Cari lettori,
un nuovo test potrebbe mostrare come l’esercizio fisico benefici le persone con sclerosi multipla (SM) e altre condizioni neurologiche.

Fino agli anni Novanta vi era la convinzione che l’esercizio fisico fosse da evitare per i malati di sclerosi multipla, poiché persone ritenute meno resistenti alla stanchezza e allo sforzo intenso a causa della patologia di base; di conseguenza lo sport e il movimento venivano considerati un impegno eccessivo e pertanto sconsigliati. Lo sport era addirittura ritenuto dannoso sull’andamento della malattia, poiché l’aumento della temperatura corporea e lo sforzo fisico possono portare a un temporaneo peggioramento clinico con l’insorgenza di disturbi visivi (fenomeno di Uhthoff) e un peggioramento della stanchezza e della spasticità. In passato si pensava quindi che tali condizioni predisponenti l’insorgenza di sintomi dovessero essere evitate.

Ulteriori studi, invece, non hanno supportato la convinzione dell’impatto negativo dello sport sul decorso della sclerosi multipla. Oggi, infatti, si differenzia lo sport praticato a livello agonistico, che può portare a un eccessivo affaticamento e a un peggioramento del decorso della malattia, da un’attività fisica moderata e adeguata alle prestazioni fisiche individuali, fortemente consigliata: oltre ai benefici sul corpo si riconoscono effetti positivi sulla mente e sull’umore. Benché la maggior parte degli studi più recenti coinvolga solo un esiguo campione di pazienti e i parametri valutati non siano sempre confrontabili tra loro, gli ultimi dati documentano gli effetti positivi dello sport su alcuni sintomi della sclerosi multipla, con conseguente loro riduzione. Inoltre, pur essendo possibile un peggioramento dei sintomi sensitivi e visivi in seguito a sforzo fisico, non bisogna dimenticare che nell’85% dei pazienti essi scompaiono in circa mezz’ora.

Nella maggioranza dei pazienti che per settimane o mesi hanno fatto esercizio fisico, è stato rilevato un miglioramento della mobilità, della resistenza allo sforzo e della coordinazione. Sono stati riscontrati effetti positivi anche sulla depressione e sulla stanchezza.

È quindi oggi assodato dalla comunità scientifica che l’attività fisica nella sclerosi multipla aiuta a prevenire disturbi posturali tramite il rafforzamento dei muscoli e l’aumento di elasticità, oltre a ridurre il senso di fatica, condizione molto accentuata e invalidante nella sclerosi multipla.

Per quanto lo sport non possa frenare l’avanzamento della sclerosi multipla, diversi studi clinici hanno dimostrato che allenamenti di resistenza progressivamente più intensi (progressive resistance training/endurance training) hanno effetti positivi sulle limitazioni fisiche legate alla malattia e in particolar modo riducono la fatica fisica, incrementando la forza, la resistenza muscolare (soprattutto degli arti inferiori) e la qualità di vita nelle persone affette da sclerosi multipla recidivante remittente. Tuttavia, non sono stati osservati miglioramenti nella deambulazione, se fortemente alterata, e i benefici non sembrano persistere se l’allenamento viene interrotto.

E’ degno di nota un piccolo studio pilota irlandese del 2014 che ha valutato la combinazione degli allenamenti di resistenza insieme a una stimolazione elettrica neuromuscolare in pazienti affetti da sclerosi multipla con disabilità avanzata e disturbi della deambulazione. I risultati hanno dimostrato per la prima volta, anche in una popolazione con malattia più grave, un miglioramento dei disturbi motori in particolare quando l’esercizio fisico veniva associato alla suddetta stimolazione elettrica.

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La valutazione della salute dei muscoli nei soggetti con SM, lesioni del midollo spinale ed altre condizioni gravi danni ai nervi di solito viene eseguita con la risonanza magnetica (MRI) ed altre attrezzature costose. I ricercatori del dipartimento di kinesiologia presso l’Università della Georgia (UGA) College of Education, hanno sviluppato un test non invasivo in grado di misurare gli aumenti di resistenza muscolare. Quest’ultima è la capacità di un muscolo di esercitare una forza, costantemente e ripetutamente, per un periodo di tempo dopo l’esercizio.

Per misurare la resistenza muscolare, i ricercatori hanno utilizzato un accelerometro in combinazione con un dispositivo che utilizza impulsi elettronici a basso livello per determinare un movimento dei muscoli. Un accelerometro registra l’accelerazione in movimento.

Il professor Kevin McCully ha detto che i risultati ottenuti sono al di là di quello che il team di ricerca aveva anticipato per un campione clinico che di solito non è testato per la salute dei muscoli. “Sono un vero fan del test”, ha detto in un comunicato stampa. “Esso ha davvero la possibilità di trasformare il modo in cui vengono studiati i muscoli nelle popolazioni cliniche, proprio perché è così semplice da utilizzare, facile e ben tollerato dai pazienti.”

McCully (nella foto in basso) è a capo del UGA Exercise Muscle Physiology Laboratory (Laboratorio di Fisiologia, presso la UGA). Uno degli scopi principali della sua ricerca è quello di sviluppare approcci non invasivi per studiare il metabolismo del muscolo scheletrico, il flusso di sangue e l’utilizzo di ossigeno. Un altro è quello di sviluppare soluzioni innovative per migliorare i livelli di attività fisica ed esercizio in persone con malattie croniche e lesioni.

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Brad Willingham, uno studente di dottorato in kinesiologia che ha contribuito a sviluppare il test, ha detto che ha già visto notevoli risultati negli individui con SM. I suoi risultati sono stati riconosciuti dalla American College of Sports Medicine, che gli ha assegnato il premio come miglior poster di dottorato in un convegno nel mese di febbraio.

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Utilizzando uno speciale tapis roulant anti-gravità (nella foto), Willingham faceva esercitare i suoi pazienti due volte alla settimana per otto settimane. Poi ha usato il nuovo test per valutare l’aumento della resistenza muscolare dei pazienti dopo l’esercizio. Ha così riscontrato che l’esercizio fisico ha indotto un notevole aumento della salute dei muscoli dei pazienti.

“Stiamo cercando di comprendere il meccanismo che sta alla base del funzionamento di tale terapia”, ha detto Willingham. “Crediamo fortemente che alcuni benefici di tale terapia siano legati alla plasticità muscolare, o alla capacità del muscolo di adattarsi all’esercizio fisico, e questo è essenzialmente ciò che questo test sta dimostrando”.

In collaborazione con il Shepherd Center di Atlanta, i ricercatori hanno cercato anche di esplorare nuove strategie per mantenere più attivi coloro i quali vivono con debilitanti condizioni di danno ai nervi; non importa quanto sia seria la loro malattia. McCully ha infatti affermato che il test può aiutare i pazienti a rimanere indipendenti più a lungo, a prescindere dal tipo e dalla gravità della SM.

“Anche se un paziente è in una sedia a rotelle, questo test dimostra che l’esercizio fisico può migliorare la loro funzione in modo piuttosto evidente”, ha concluso. “I risultati di Brad dimostrano ulteriormente che questo approccio funziona, e i suoi risultati preliminari in pazienti affetti da SM dimostrano che è possibile apportare dei cambiamenti nella SM.”

Fonti

http://news.uga.edu/releases/article/low-cost-test-evaluate-muscle-health/

http://www.acsm.org/

http://www.uga.edu/

https://multiplesclerosisnewstoday.com/news-posts/2017/03/13/muscle-health-test-shows-importance-of-exercise-in-multiple-sclerosis/

 

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