Uno studio su quasi 600 bambini con sclerosi multipla ha appurato che i geni legati a bassi livelli di vitamina D e l’obesità, due condizioni diffuse in proporzioni epidemiche su scala mondiale, con dati allarmanti anche in età pediatrica, contribuiscono al rischio di sviluppare la Sclerosi Multipla nell’infanzia. Ovviamente tale concetto non è nuovo; poichè già dal 2011 diversi gruppi di ricercatori hanno sviluppato e approfondito gli studi sull’obesità infantile e il deficit di vitamina D. Infatti, anche se i due sono anche fattori di rischio per gli adulti con SM, l’obesità e la bassa vitamina D hanno un impatto di gran lunga maggiore sul rischio effettivo nei bambini rispetto agli adulti.

Nel 2014, ad esempio, usando un approccio di proteomica, ovvero la disciplina biologica che studia le proteine cellulari su larga scala, prendendo in esame quali, quante e in che tempi vengono espresse da una cellula o da un organismo in seguito ad un determinato stimolo, un gruppo di ricercatori italiani guidato da Gianni Bona, del Laboratorio di Pediatria del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale ”Amedeo Avogadro” di Novara, identificò un elemento che potrebbe collegare tra loro il deficit di vitamina D e l’obesità infantile. Lo studio del team piemontese era stato pubblicato sulla rivista PLoS ONE. La procedura della proteomica fu introdotta dalla dottoressa Gillian E. Walker (NYU Langone Medical Center) ed è stata applicata, sotto la guida della dottoressa Flavia Prodam (Dipartimento di Scienze della Salute), su campioni di una casistica pediatrica di soggetti obesi con e senza deficit di vitamina D.

Gillian E. Walker identificò 53 proteine plasmatiche con differente espressione nei soggetti obesi deficitari di vitamina D rispetto a coloro che presentavano adeguati livelli di vitamina D. Tra queste, fu riconosciuta l’adiponectina, una adipochina prodotta dal tessuto adiposo: l’adiponectina si è confermata ridotta nei soggetti con deficit di vitamina D, con miglioramento dopo supplementazione per 12 mesi. Secondo tale studio, dunque, l’anello di congiunzione tra obesità infantile e carenza di vitamina D sarebbe l’adiponectina, che è risultata sottoespressa nei soggetti obesi che presentavano un deficit di vitamina D.

Il deficit di vitamina D potrebbe non essere considerato solo una condizione in sé, ma un mediatore coinvolto nei disturbi metabolici e nel danno d’organo sul lungo periodo nei bambini obesi. Tuttavia, l’esatta natura del rapporto tra obesità e deficit di vitamina D era ben lungi dall’essere chiarita.

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Per saperne di più, i ricercatori piemontesi guidati da Gianni Bona, hanno eseguito alcune analisi proteomiche per cercare di trovare queste molecole in un gruppo di bambini obesi, stratificati in base ai livelli di 25-OH vitamina D [25(OH)D].

Bona e il suo gruppo avevano coinvolto in totale 42 bambini e adolescenti obesi (di cui 18 maschi e 24 femmine) dividendoli in base ai livelli plasmatici di 25(OH)D in due gruppi: pazienti con un deficit di vitamina D (18 pazienti con 25(OH)D <15 ng/ml) e soggetti con livelli normali di vitamina (24 pazienti con 25(OH)D >30 ng/ml).

Tutti i partecipanti erano stati sottoposti alle analisi del proteoma plasmatico al basale mediante elettroforesi 2D. I pazienti con deficit di vitamina D erano stati poi sottoposti  per la durata di un anno ad una relativamente bassa supplementazione di vitamina D3 (3000 UI una volta alla settimana) e poi nuovamente sottoposti alle analisi.

L’analisi proteomica ha identificato 53 spot, corrispondenti ad altrettante proteine che differivano tra soggetti obesi normali e soggetti obesi con deficit di vitamina D, tra cui l’adiponecitina, che è stata scelta per le successive analisi di conferma in virtù della sua stretta correlazione con l’obesità e il diabete mellito. Utilizzando un modello in vitro, i ricercatori avevano inoltre evidenziato un effetto diretto della vitamina D sulla sintesi di adiponectina a livello delle cellule adipose.

E sempre del 2014 è lo studio condotto da un gruppo di ricercatori svedesi e americani – pubblicato su Neurology, secondo il quale obesità infantile e predisposizione genetica aumenterebbero di ben 8 volte il rischio di SM. In tale studio comprendente due grandi popolazioni di persone con e senza sclerosi multipla, l’obesità infantile è emersa come possibile fattore di rischio per sviluppare la sclerosi multipla. Tale rischio risulterebbe aumentato sostanzialmente in coloro che presentavano specifici geni di rischio che controllano il sistema immunitario.

Ma torniamo ora all’ultimo studio citato, i cui risultati fanno sperare che la consapevolezza di questi fattori di rischio possa un giorno impedire l’insorgenza della SM sia nei bambini che negli adulti.

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Lo studio, dal titolo “Evidence for a causal relationship between low vitamin D, high BMI, and pediatric-onset MS,” ovvero “La prova di una relazione causale tra la bassa vitamina D, l’elevato BMI e l’insorgenza della SM pediatrica”, è stata condotta da un gruppo di ricercatori presso le Università di California, San Francisco e Berkeley ed ha coinvolto numerosi pazienti provenienti da centri SM pediatrici negli Stati Uniti e in Svezia. Il lavoro è stato pubblicato nella rivista Neurology.

Per esplorare i triggers della SM nei bambini, i quali rappresentano solo il 5% di tutte le diagnosi di malattia, il team di ricerca ha reclutato 569 bambini affetti da SM e 16.251 controlli sani. I partecipanti erano tutti bianchi non ispanici.

I ricercatori hanno creato ciò che hanno chiamato punteggio di rischio genetico per analizzare come questi due fattori possano influenzare il rischio di SM. I punteggi – uno per la vitamina D ed uno per l’obesità – sono stati basati sulla presenza o assenza di tre variazioni genetiche che influenzano i livelli di vitamina D e 97 variazioni legate al peso corporeo.

Per le analisi, i ricercatori hanno anche preso in considerazione numerosi altri fattori di rischio, nonché il sesso e l’origine genetica.

Sia la bassa vitamina D che l’aumento del peso corporeo hanno aumentato il rischio di SM e il loro impatto è stato considerato più elevato nei bambini rispetto agli adulti.

Lo studio non è il primo a esplorare l’obesità e la vitamina D nei bambini con SM. L’anno scorso, i ricercatori hanno appurato l’esistenza di un legame tra obesità e sclerosi multipla. Tuttavia i ricercatori suggerirono che l’impatto dell’obesità avrebbe potuto determinare la riduzione della vitamina D, in quanto la vitamina è spesso più bassa nelle persone obese.

Il nuovo studio ha peró dimostrato che questo non è il caso: l’obesità e la bassa vitamina D influiscono in maniera indipendente sul rischio SM. Lo studio è stato anche un modo elegante per mostrare come i geni e i fattori ambientali possono interagire per innescare la malattia.

La National MS Society, che ha finanziato parzialmente lo studio ha scritto in in comunicato stampa: “Questi risultati accrescono la crescente evidenza che i fattori genetici ed ambientali possono aumentare il rischio di sviluppare la SM pediatrica. Sapere che sia i livelli bassi di vitamina D che l’obesità sono fattori di rischio, ha delle potenziali implicazioni nella prevenzione della SM nei bambini e negli adulti.”

E voi cosa ne pensate?

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Fonti

http://www.neurology.org/content/88/17/1623.short?sid=6c15dc5c-e827-4982-8190-7b934967a88b
http://www.aism.it/index.aspx?codpage=2016_05_ricerca_msif_obesita_sclerosi
https://www.sclerosi.org/obesita-fattore-di-rischio-sclerosi-multipla
http://www.nationalmssociety.org/About-the-Society/News/Study-Finds-Links-Between-Risk-of-MS-in-Children-a
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/05/18/obesity-and-low-vitamin-d-levels-tied-to-childhood-multiple-sclerosis-ms-in-study/

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