molto maggiore rispetto a quello del gruppo di controllo (76,8% contro il 54,7%). Tuttavia l’effetto non perdurava oltre i 6 mesi di terapia. Terminato il trattamento, i pazienti si sentivano stressati più o meno come prima. La breve persistenza dell’effetto della terapia potrebbe dipendere dal fatto che i pazienti non sono stati in grado di mantenere i comportamenti appresi. Sicuramente una terapia per la gestione dello stress non è sufficiente a impedire l’avanzamento della SM e soprattutto non può sostituire un trattamento con farmaci per modificare il decorso della malattia.

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Ad ogni modo, è noto che le cellule immunitarie giocano un ruolo fondamentale nella difesa del nostro organismo, non solo contro gli agenti patogeni, ma anche svolgendo un ruolo di sorveglianza e di pulizia di cellule nocive, come le cellule tumorali. Le cellule T, un tipo di globuli bianchi, fanno parte dell’“esercito” del nostro sistema immunitario e la loro funzione è strettamente regolata da fattori presenti nel loro microambiente.
Le cellule T possono essere raggruppate in sottotipi di cellule differenti, tra cui le cellule Th17, in modo tale che siano messe in atto risposte immunitarie su misura. Tuttavia, l‘attivazione e la differenziazione di queste cellule, quando non regolamentate, possono contribuire allo sviluppo di malattie autoimmuni, tra cui la sclerosi multipla.

tcell2_1170-770x440Come le alterazioni dell’ambiente locale influenzino la trasformazione delle cellule T nelle cellule Th17 è stata poco capita.
Ora, un team di ricercatori presso l’Istituto di Medicina Molecolare (Instituto de Medicina Molecular,
iMM) di Lisbona, in Portogallo, ha affrontato questa domanda e ha mostrato che un ambiente stressante, caratterizzato da bassi livelli di ossigeno e da carenza di metaboliti, come il glucosio, aumenta la generazione di cellule Th17.
I ricercatori hanno utilizzato entrambi gli induttori di stress e gli inibitori di stress farmacologici e hanno osservato che mentre gli induttori di stress hanno migliorato lo sviluppo delle cellule Th17, l’inibizione dello stress riduce il loro sviluppo.
Utilizzando un modello murino di SM – il modello sperimentale di encefalomielite autoimmune (EAE) – i ricercatori hanno osservato che la somministrazione nei topi di inibitori dello stress aveva ridotto notevolmente l’inizio dei segni di EAE rispetto al campione di topi di controllo.
Nel complesso, secondo quanto affermato dal team di ricercatori, i risultati suggeriscono che “gli ambienti metabolici avversi durante l’infiammazione forniscono un legame tra l’immunità adattativa e l’infiammazione e possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di condizioni infiammatorie croniche facilitando la differenziazione delle cellule Th17“.

Marc Veldhoen, autore principale dello studio e leader del gruppo di iMM, ha dichiarato:
“Il nostro studio dimostra che quei globuli bianchi attivamente coinvolti in disturbi autoimmuni come la SM e l’artrite, tra cui le cellule Th17, sono preferenzialmente generati in situazioni in cui le cellule sono sotto stress. Questo sforzo può essere dovuto alla riduzione della disponibilità di energia, ad esempio sotto forma di bassi livelli di ossigeno o di zucchero.”
“Il targeting dei percorsi di stress cellulare può offrire un’opportunità per ridurre la generazione di cellule che contribuiscono alla malattia, in modo tale da alleviare i sintomi della patologia e la sofferenza del paziente. Inoltre, potrebbe fornire delle spiegazioni sulle circostanze in cui la malattia può ripetersi, i “trigger” ambientali ancora ampiamente sconosciuti, riducendo così le ricadute.”

In conclusione, al momento possiamo affermare che lo stress può provocare la comparsa di nuovi attacchi e aumentare l’attività rilevata mediante RMN in persone con SM. Non abbiamo invece ancora a disposizione dati sufficienti per poter dimostrare l’influenza dello stress sul decorso a lungo termine della SM.

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Fonti
https://www.multiplesklerose.ch/PDF/it/Fachartikel/FORTE_3_2015_Stress_und_MS_Web_IT.pdf
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/06/14/stress-conditions-promote-development-inflammatory-cells-linked-autoimmune-diseases/
https://imm.medicina.ulisboa.pt/en/
http://www.cell.com/cell-reports/abstract/S2211-1247(17)30709-X

 

One thought

  1. Sono testimome di ciò, ne sono sempre stata cinvinta….uo mi sentivo i vermi che mangiavamo il cervello…grazie a Dario mio marito…grazie!

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