Cari lettori,
secondo i risultati di una recente indagine, la resilienza, ovvero la capacità di una persona di affrontare i cambiamenti e risolvere i problemi, sarebbe associata alla soddisfazione personale per i ruoli sociali e alla qualità della vita nei pazienti con sclerosi multipla (SM) o altre malattie croniche. Tuttavia, non sarebbe legata alla funzione fisica del paziente.
Il concetto di ruolo in sociologia definisce l’insieme dei modelli di comportamento attesi, degli obblighi e delle aspettative che convergono su un individuo che ricopre una determinata posizione sociale. Spesso è associato al concetto di status in quanto una determinata posizione sociale comporta sia degli obblighi (ruolo) che dei benefici (status). Ogni status comporta numerosi ruoli (lo status di professore universitario comporta il ruolo di docente, ricercatore, collega, autore di pubblicazioni accademiche, ecc).

In psicologia, la resilienza è una parola che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. La persona “resiliente”, dunque, può essere considerata quella che ha avuto uno sviluppo psicoaffettivo e psicocognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall’esperienza, da capacità mentali sufficientemente valide, dalla possibilità di giudicare sempre non solo i benefici, ma anche le interferenze emotivo-affettive che si realizzano nel rapporto con gli altri.

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L’articolo con i risultati è intitolato “Resilience and function in adults with physical disabilities: an observational study,” (“Resilienza e funzione negli adulti con disabilità fisiche: uno studio osservazionale,”) ed è stato pubblicato su  Archives of Physical Medicine and Rehabilitation.

La SM può avere un impatto significativo sulle emozioni, non solo per l’imprevedibilità del decorso della malattia, ma anche perché colpisce le parti del cervello che controllano fortemente l’umore e il comportamento. Pertanto, comprendere i fattori che promuovono la resilienza può aiutare le persone con SM ad affrontare la malattia e ad adattarsi ai cambiamenti di salute imprevedibili che essa comporta.

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Per determinare se la resilienza era collegata alla soddisfazione per i ruoli sociali, al funzionamento fisico o alla qualità della vita, Samuel Battalio e i suoi colleghi presso l’Università di Washington, hanno esaminato le informazioni provenienti da 1.574 persone con SM e/o altre condizioni croniche, tra cui la distrofia muscolare, la sindrome di post-poliomielite, o lesioni del midollo spinale.

Le informazioni sono state recuperate dalle indagini di studio condotte negli Stati Uniti per rintracciare le persone nella nazione che stanno invecchiando con disabilità fisiche. La resilienza è stata valutata utilizzando una scala clinica validata, mentre la funzione fisica, la soddisfazione per i ruoli sociali, e la qualità della vita sono state valutate attraverso dei questionari.

Dopo aver suddiviso i dati per età, sesso, diagnosi, salute psicologica e gravità dei sintomi riscontrati, una maggiore capacità di recupero è risultata essere significativamente e positivamente associata ad una maggiore soddisfazione per i ruoli sociali e la qualità della vita.

Tuttavia, questo rapporto era leggermente diverso nei due sessi, con gli uomini che avevano espresso maggiori livelli di soddisfazione per i ruoli sociali appaganti riportando livelli assai più elevati di resilienza. È interessante notare che la resilienza non è risultata significativamente maggiore nelle persone che avevano riferito di una migliore funzione fisica.

Pertanto, secondo i ricercatori, questi risultati forniscono ulteriori prove a favore del fatto che la resilienza ha un ruolo unico negli esiti funzionali non fisici tra colori i quali presentano disabilità e patologie croniche.

Per concludere, vorrei dire che talvolta la vita ci mette a dura prova con continui colpi bassi, specie quando meno ce li si aspetta. Quando ciò accade, si è del tutto sguarniti, ma l’unico àmbito in cui si può rivendicare una certa autonomia è il proprio atteggiamento. In genere sono due le opzioni a disposizione: o ripiegarsi in se stessi o accettare la sfida.

Nondimeno, avere un spirito ottimistico non vuol dire ignorare la difficile realtà delle cose o sfoggiare sorrisi a trentadue denti tanto brillanti quanto falsi. Vuol dire, invece, cercare di vedere le cose dall’alto, riconoscere che nessuno è perfetto, accettare la situazione e vedere la metà piena del bicchiere. Oramai numerosi studi dicono che l’ottimismo non solo può migliorare lo stato di benessere ma anche ridurre il rischio di malattie, come le patologie cardiache ma anche la depressione e la comune influenza.

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Come fare ad avere un atteggiamento più positivo?

Naturalmente, quanto scritto sopra sia ben più facile a dirsi che a farsi, molte persone hanno una certa predisposizione ad essere depresse o nervose. Difatti, la tendenza di una persona all’ottimismo, o viceversa al pessimismo, può essere anche un carattere ereditario o comunque non legato alla Sclerosi Multipla. Il modo migliore per contrastare una tendenza negativa innata è l’auto-consapevolezza: appena si scorgono i primi segni di un imminente stato depressivo è bene rendersi conto della cosa e tentare di controllarlo. Riconoscere questi primi “sintomi” è la chiave per il controllo delle emozioni, che aiuta a sviluppare un atteggiamento più positivo.

Sul suo sito web, anche la National Multiple Sclerosis Society fornisce una risorsa per le persone con SM che promuove la resilienza attraverso varie capacità di apprendimento e abitudini che possono aiutare i pazienti a “dare il meglio di sé anche di fronte alle avversità.” Ulteriori informazioni si possono trovare in questo link: momentummagazineonline.com/the-resilience-factor/

E voi cosa ne pensate?

Fonti

multiplesclerosisnewstoday.com/2017/01/18/resilience-ms-patients-linked-social-satisfaction-quality-life-not-physical-function/

http://momentummagazineonline.com/the-resilience-factor/

www.giovanioltrelasm.it/2013/10/emozioni-in-mente-accettazione-adattamento-o-resilienza/

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