Cari lettori,
oggi vorrei parlarvi dell’infiammazione “silente”. L’infiammazione nei nostri corpi, infatti, può essere molto “subdola”, e non sto parlando della buona infiammazione, prodotta da quel gruppo di superormoni chiamati eicosanoidi (eye-KAH-sa-noids), i quali fanno sì che il nostro sistema immunitario possa combattere malattie, virus e altri invasori contribuendo alla riparazione dei tessuti dopo le lesioni. Mi rivolgo invece all’infiammazione cronica silente, che accade quando gli eicosanoidi “cattivi” pro-infiammatori sono in eccesso rispetto a quelli “buoni”. Gli eicosanoidi vengono suddivisi in base alla loro azione biologica. Essi esercitano molte funzioni e per questo motivo sono conosciuti come superormoni. Ecco perché in medicina si usa differenziarli sommariamente in eicosanoidi “buoni” e “cattivi”.
Gli eicosanoidi modulano:

  • Il sistema cardiovascolare
  • La coagulazione del sangue
  • La funzione renale
  • La risposta immunitaria
  • L’infiammazione
  • Numerose altre funzioni.

L’infiammazione silente è una condizione morbosa che esprime la disfunzione dell’organismo, i cui sintomi insidiosi e trascurati, cominciano molti anni prima. L’infiammazione rappresenta l’attivazione del sistema immunitario verso un agente estraneo. Sono virus, batteri, allergeni ambientali, che saranno isolati e neutralizzati come atto di difesa.

L’infiammazione silente, dunque, è il risultato diretto di influenze negative esterne, come la genetica, il peso in eccesso, la mancanza di esercizio e una dieta povera. Queste “influenze” mantengono gli eicosanoidi “accesi” quando dovrebbero essere spenti portando ad un’infiammazione silente che crea dolori, articolazioni gonfie e molti altri problemi nocivi nei nostri corpi. Questo tipo di infiammazione può pertanto causare malattie croniche.

Del problema se ne interessò già nel 2004 il Time Magazine pubblicando un articolo dal titolo “The Secret Killer Is Inflammation – Inflammation is a Secret or Silent Killer”. Nel marzo 2014 a Milano si tenne un convegno internazionale dal titolo “Anti-inflammation, quality of life and sports in nutrition“ con la partecipazione di più di 500 specialisti italiani e stranieri provenienti da tutto il mondo.

Con l’infiammazione cronica si attiva uno stato infiammatorio perenne, di bassa intensità, ma prolungato nel tempo che porta all’indebolimento del sistema immunitario. L’infiammazione silente contribuisce a determinare malattie diffuse come:

  • Infarto, Ictus
  • Diabete, Dislipidemie e Dismetabolismo
  • Malattie autoimmunitarie
  • Dermatiti croniche come psoriasi, cellulite, lichen
  • Allergie, intolleranze
  • Malattia di Alzheimer, Depressione
  • Malattie cardiovascolari
  • Artrite
  • Osteoporosi
  • Fibromialgia
  • Disfunzione erettile, riduzione della libido
  • Malattie respiratorie croniche

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L’infiammazione silente si trova in uno stato di attesa nel nostro corpo. Può richiedere decenni affinchè una malattia del cuore, l’Alzheimer, la sclerosi multipla o un’altra delle patologie sopra citate, possa emergere.


A trattare il tema di infiammazione silente è stato Barry Sears, PhD in un libro del 2005 dal titolo  The Anti-inflammation Zone (La zona anti-infiammazione), in cui l’autore spiega il potere e il percorso distruttivo dell’infiammazione silente nel nostro corpo. Premetto che ho sempre considerato questo genere di libri puramente divulgativi, quando non francamente commerciali, e comunque certamente non adeguatamente scientifici, quasi una cosa da imbonitori per la massa o da “guru”. Tuttavia, dato che il libro di Sears è stato menzionato su magazines e riviste di medicina alquanto autorevoli, tra cui MSNT (Multiple Sclerosis News Today) e MNT (Medical News Today), ho voluto fare una ricerca sull’autore e i suoi lavori, i quali a mio avviso sono scientificamente degni di nota. Detto ciò, non voglio fare alcuna propaganda al libro, ma semplicemente presentarvi una possibile e plausibile spiegazione alla tanto sottovalutata “infiammazione silente”.
The Anti-inflammation Zone
spiega che l’inizio delle malattie croniche può iniziare molto presto nelle nostre vite. Sears afferma che il nostro stile di vita gioca una grande parte nel determinare se saremo sani ora o in futuro e per spiegare questo concetto, l’autore parla di una dieta “zona”.

I presupposti scientifici della Dieta “Zona”

La dieta “zona” deve questo nome alla definizione della “zona” (compresa tra un valore minimo e un valore massimo) in cui dev’essere mantenuta l’insulina per godere di un’adeguata salute.Quest’idea della zona venne a Sears, che allora, come ricercatore del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology di Boston), si occupava di tumori e di terapia antitumorale, studiando i farmaci  contro i tumori che erano inefficaci se mantenuti sotto un certo valore e divenivano tossici se superavano un’altro valore nel sangue. Mantenerli “in zona” cioè all’interno di quel valore minimo e massimo era il modo di rendere ottimale la loro efficacia.

Ma il passaggio successivo, passando dai tumori alla tematica dell’alimentazione, fu l’idea che gli ormoni funzionano molto più dei farmaci nel determinare lo stato del nostro organismo. E inoltre che gli ormoni, alcuni ormoni in particolare, sono potentemente influenzati da quello che si mangia. Gli ormoni sono molecole (o se si preferisce sostanze chimiche) prodotte dal nostro organismo e immesse nel sangue per portare messaggi in altri organi, anche lontani dall’organo in cui vengono prodotti.

Essi adempiono ad importantissime funzioni, da quelle sessuali a quelle per fronteggiare lo stress, fino a quelle coinvolte nella nutrizione e nel metabolismo. Due ormoni sono particolarmente interessanti ai fini del nostro discorso: l’insulina e il glucagone. Entrambi prodotti dal pancreas, questi ultimi regolano con la loro azione il destino dei carboidrati (detti altrimenti impropriamente zuccheri, perchè solo alcuni di essi sono dolci). In particolare l’insulina “spazza” il glucosio (il carboidrato più importante per l’organismo) togliendolo dal sangue e favorendo il suo immagazzinamento. Va ricordato che il glucosio può essere considerato come il “carburante” principale del nostro organismo. Immagazzinarlo significa “metterlo via” per i tempi di carestia. Quest’operazione può essere fatta in due modi, producendo glicogeno che va a depositarsi nel fegato e nei muscoli, e le cui riserve sono sufficienti per circa 20 ore di digiuno, e producendo grassi che vanno a depositarsi nel tessuto adiposo, specie quello viscerale. Il tessuto adiposo rappresenta una riserva ad alto contenuto energetico che può permettere di fronteggiare anche lunghi periodi di digiuno. Il glucagone, al contrario, fa uscire il glucosio dai magazzini e lo rende disponibile per essere utilizzato (cioè bruciato in presenza di ossigeno, nè più ne meno che se fosse benzina o gasolio) così da fornire energia alla macchina-corpo umano. Questi due ormoni quindi regolano l’utilizzazione del glucosio, immagazzinandolo quando è in eccesso e rendendolo nuovamente disponibile quando ce n’è bisogno.

Dal punto di vista teorico, secondo Sears, alcuni cibi contenenti carboidrati sono “ad alto IG (Indice Glicemico)”. Tra questi il pane bianco, molti tipi di pasta, i dolci in genere, mentre gran parte della frutta e della verdura sono tendenzialmente  “a basso IG.”

I cibi ad alto IG fanno rapidamente innalzare il livello di glucosio nel sangue. Ciò provoca un’elevata produzione di insulina che lo spazza velocemente via dal sangue favorendone il suo immagazzinamento, sotto forma di glicogeno e grassi.

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I cibi invece a basso IG producono un livello più basso di glucosio nel sangue, che però persiste più a lungo perchè viene stimolata di meno la produzione di insulina.
Mantenere l’insulina “in zona” significa allora introdurre carboidrati a basso IG o solo piccole quantità di quelli ad alto IG.

Riassumendo, Sears crede che mangiare i “grassi cattivi” e consumare una sovrabbondanza di carboidrati possa causare la sovrapproduzione di ormoni eicosanoidi e di insulina. Troppi di questi ormoni possono far sì che il corpo produca più cortisolo, ovvero l’“ormone dello stress”, il quale favorisce l’infiammazione.

Ma perchè è necessario mantenere l’insulina “in zona”?

E qui viene la parte più interessante, originale e per certi aspetti inquietante della teoria di Sears. Nella visione di Sears mantenersi nella “zona” permetterebbe di prevenire moltissime delle malattie cronico-degenerative (dal diabete di tipo secondo, alla SM, dall’Alzheimer, alle malattie cardiache) che ormai costituiscono la gran parte della patologia di cui i medici attualmente si occupano. La sua teoria ci porta ai già citati eicosanoidi i quali si dividono in pro-infiammatori (quelli che nella prima fase promuovono l’instaurarsi dell’infiammazione) e anti-infiammatori (quelli cioè che nella seconda fase, battuto il nemico esterno, riparano i danni restituendo l’organismo alla sua funzione originaria).

Il benessere dell’organismo è dato dall’equilibrio tra i due tipi di eicosanoidi (pro- e anti-infiammatori). Essi non possono essere sintetizzati dall’organismo e devono pertanto essere fabbricati a partire da dei “precursori” che introduciamo con la dieta.

Precursori degli eicosanoidi pro-infiammatori sono gli acidi grassi “omega 6” (eicosanoidi “cattivi”). Analogamente, precursori degli eicosanoidi anti-infiammatori sono gli acidi grassi “omega 3” (eicosanoidi “buoni”).

Sears condivide anche dei suggerimenti positivi per aiutare a controllare la minaccia silenziosa. Dice che l’assunzione di olio di pesce ultra-raffinato in alte dosi può lavorare per equilibrare gli eicosanoidi nel corpo e può quindi aiutare a controllare l’infiammazione silenziosa. Inoltre, raccomanda scelte di stile di vita intelligenti con molto esercizio fisico, laddove è possibile, la dieta corretta, la ricerca di alimenti che possono evitare l’infiammazione e aiutino a controllare il peso.

Nel mio caso, posso senza dubbio compredere meglio i parallelismi tra infiammazione silenziosa e dieta, che mi hanno messo sul sentiero della sclerosi multipla, dell’ipertiroidismo prima e del tumore alla tiroide poi.
Questo libro e altre molte fonti online concordano con la teoria infiammatoria silenziosa.

E voi cosa ne pensate?

Fonti utili
http://www.medicalnewstoday.com/articles/7382.php
http://www1.cbn.com/700club/dr-barry-sears-inflammation-silent-killer
http://www.zonediet.com/the-zone-diet/
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2017/05/01/calming-hidden-beast-silent-inflammation-ms/

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