Il 28 marzo al più tardi, potrà essere una data storica per la comunità dei pazienti con sclerosi multipla (SM), ma anche per le loro famiglie, gli operatori sanitari, i ricercatori e i medici allo stesso modo. La statunitense Food and Drug Administration (FDA) esprimerà, infatti, il suo parere finale sull’approvazione della commercializzazione del farmaco Ocrevus (ocrelizumab).

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Il farmaco sarà il primo ad offrire benefici sia per i malati di SM recidivante-remittente (SMRR) che per i pazienti con SM primariamente-progressiva (SMPP) – con prove cliniche che mostrano una progressione della disabilità sospesa nella SMPP, e molto più pazienti SMRR con nessuna attività della malattia rispetto a quelli trattati con Rebif .

E proprio perchè la data prevista per il verdetto della FDA si sta avvicinando velocemente, il sito americano Multiple Sclerosis News Today  ha intervistato il 28 Febbraio scorso il Dr. Peter Chin, MD, neurologo e principale direttore medico del Global Neuroscience Development della Genentech, per discutere il significato della tanto attesa licenza da parte della Biologics License Application – ed è chiaro che sia i neurologi della Genentech che degli Stati Uniti si aspettano che il farmaco venga approvato.

“Stiamo lavorando a stretto contatto con la FDA e la European Medicines Agency (EMA) per portare ocrelizumab alle persone con forme recidivanti-remittenti e primariamente progressive di sclerosi multipla al più presto possibile”, ha detto Chin.

E’ stato dimostrato che il trattamento funziona in tre test clinici di fase 3: i trials OPERA I e OPERA II (NCT01247324 e NCT01412333) nei pazienti SMRR, e il trial ORATORIO (NCT01194570) nelle persone con malattia primariamente progressiva.

La scienza progredisce

Ocrevus si basa su un approccio completamente nuovo al trattamento della sclerosi multipla. In contrasto con la maggior parte dei trattamenti disponibili oggi, che prendono di mira le cellule immunitarie T, Ocrevus lavora eliminando un particolare insieme di cellule B del sistema immunitario le quali presentano una molecola CD20 sulla loro superficie, dal sistema. Tale differenza sembra essere la forza di Ocrevus.index

“Negli ultimi 20 anni, abbiamo visto un sacco di progressi nella lotta contro la SM. Nonostante questi progressi, le persone con SMRR continuano ad avere bisogno di farmaci che offrano il potenziale per una maggiore efficacia rispetto alle cure standard con interferoni, mostrando anche un profilo di sicurezza favorevole “, ha detto Chin.

I ricercatori ritengono che queste cellule B contribuiscano a danneggiare la mielina e le cellule nervose, due componenti fondamentali nella SM che portano a disabilità e alla progressione della malattia. “Questa scienza pionieristica ridefinisce la nostra comprensione della biologia di base della sclerosi multipla e dimostra che le cellule B, un tipo di cellule del sistema immunitario, svolgono un ruolo centrale nella malattia”, ha aggiunto Chin.

La grande novità

Innegabilmente, il gruppo di pazienti con il più grande bisogno insoddisfatto è quello della SMPP. Per molte di queste persone, l’idea di un farmaco che possa rallentare o prevenire la progressione della disabilità è stato un sogno totalmente inverosimile. Ma il cambiamento di orientamento dalle cellule T alle B sembra aver reso quell’idea, una volta illusoria, una possibile realtà.

“Ocrelizumab è il primo farmaco in fase di sperimentazione che pare riduca in modo significativo la progressione della disabilità fisica nella SMPP in un ampio studio di fase 3”, ha detto Chin – un punto che, comprensibilmente, è tornato più volte durante l’intervista.

In numeri, questo significa che dopo 12 settimane, i pazienti con SMPP trattati con Ocrevus avevano un rischio relativo del 24% inferiore di progredire rispetto a quelli trattati con placebo. Dopo sei mesi, la riduzione del rischio relativo è stata mantenuta.

Al termine delle 120 settimane di trattamento, Ocrevus aveva migliorato la capacità dei pazienti SMPP di camminare, e, ridotto il numero di lesioni cerebrali in RM rispetto all’inizio dello studio. Questo è stato in enorme contrasto con il sempre maggiore carico lesionale registrato nei controlli.

“Non essendoci altri trattamenti approvati per la SMPP, ocrelizumab ha il potenziale di affrontare gli importanti bisogni insoddisfatti nella SM”, ha detto Chin. “Sulla base dei risultati degli studi clinici cardine OPERA I, OPERA II e ORATORIO, ocrelizumab può cambiare il modo in cui viene trattata la SM.”

Una vita senza l’attività della malattia?

Anche i pazienti SMRR hanno oggi una nuova ragione per essere ottimisti. La proporzione di pazienti trattati con Ocrevus con nessuna evidenza di attività della malattia, o NEDA come viene chiamata dagli scienziati, era molto più alta negli studi OPERA che in quelli trattati con alte dosi di Rebif (interferone beta-1a) – oggi un trattamento standard per la SM.

NEDA è una misura globale che tiene conto della presenza di sintomi di recidiva, progressione della disabilità, e delle nuove o più estese lesioni cerebrali rilevate dalle scansioni cerebrali. Chin ha sottolineato che il controllo dell’attività della malattia in una fase iniziale, comprese le riduzioni di ricadute e della progressione della malattia, svolge un ruolo chiave nel prevenire l’accumulo a lungo termine di invalidità.

I due studi OPERA  hanno mostrato che quasi la metà di tutti i pazienti ha mantenuto il NEDA per tutte le 96 settimane dello studio. Questo è stato il 64% e l’89% in più rispetto ai gruppi Rebif nei due studi.

Ma cosa significa questo in realtà significa per un paziente con SM? Multiple Sclerosis News Today ha chiesto a Chin come la mancanza di attività della malattia, se si scoprisse che questa possa essere mantenuta nel corso della vita di un paziente, può giocare un ruolo chiave nel lungo periodo.

Chin ha detto che “una pubblicazione indipendente sullo stato del NEDA nel lungo periodo ha mostrato che NEDA dopo due anni ha avuto un alto valore predittivo positivo sulla progressione fino a sette anni,” ma ha ammonito che l’impostazione di una prognosi di una malattia cronica come la SM è ancora molto incerta.

“Scientificamente parlando, proiettare l’efficacia di una terapia per la SM nel corso del tempo – o per una qualsiasi condizione cronica che colpisce i giovani adulti – è molto difficile da fare”, ha detto, aggiungendo che Genentech sta lavorando per capire come l’efficacia di Ocrevus possa essere proiettata nel futuro. Studi open-label di estensione delle prove OPERA e ORATORIO continueranno a monitorare i pazienti che hanno completato gli studi clinici, e altri studi a tal proposito sono già in programma.

Il prezzo del trattamento

Come la maggior parte dei pazienti con SM ha sperimentato con i precedenti trattamenti, anche per Ocrevus gli effetti collaterali sono il prezzo che un paziente deve pagare per tenere a bada la malattia. Questo farmaco infatti non fa eccezione, ma le analisi mostrano che, fino ad ora, la maggior parte dei suoi effetti collaterali sono lievi. Poiché l’azione di Ocrevus colpisce un tipo specifico di cellule immunitarie, la questione di come il trattamento possa influire sulle difese naturali contro le infezioni batteriche e virali è probabilmente nella mente di tutti.

Secondo Chin, è improbabile che Ocrevus abbia un impatto sull’immunità basata sugli anticorpi, acquisita in precedenza, e non influisce sulle cellule staminali del sistema immunitario. La chiave di questo è che Ocrevus ha come target la molecola CD20, presente sulla superficie di alcune cellule B. Le plasmacellule produttrici di anticorpi e le cellule staminali non presentano questo importante fattore. “Dal momento che la proteina CD20 non si trova in molte altre cellule del sistema immunitario, queste ultime possono continuare a combattere le infezioni e le altre malattie”, ha detto Chin.

Gli studi clinici hanno dimostrato che gli eventi avversi gravi e le infezioni erano ugualmente comuni tra i pazienti trattati con Rebif e quelli trattati con Ocrevus, e anche quando si confrontano Ocrevus e placebo tra i pazienti SMPP. Finora, inoltre, non vi è stato alcun segno di infezione con il temuto virus John Cunningham (JC) che causa la leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) – una complicanza rara osservata in pazienti con sclerosi multipla trattati con altri farmaci biologici. Vi è, tuttavia, un punto di preoccupazione. I tumori sono stati due volte più comuni tra i pazienti trattati con Ocrevus rispetto ai gruppi di controllo in tutti e tre gli studi clinici. Ma secondo Chin, Genentech non crede che i dati clinici – nella sua interezza – supportino l’idea che Ocrevus possa far sì che i tassi di tumore siano numericamente superiori. “I tassi di malignità con trattamento ocrelizumab rimangono all’interno dei report epidemiologici e non è stata stabilita alcuna chiara relazione tra la soppressione delle cellule B e la malignità”, ha detto Chin, aggiungendo che i pazienti negli studi di estensione non hanno mostrato un aumento del rischio di tumori con l’aggiunta esposizione al trattamento con Ocrevus.

Tuttavia, Genentech continuerà a tenere d’occhio la sicurezza del farmaco in altri studi clinici. Anche i pazienti trattati che non hanno partecipano ai trials saranno monitorati, perchè questa è una questione ancora aperta, mentre Genentech attende la decisione finale della FDA. “La sicurezza del paziente è molto importante per noi e siamo impegnati in un  continuo monitoraggio di tutti i dati relativi alla sicurezza, compresi i tassi di malignità negli studi clinici in corso e in quelli futuri”, ha affermato Chin.

Chi otterrà l’accesso?

Una preoccupazione del paziente di natura diversa è l’accesso al nuovo farmaco, che dovrebbe essere approvato. Nuovi farmaci biologici tendono ad essere molto costosi, e non sempre sono rimborsati dai contribuenti sanitari. Genentech sta già lavorando sulla questione. Per fare in modo che il maggior numero di pazienti possibile possa ottenere l’accesso al trattamento, il farmaco sarà parte del servizio della società Access Solutions.

Il servizio aiuta i pazienti con una prescrizione per Ocrevus nella navigazione del processo di accesso e di rimborso. Quindi, mentre Genentech e il resto della comunità SM attendono la risposta della FDA, le parole di Chin agiscono come promemoria  del duro lavoro dei ricercatori e dei pazient. “Ocrelizumab è il primo e unico trattamento in fase di sperimentazione con una comprovata efficacia superiore rispetto a un qualsiasi altro farmaco comparatore in entrambe SMRR ed SMPP,” ha ripetuto Chin, dando gran voce alle speranze riposte su questo trattamento.

La trascrizione completa (in lingua inglese) dell’intervista di Multiple Sclerosis News Today al Dr. Peter Chin può essere letta qui.

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