Cari lettori,
ecco un articolo su uno studio appena pubblicato che ha attirato immediatamente la mia attenzione. I ricercatori dell’Istituto Salk
(The Salk Institute) hanno sviluppato un nuovo modo per coltivare cellule cerebrali vitali chiamate astrociti a partire dalle cellule staminali, una potenziale scoperta per la ricerca di base e clinica in diverse malattie, tra cui la sclerosi multipla.
Lo studio Differentiation of Inflammation-responsive Astrocytes from Glial Progenitors Generated from Human Induced Pluripotent Stem Cells ovvero “La differenziazione degli astrociti reagenti all’infiammazione da progenitori gliali generati da cellule staminali pluripotenti indotte dall’uomo” è stato pubblicato nella rivista Stem Cell Reports.

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La ricerca sulle neuroscienze è stata focalizzata sui neuroni, l’unità di base del cervello. Va detto però che i neuroni non funzionano da soli, bensì con una pletora di altre cellule che svolgono funzioni vitali nel cervello. Tra queste vi è un gruppo di cellule di supporto a forma di stella chiamate astrociti.
Lo scienziato che lavora all’Istituto Salk in California ha ora sviluppato un metodo per generare astrociti dalle cellule staminali.
“Questo lavoro rappresenta un grande passo avanti nella nostra capacità di studiare i disordini neurologici in laboratorio”, ha dichiarato Rusty Gage, autore principale dello studio e professore presso l’Istituto Salk che tiene la cattedra di Vi e John Adler per la ricerca sulle malattie neurodegenerative associata all’età, in un comunicato stampa.

“Poiché l’infiammazione è il denominatore comune in molti disturbi cerebrali, una migliore comprensione degli astrociti e delle loro interazioni con altri tipi di cellule nel cervello, potrebbe fornire importanti indizi in ciò che porta le esacerbazioni nella malattia.”
Gli astrociti forniscono ai neuroni energia e lavorano come piattaforma per ripulire i loro rifiuti. Essi hanno anche altre funzioni all’interno del cervello, tra cui la regolazione del flusso sanguigno e dell’infiammazione.
Sono già esistenti alcuni modi di differenziare astrociti a partire da cellule staminali umane, ma questi metodi sono noti anche per essere troppo laboriosi e funzionalmente limitati. Utilizzando questo nuovo metodo, i ricercatori hanno potuto generare astrociti in modo più efficiente – utilizzando il giusto “cocktail” di fattori al momento giusto e con le giuste impostazioni. La funzionalità di questi astrociti è anche più vicina a quella del cervello, essendo, ad esempio, sensibile all’infiammazione.
Gli astrociti generati usando questo metodo sono anche in grado di essere coltivati insieme ai neuroni, che consentiranno ai ricercatori di studiare le interazioni tra entrambi i tipi di cellule per determinare meglio ciò che va male nella malattia.


“Esistono al momento altri metodi per differenziare gli astrociti, ma il nostro protocollo arriva prima alle cellule sensibili all’infiammazione, rendendo così il lavoro di modellazione della malattia più efficiente e semplice”, ha affermato Carol Marchetto, scienziato senior presso il Salk Institute e autore del progetto di ricerca. 
Un’altra caratteristica importante è che le cellule – che in ultima analisi si differenziano in astrociti (chiamate cellule precursori astrocitiche) – possono essere congelate. Ciò consente ai ricercatori di conservare una quantità di cellule che possono essere ampliate in seguito in astrociti, senza necessità di passare attraverso l’intero processo di differenziazione. In termini di esperimenti di laboratorio, la capacità delle cellule di essere congelata salverà i ricercatori circa sei settimane di lavoro.

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Astrociti umani, All rights reserved to ScienCell

Il team ha eseguito alcune prove per confermare il comportamento degli astrociti e ha scoperto che essi funzionavano in modo molto simile agli astrociti isolati dal tessuto cerebrale reale. Cioè, essi hanno risposto ai neurotrasmettitori glutammato e calcio; e alla presenza di molecole infiammatorie, dette citochine, si sono comportati allo stesso modo degli astrociti naturali.Krishna_Vadodaria
“Questa tecnica ci permette di iniziare ad affrontare domande sullo sviluppo e sulle malattie del cervello che non abbiamo mai potuto chiedere prima”, ha detto Gage e con altri membri del team ha considerato il nuovo metodo uno strumento prezioso per modellare la neuroinfiammazione nelle malattie cerebrali.
Concludendo Krishna Vadodaria (nella foto a destra), socia di ricerca presso l’Istituto Salk e uno degli autori principali della ricerca, ha affermato:

“L’aspetto più entusiasmante nell’uso delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSCs) è che se otteniamo campioni di tessuto da persone con malattie degenerative, come la sclerosi multipla, l’Alzheimer o la depressione, siamo ora in grado di studiare come i loro astrociti si comportano e come interagiscono con i neuroni.”

Fonti

http://www.cell.com/stem-cell-reports/fulltext/S2213-6711(17)30218-7

https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/06/09/salk-institute-researchers-find-new-way-to-grow-astrocytes-from-stem-cells-benefitting-ms-brain-research/

https://multiplesclerosisnewstoday.com/depression

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