Una persona abbastanza sfortunata da avere due varianti di un gene specifico è a rischio significativamente più elevato di sviluppare la sclerosi multipla (SM), secondo uno studio.
La ricerca, che ha permesso agli scienziati di comprendere quali processi causano la SM, ha anche suggerito che un’altra mutazione genetica aumenta gli effetti di un noto gene di rischio SM.

I risultati dello studio potrebbero portare a tests volti ad identificare le persone a rischio di sviluppare la SM. I ricercatori hanno affermato che questo potrebbe finalmente aiutare i medici a monitorare e fornire un trattamento precoce per le persone colpite.

Lo studio, dal titolo “Human Epistatic Interaction Controls IL7R Splicing and Increases Multiple Sclerosis Risk,” ovvero “Interazione umana epistatica controlla lo splicing di IL7R e aumenta il rischio di sclerosi multipla”, è stato pubblicato sulla rivista Cell.

Chiariamo inzittutto i concetti di “epistasi” e “splicing”. L’epistasi è una forma di interazione fra geni. Il fenomeno si verifica quando una coppia di alleli copre l’espressione fenotipica di un’altra coppia di alleli. Le caratteristiche fenotipiche dell’individuo saranno pertanto date dalla risultante di questa interazione; il gene che maschera l’espressione di un altro gene viene definito epistatico, il gene la cui espressione viene mascherata viene definito ipostatico. Ad esempio se il gene Y è epistatico sul gene X; il gene X è detto ipostatico rispetto al gene Y. Per quanto concerne lo splicing: in biologia molecolare e in genetica, si indica con tale termine (dall’inglese: montaggio) una modifica del nascente pre-mRNA che avviene insieme o dopo la trascrizione, nella quale gli introni sono rimossi e gli esoni (porzioni di geni) vengono uniti. Ciò è necessario per il tipico RNA messaggero prima che possa essere usato per produrre una corretta proteina tramite la traduzione o sintesi proteica.
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Simon Gregory, uno dei due autori co-senior dello studio, ha detto in un comunicato stampa: “Il nostro studio identifica un’interazione con un gene di rischio SM nota per sbloccare un nuovo gene candidato per la SM, e così facendo, si apre un nuovo meccanismo che è associato con il rischio di sclerosi multipla e altre malattie autoimmuni.”

Gregory è direttore di Genomica e Epigenetica all’Istituto di Fisiologia molecolare del Duke presso il Duke University Medical Center.
Il team di ricerca aveva già scoperto che una mutazione nel gene che codifica per il recettore dell’interleuchina-7 IL7R, o IL7R, è stato associato ad un più alto rischio di sclerosi multipla.

Il fattore immunitario IL-7 normalmente si lega al recettore, che è presente sulla superficie delle cellule immunitarie. Una mutazione provoca la formazione di una versione più solubile del recettore, chiamato sIL7R.

Dal momento che l’IL-7 è noto per essere coinvolto nei processi autoimmuni, il team di ricerca ha calcolato che un aumento di sIL7R, situato nello spazio tra le cellule, aumenterebbe il IL-7 di segnalazione. Si è dunque deciso di cercare i fattori genetici che potrebbero influenzare la produzione di sIL7R.

Utilizzando cellule cresciute in laboratorio, il team di ricerca ha scoperto che una mutazione nel gene DDX39B ha ridotto la produzione di proteine del gene. Tale riduzione, a sua volta, ha portato ad un aumento della produzione di IL7R solubile nelle cellule T.

Successivamente, il team ha analizzato i dati genetici provenienti da 4.088 casi di SM e 7.444 controlli sani. Questi hanno confermato che le persone che portavano la mutazione precedentemente identificata nel gene IL7R erano a più alto rischio di sviluppare la SM. Tuttavia, i soggetti con alterazioni sia in IL7R che nei geni DDX39B avevano ancora più probabilità di sviluppare la SM.

La diagnosi di SM può essere un processo lento. Il team di scienziati ritiene i loro risultati possono portare a modi migliori per identificare le persone a rischio di SM, velocizzando la diagnosi stessa.

I risultati hanno inoltre rivelato come i processi immunitari possono andare a monte, portando alla malattia. Questa intuizione, secondo i ricercatori, può avanzare la ricerca finalizzata allo sviluppo di terapie migliori. Gaddiel Galarza-Muñoz, primo autore dello studio, ha affermato in una nota:

“Ora siamo in grado di utilizzare queste informazioni per sviluppare nuovi test che potrebbero consentire una diagnosi di sclerosi multipla più accurata e tempestiva, e permetteranno di scoprire nuove vie per espandere il toolkit terapeutico per combattere la SM, e forse anche altre malattie autoimmuni.”
“Si potrebbe immaginare come questo tipo di conoscenza permetterà un giorno di diagnosticare la sclerosi multipla prima e, ora che abbiamo diverse terapie promettenti, un medico potrebbe iniziare il trattamento appropriato più rapidamente”, ha detto il dottor Mariano Garcia-Blanco, altra autore co-senior dello studio.

Garcia-Blanco, presidente del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare presso il The University of Texas Medical School branch at Galveston, ha un interesse personale nel promuovere la ricerca sulla SM. Questo perchè a sua figlia è stata diagnosticata la SM sul finire dei suoi vent’anni. A tal proposito ha detto:

“Sono molto più consapevole adesso di come il lavoro che facciamo in laboratorio potrebbe un giorno portare a qualcosa che potrà essere utilizzato per aiutare coloro che devono vivere con la SM”.
Fonti

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