L’horror è spesso liquidato come un genere poco intelligente; dove lasciarsi andare a brividi a buon mercato e a tattiche intimidatorie col fine di farci rizzare i capelli e saltare sulla poltrona di fronte allo schermo. I critici di routine respingono i film horror come puro intrattenimento a buon mercato, privo di qualsiasi valore cinematografico reale. Tuttavia, sotto il gore e i salti per lo spavento vi è spesso un sottotetto significativo o un messaggio socio-politico invisibile altrimenti, ben celato e spesso forte. Simile al lavoro artistico dei fratelli Chapman, che avevano fatto dell’arte un mestiere disgustoso e osceno, destinato a scioccare lo spettatore e a fargli mettere in discussione ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; gli attuali registi utilizzano spesso il genere horror per ritrarre situazioni politiche della vita reale, attraverso mostri, assassini o creature misteriose, spaventando. Così, invece di sollevare una normale denuncia diretta, questa “tattica” permette al regista di celare un messaggio che spesso va contro la società americana (ma non solo), fatta di consumi, vizi, di media fasulli, etc, che può in gran parte essere miscelato nella trasposizione cinematografica ed essere così visto e percepito dal pubblico generale. Vediamo insieme alcuni horror “intelligenti”.

L’ultima casa a sinistra (1972)

Non è una sorpresa che i film di Wes Craven tendono a riflettere sul significato più profondo di una storia, ed infatti lui era un professore prima di iniziare la sua carriera professionale di regista horror. L’ultima casa a sinistra, del 1972, ritrae la storia di un gruppo di adolescenti che stuprò e uccise una giovane ragazza e, successivamente, essi stessi saranno le vittime del padre vendicativo della giovane. Piuttosto scioccante e molto originale al tempo, questa trama è stata copiata più avanti da numerosi registi in film più recenti come I Spit on Your Grave (1978) e The Tortured (2010).

Il film ha diviso l’opinione dei critici, i quali erano incerti se il film fosse un audace tentativo di rendere il concetto di violenza nei moderni film horror o piuttosto un film di violenza fine a se stesso, o una sorta di combinazione tra le due cose. Risulta comunque una interessante dimostrazione di come il genere horror riesca spesso ad analizzare la società in modo più concreto e disilluso di molti altri generi cinematografici: in particolare, il film mostra come, quando si tratta di vendicare i propri figli, la famiglia borghese e bene educata, che all’inizio del film viene mostrata mentre critica la quantità di violenza presente nei film horror apprezzati dalla figlia, arrivi poi a sprigionare una brutalità certo non inferiore a quella della banda che ha perpetrato le orribili violenze iniziali. Questo per realizzare il desiderio di vendetta, di giustizia “occhio per occhio”, ponendo lo spettatore di fronte alla questione se la lotta alla violenza con la violenza è giustificabile o davvero efficace.

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The Purge (2013)

Rilasciato nel 2013, The Purge è un film horror a basso budget che è riuscito ad incassare circa 90 milioni di dollari al botteghino, ottenendo un enorme successo in gran parte dovuto alla sua trama inventiva e dalla forte estetica. E’ difficile non notare il significato politico di questa particolare pellicola, in quanto essa mostra la risposta del governo ad una epidemia crescente di violenza, e cioè un’anarchia annuale di 12 ore di crimine libero in cui l’omicidio è legale. In un’economia capitalistica, questi eventi annuali di “spurgo” hanno i loro più devastanti effetti sui poveri e in generale sui più vulnerabili della società, mentre l’élite dei ricchi si nasconde in lussuose case o addirittura partecipa nel terrorizzare i più indifesi della comunità. E’ questo un film che tiene incollati alla sedia e non possiamo proprio fare a meno di chiederci che cosa persino i nostri vicini potrebbero farci se non ci fosse assolutamente alcuna conseguenza per le loro azioni.

Il seguito di questo film – The Purge: la notte del giudizio (2016) gioca ancora di più su questo messaggio politico in quanto mostra i politici corrotti che promuovono l’omicidio dei livelli “più bassi” della società. Un ottimo film horror in pieno diritto, questo è il genere di film che mostra pienamente l’attuale clima sociale del mondo corrotto e di una politica sempre più populista che incita all’odio e alla violenza favorendo i ricchi e i potenti.

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Rosemary’s Baby (1968)

Il film più antico di questo articolo, Rosemary’s Baby (il bambino di Rosemary), una delle produzioni più agghiaccianti e acclamate di Roman Polanski, è stato rilasciato poco dopo l’ampia disponibilità della pillola contraccettiva negli Stati Uniti. Il film segue la storia di una donna in dolce attesa che apprende poco a poco che il marito ha fatto un patto con una setta satanica e che lei in realtà è incinta del figlio del diavolo. Questo è stato certamente un film horror di grande successo, il cui lavoro ha voluto anche manifestare un’aspra critica dell’atteggiamento sociale nei confronti dei diritti riproduttivi delle donne in una società altamente patriarcale.

L’inutile e minaccioso “trattamento” trasposto nella pellicola di Polanski che la protagonista riceve da parte del medico e dei vicini di casa è senza dubbio una interessante riflessione della società in cui è stato realizzato il film. Un horror femminista, struggente, spesso definita come la più grande opera del famoso regista, nonostante lui stesso fosse stato accusato di aver stuprato una bambina precedentemente drogata di 13 anni nel 1977. Ironico.

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Machete (2010)

Non di grande successo, come alcuni dei film più noti in questo elenco, Machete è però senza dubbio un film horror politico dalla storia incisiva. Un incubo assoluto per i razzisti anti-messicani, Machete mostra la storia di un killer ingaggiato per assassinare un senatore che è troppo zelante con le leggi di deportazione e anti-immigrazione. E’ meno sottile rispetto ad alcuni altri horror politici, ma si tratta di un film di vendetta antirazzista alquanto soddisfacente.

I combattenti per la libertà messicani sono gli eroi in questo film, il quale mostra una retorica anti-governo messicano non dissimile da ciò che abbiamo visto in questi anni durante le elezioni presidenziali americane. Non sono sicura che questo film sia davvero un buon ritratto dei messicani nativi in una “luce positiva”, ma è chiaramente l’espressione della rabbia di un gruppo di persone contro un mondo di pregiudizi.

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Horror is often dismissed as an unintelligent genre; where we settle down to cheap thrills and scare tactics in order to make our hair stand on end and give us a jump. Critics routinely dismiss horror films as pure entertainment fodder, lacking any real cinematic value. However, beneath the gore and jump scares there is often meaningful subtext and socio-political commentary. Similar to the artistic work of the Chapman Brothers, who craft disgusting and obscene art which is intended to shock the onlooker and make them question what is right and wrong; directors often use the horror genre to portray real-life political situations through monsters or scares. Instead of picking up on this subtext, this tactic can largely go unmixed by the general audience.

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“Hell” – The Chapman Brothers

Last House on the Left (1972)

It’s no surprise that Wes Craven’s films tend to reflect on the deeper meaning of a story, as he was actually a professor before he turned his hand to film making. The Last House on the Left portrays the story of a group of teens who rape and murder a young girl and subsequently become the victims of the girl’s vengeful father. Shocking and original upon its initial release, this plot has now been mirrored by more recent films such as I Spit on your Grave (1978) and The Tortured (2010).

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The Last House on the Left (1972)

The Last House on the Left really exposes middle-class America and tackles the call for “an eye for an eye” justice – making the viewer question whether fighting violence with violence is justifiable or indeed effective.

The Purge (2013)

Released in 2013, The Purge was a low-budget horror movie which turned around $90 million dollars at the box office, its huge success largely coming from its inventive plot and aesthetic. It is hard to miss the political meaning of this particular release as it shows the government’s response to an increasing epidemic of violence; an annual 12- hour crime free anarchy where murder is legal. In a capitalist economy, this annual purge effects the poorest and most vulnerable in society the most, whilst the rich elite hide out in their shelters or even partake in the terrorising of the most defenceless in the community. It makes the watcher wonder what their own neighbours would do to them if there were absolutely no consequences for their actions.

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The Purge: Election Year (2016)

The sequel to this film – The Purge: Election Year (2016) plays even more on this political message as it shows corrupt politicians promoting murder of the ‘lowest’ levels of society. An excellent horror in its own right, these films also demonstrate the world’s current corrupt and hateful political social climate which favours the rich and the powerful.

Rosemary’s Baby (1968)

The oldest film in this article, Rosemary’s Baby was released shortly after the widespread availability of the contraceptive pill in the USA. The film follows the story of a pregnant women who gradually learns that her husband has made a pact with a satanic cult and she is actually pregnant with the devil’s child. Although a very successful horror movie, the work is also hailed as a highly critical commentary on the attitude towards women’s reproductive rights in a patriarchal society.

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Rosemary’s Baby (1968)

Rosemary’s treatment from the doctor’s and neighbours in her life is menacing and unhelpful and this film was an interesting reflection of the society in which it was made. A poignant feminist horror, it is often hailed as the greatest work of director Roman Polanski, despite him himself being charged with the rape of a drugged 13-year-old girl in 1977. Ironic.

Machete (2010)

Not as successful as some of the better-known movies on this list, Machete is still a hard-hitting political gore fest. An absolute nightmare for anti-Mexican racists, Machete depicts the story of a hit man hired to assassinate a senator who is overzealous with deportation and anti-immigration laws. It is less subtle than some other political horrors but it is a satisfying anti-racist revenge movie.

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Machete (2010)

Mexican freedom fighters are the heroes in this movie which shows an anti-Mexican government rhetoric not unlike what we saw in this years American presidential election. I’m not sure if the movie really does a good job of portraying native Mexicans in a “positive light” but it is clearly an expression of the anger of a race of people against a prejudiced world.

References:

http://morbidlybeautiful.com/themeweek-social/

https://en.wikipedia.org/wiki/Jake_and_Dinos_Chapman

http://www.alternet.org/story/148830/the_10_best_political_cult_horror_films_ever

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