Cari lettori,
oggi volevo parlarvi di un recente studio italiano che interesserà senza dubbio i pazienti SM che al momento assumono il farmaco Tysabri (Natalizumab).
La Leucoencefalopatia Multifocale Progressiva (PML) nella sclerosi multipla (SM) dei pazienti trattati con Tysabri (Natalizumab) è legata a risultati migliori se la condizione non dà luogo a sintomi reali ed è diagnosticata precocemente. L
esioni cerebrali limitate e risposte immunitarie più protettive sono state osservate anche nei pazienti che stanno meglio, ma i ricercatori hanno sottolineato che i loro risultati sono ancora incerti, considerando le piccole dimensioni dello studio.

I risultati confermano inoltre che le scansioni del cervello attraverso la risonanza magnetica (MRI) sono utili per il monitoraggio dei pazienti che utilizzano Tysabri per osservare i segni di PML.

Lo studio dal titolo  “Natalizumab-Related Progressive Multifocal Leukoencephalopathy in Multiple Sclerosis: Findings from an Italian Independent Registry,”, ovvero Leucoencefalopatia Multifocale Progressiva associata al Natalizumab nella Sclerosi Multipla: risultati di un Registro indipendente italiano,” è stato pubblicato il 20 Dicembre 2016 sulla rivista PLOS ONE.

Tysabri è una terapia efficace per la SM, ma associata ad un aumentato rischio di sviluppare la PML, che è un’infezione opportunistica del sistema nervoso centrale (SNC)  caratterizzata da un danno progressivo o da un processo di infiammazione della sostanza bianca cerebrale. La malattia insorge quasi esclusivamente nelle persone che soffrono di grave immunodeficienza. A causare la PML è un particolare tipo di poliomavirus chiamato virus JC (John Cunningham Virus). Tale virus è presente nell’86% della popolazione, sebbene rimanga latente nella maggior parte dei casi, e può dare origine alla malattia soltanto nel momento in cui il sistema immunitario sia fortemente indebolito.

Vi sono casi di PML causati da agenti farmacologici, sebbene non sia del tutto chiaro se ciò possa essere attribuibile almeno in parte alla precaria risposta immunitaria o a farmaci specifici. Ad ogni modo, tali vanno considerati diversi anticorpi monoclinali tra cui il natalizumab, il rituximab, ecc. La leucoencefalopatia multifocale progressiva è caratterizzata da sintomi aspecifici come una maggiore  debolezza, fino a sintomi come disturbi della visione, cambiamenti comportamentali o di personalità, disturbi della memoria e dell’orientamento fino a quadri veri e propri di confusione mentale, crisi epilettiche. Rispetto alla SM la  PML progredisce più rapidamente (giorni o settimane) e la malattia viene diagnostica con l’esame  del DNA del virus JC nel liquor. Anche la risonanza magnetica fornisce evidenza della presenza della PML (vedi immagine).

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Per comprendere meglio i fattori associati alla PML, un gruppo di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma in Italia ha seguito un gruppo di 39 pazienti affetti da SM che sono stati diagnosticati con la condizione PML dopo essere stati trattati con Tysabri. I pazienti sono stati seguiti per un anno.

Un terzo del gruppo aveva ricevuto in precedenza uno o più farmaci immunosoppressivi prima di iniziare il trattamento con Tysabri. Questi ultimi hanno ricevuto una media di 38,6 infusi prima di sviluppare la PML, ma il numero varia notevolmente tra i pazienti, con una gamma che va da 11 a 86.

Un paziente ha sviluppato la condizione durante il primo anno di trattamento, e cinque (che costituiscono il 12,8%) dopo la 64esima infusione di Tysabri. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti sono stati relativamente distanziati in modo uniforme tra questi due estremi.

Uno sguardo più da vicino delle caratteristiche del paziente, legato alla durata del trattamento con Tysabri prima della diagnosi di PML, ha rivelato che i 10 pazienti che si sono ammalati prima della 24esima infusione erano più anziani quando hanno iniziato il trattamento con Tysabri.

L’uso precedente di immunosoppressori non ha avuto alcun impatto nel tempo necessario per i pazienti SM di sviluppare la PML.

Nella maggior parte dei casi, 84,6%, la PML è stata sospettata quando i pazienti hanno iniziato a mostrare un improvviso peggioramento delle funzioni neurologiche, tra cui la capacità di pensare e di muoversi. Altri sintomi sono l’epilessia e le allucinazioni.

I rimanenti pazienti non hanno sviluppato sintomi specifici – una condizione nota come PML asintomatica. In questi casi, invece i medici hanno sospettato la PML quando hanno notato cambiamenti insoliti nelle scansioni di risonanza MRI. Tutti sono risultati positivi per gli anticorpi contro JCV.

È interessante notare che i ricercatori hanno riscontrato che i pazienti in cui l’infezione ha causato solo problemi cognitivi sono stati diagnosticati quasi due volte più rapidamente di quelli con altri sintomi cerebrali.

L’invalidità in seguito a PML, misurata attraverso l’Expanded Disability Status Scale (EDSS), era al suo peggio nei sei mesi dopo la diagnosi. Alla fine dello studio, il 38,4% dei pazienti aveva accumulato disabilità fino a 1 punto in più della scala EDSS, il 23,1% aveva raggiunto 2 punti in più e il 38,4% 3 o più punti in più rispetto allo studio iniziale (più alti sono i punteggi EDSS peggiore è lo stato di disabilità).

Tre pazienti sono inoltre deceduti nel corso dello studio, per un tasso di sopravvivenza del 92,3%. Due di questi pazienti avevano la sindrome infiammatoria da immunoricostituzione (IRIS). Quest’ultima è una malattia di recente identificazione e crescente importanza, che colpisce alcuni pazienti affetti da AIDS trattati con terapia antiretrovirale ad elevata efficacia (HAART: Highly Active Anti-Retroviral Therapy). Più nello specifico la IRIS consiste in una presentazione atipica o marcatamente infiammatoria di un’infezione opportunistica o di un tumore, non dovuta agli effetti collaterali della HAART e tale da svilupparsi dopo l’inizio, la reintroduzione o la modifica della HAART in pazienti HIV+ capaci di rispondere alla terapia con un significativo calo della carica virale. PML-IRIS è una reazione infiammatoria eccessiva osservata in pazienti precedentemente immunocompromessi.

Quando si verifica ciò, non sono le azioni del virus, ma piuttosto è la risposta immune che porta ad un rapido deterioramento e a morte. Il terzo paziente è morto sei mesi dopo la diagnosi di PML per via di una complicazione legata ad una infiammazione della colecisti acuta.

I potenziali fattori predittivi di PML asintomatica identificati dal team erano costituiti da lesioni cerebrali localizzate e rilevate mediante risonanza magnetica con mezzo di contrasto contenente gadolinio. Queste sono state associate ad un aumento minore della disabilità. Le lesioni cerebrali captanti il gadolinio mostrano cambiamenti infiammatori, e i ricercatori ritengono che questi risultati di imaging del cervello possono indicare un primo tentativo da parte del corpo di sbarazzarsi del virus.

Tuttavia, il team ha avvertito che il gruppo in osservazione è piccolo, e che i risultati possono essere considerati solo preliminari. E voi cosa ne pensate?

Fonti
www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27997580
multiplesclerosisnewstoday.com/2017/01/16/early-diagnosis-may-lessen-pml-damage-in-tysabri-treated-ms-patients/
www.aism.it/index.aspx?codpage=pml
www.la-sclerosimultipla.net/tisabry.php

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