Cari lettori,
scusate l’assenza di questi ultimi giorni. Un amico, Gianluca, ha portato alla mia attenzione un recente studio sulla relazione tra i disturbi del sonno e il rischio di ricadute nei pazienti con Sclerosi Multipla e oggi volevo approfondire l’argomento.
A Marzo, in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, si è detto che un sonno disturbato è spesso presente nelle patologie neurologiche  come, per esempio, nel 70-90% dei pazienti con malattia di Parkinson, nel 80-90% dei pazienti con malattia di Alzheimer, e nel 50-60% dei pazienti con SM. Il disturbo tuttavia può essere legato non solo alla patologia neurologica o al suo aggravamento ma anche alle terapie farmacologiche.

Cosa sono i disturbi del sonno?

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Quando si parla di disturbi del sonno, il più delle volte si pensa immediatamente all’insonnia. A tutti, crediamo, è infatti successo di trascorrere, almeno occasionalmente, qualche notte senza riuscire a dormire e sulla base di questa personale esperienza, si tende spesso a far coincidere i disturbi del sonno con l’insonnia. Ciò non corrisponde affatto alla realtà clinica. Infatti, sebbene gli studi epidemiologici degli ultimi anni abbiano chiaramente indicato che l’insonnia è il disturbo più frequente, essi hanno anche mostrato che l’ipersonnia, cioè il disturbo opposto all’insonnia, è presente più frequentemente di quanto si potesse immaginare. Gli studi condotti nei laboratori del sonno hanno inoltre dimostrato che, dietro a disturbi talora apparentemente banali del sonno, esistono importanti modificazioni di fondamentali funzioni biologiche (Lungaresi E., 2005; G. Coccagna., 2000). Così, ad esempio, la sindrome delle apnee morfeiche (OSAS) può determinare una importante ipersonnia, ma può anche essere associata solo ad un disturbo del sonno, assai frequente e notevolmente fastidioso per chi sta vicino, ma generalmente considerato clinicamente non rilevante, quale è il russare.
C’è dunque chi dorme poco e male, e chi dorme troppo, ma c’è anche chi dorme quando dovrebbe stare sveglio ed è ineluttabilmente sveglio quando dovrebbe dormire. Inoltre, i meccanismi che controllano il sonno possono essere parzialmente sregolati con conseguente comparsa di fenomeni anomali, tra i quali il sonnambulismo appare il più suggestivo, oppure possono influenzare negativamente altre funzioni del sistema nervoso o altri apparati con conseguente comparsa, ad esempio, di una crisi epilettica o di una crisi asmatica in persone che già soffrono di epilessia o asma (Sudhansu Chokroverty., 2000; G. Coccagna., 2000). Le quattro categorie dei disturbi del sonno che vengono prese in considerazione dalla classificazione proposta dalla Association of Sleep Disorders Centers (ASDC) americana (Classification Committee., 1979), sono:

A.  disturbi dell’inizio e del mantenimento del Sonno o insonnie;
B.  disturbi da eccessiva sonnolenza o ipersonnie;
C  disturbi del ritmo Sonno-veglia;
D disturbi associati al Sonno, a stadi del Sonno o a risvegli parziali, complessivamente chiamati  parasonnie.

I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono l’insonnia, che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione, la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, ed i disturbi del ritmo circadiano. Tali disturbi, secondo il SIN, Società Italiana di Neurologia, si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del Sistema Nervoso.

Precedenti studi avevano già evidenziato l’importanza di dormire bene, un buon riposo ristoratore non serve solo per recuperare le energie ma è importante per un corretto funzionamento del sistema nervoso. Diverse attività nell’organismo sono attive durante il sonno e si disattivano durante i periodi di veglia.

tired student girl with glasses sleeping on books in library

Già nel 2012, un gruppo di esperti norvegesi ha eseguito una revisione della letteratura che indica una frequenza elevata di disturbi del sonno nelle persone con SM.  Dalla carenza di sonno, insonnia, all’eccesso di sonno, ipersonnia o narcolessia, fino alle alterazioni del ritmo sonno/veglia nel corso della giornata: questi sono alcuni dei disturbi del sonno che vari autori rilevarono nelle persone con SM. Questi disturbi, a loro volta, sono all’origine di problemi respiratori nelle ore notturne, di rischi nella guida di veicoli e di limitazioni nello svolgimento delle normali attività  quotidiane, con una ulteriore penalizzazione della qualità  di vita.
Nell’articolo l’argomento viene trattato sotto tutti i punti di vista, dalle prove utili a quantificare i disturbi, alla frequenza epidemiologica, ai principali quadri clinici, alle strategie per trattarli.

Inoltre, dormire bene contribuirebbe ad aumentare la produzione di cellule cerebrali che formano la guaina mielinica, il tessuto cellulare che avvolge gli assoni dei neuroni e il midollo spinale. Come sappiamo, nella sclerosi multipla, con l’avanzare della malattia, si ha un progressivo assottigliamento della guaina mielinica, ed un buon riposo potrebbe quindi rallentare la progressione di alcuni sintomi della malattia. Il legame tra il sonno e le cellule capaci di rigenerare la guaina mielinica è stato scoperto nel corso di uno studio che porta la firma di tre italiani: Michele Bellesi, Giulio Tononi e Chiara Cirelli, condotto presso l’Università del  Wisconsin, nel 2013. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Neuroscience (Effects of Sleep and Wake on Oligodendrocytes and Their Precursors – doi: 10 1523 /  JNEUROSCI 5102-12 2013 – Settembre 2013).
Grazie a questa ricerca è stato scoperto che nella fase del sonno la produzione delle cellule capaci di rigenerare la guaina mielinica è amplificata.

Ma veniamo ora allo studio più recente: secondo un gruppo di ricercatori iraniani, una scarsa qualità del sonno sarebbe associata ad un aumento del rischio di ricadute nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM).
Era già ben noto che i disturbi del sonno hanno un impatto negativo sulla qualità di vita nei pazienti con sclerosi multipla, ma non era ancora chiaro se l’alterazione del sonno non diagnosticata potesse predisporre questi pazienti a nuove recidive.
Per determinare l’effetto dei disturbi del sonno sulla  possibile correlazione tra i disturbi del sonno non riconosciuti e le recidive acute della SM, è stato condotto uno studio caso-controllo su 80 pazienti con sclerosi multipla, tra cui 40 in fase di remissione di malattia e 40 in fase di ricaduta. I pazienti sono stati invitati a compilare il  PSQI, Pittsburg Sleep Quality Index, ovvero la scala di autovalutazione della qualità del sonno per determinare la loro qualità del sonno durante il mese precedente.

Risultati: Gli individui con punteggi di 5 o meno sono stati considerati avere una normale qualità del sonno. Il punteggio mediano del PSQI è stato significativamente peggiore nel gruppo con recidiva (10) rispetto al gruppo in remissione (5,5). Questi risultati sono stati pubblicati online sulla rivista scientifica internazionale European Neurology.

Solo metà (50%) dei pazienti in remissione ha presentato una scarsa qualità del sonno (PSQI>5), contro l’87,5% dei pazienti in fase di recidiva (p=0,0001). La qualità del sonno non è stata associata all’età, al sesso, alla disabilità (EDSS) o alla durata della malattia in entrambi i gruppi. La durata della malattia e la gravità della malattia media (secondo l’Expanded Disability Status Scale) erano infatti comparabili in tutti i gruppi (p>0.05). L’età, il sesso, EDSS, e la durata della malattia non si associano dunque alla qualità del sonno in entrambi i gruppi (p> 0,05).

Questo studio ha pertanto dimostrato che i disturbi del sonno potrebbero essere un trigger per una riacutizzazione della malattia nei pazienti SM. Aumentare la consapevolezza degli specialisti e realizzare screening di routine dei disturbi del sonno nei pazienti con sclerosi multipla, dovrebbero essere garantiti quanto il trattamento di questi disturbi. Ciò potrebbe diminuire la probabilità di recidive acute.
Abdorreza Naser Moghadasi della Tehran University of Medical Sciences, autore principale dello studio ha dichiarato in una conferenza stampa:

“Per quanto ne sappiamo, nessuno studio ha fino a oggi indagato il possibile ruolo svolto dai disturbi del sonno nelle esacerbazioni acute della sclerosi multipla. Pensiamo che la nostra ricerca possa essere l’inizio per studi futuri su questo aspetto e che suggerisca fortemente come una scadente qualità di sonno possa influenzare il decorso della malattia”.
“Consigliamo vivamente ai pazienti di consultare il proprio medico riguardo ai diversi disturbi del sonno – conclude Moghadasi –  e i medici dovrebbero guardare ai disturbi del sonno come a un possibile fattore scatenante di ricaduta nella sclerosi multipla. In tal senso le alterazioni del  sonno andrebbero valutati nei soggetti con SM per ridurre la probabilità di eventi acuti. “Saranno necessari ulteriori studi su campioni più ampi per capire se il trattamento dei disturbi del sonno potrebbe ridurre o aumentare la frequenza di recidive nella sclerosi multipla recidivante-remittente, che è la forma più comune.”

E voi cosa ne pensate?

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Fonti

https://www.karger.com/Article/Abstract/470904
http://www.psychcongress.com/news/poor-sleep-quality-tied-higher-risk-ms-relapse
https://www.fondazioneserono.org/sclerosi-multipla/ultime-notizie-sclerosi-multipla/una-ricerca-norvegese-ha-studiato-i-disturbi-del-sonno-che-si-possono-associare-alla-sclerosi-multipla/
http://www.my-personaltrainer.it/salute/disturbi-sonno.html
http://www.universonline.it/_scienza/articoli_med/13_09_06_a.php

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=49739

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