Un team di ricercatori ha identificato due fattori che permettono alle cellule Th17, le quali determinano l’insorgenza della sclerosi multipla (SM) e di altre malattie autoimmuni, di formare le cellule di memoria del corpo che determinano i ripetuti sintomi di flare.
Quando i sintomi di una malattia autoimmune compaiono, si sperimenta un “flare”. Questi segni possono comparire e sparire più o meno velocemente. È possibile che vi siano dei sintomi flare dopo che si è stati fuori al sole o dopo una dura giornata di lavoro. Ci sono infatti dei momenti in cui i sintomi diventano peggiori: generalmente questi coincidono con la comparsa del “flare”.

Conoscere l’identità delle molecole, che sono i mediatori immunitari chiamati citochine, permetterà agli scienziati di determinare i modi per prevenire che le cellule T entrino in uno stato cronico.

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L’articolo dal titolo Interleukin-7 and -15 maintain pathogenic memory Th17 cells in autoimmunity ovvero “Interleuchina-7 e -15 mantengono la memoria patogenica delle cellule Th17 in autoimmunità”, è stato pubblicato nel Journal of Autoimmunity.

Ricordo che le interleuchine sono proteine secrete da cellule del sistema immunitario (Linfociti, cellule NK, fagociti, cellule dendritiche) e, in alcuni casi, anche da cellule endoteliali e cellule epiteliali, durante la risposta immunitaria. L’Interleuchina-7, viene prodotta dalle cellule del midollo osseo, mentre l’Interleuchina-15 aumenta le cellule T del sangue periferico. L-15 promuove la sopravvivenza cellulare dei linfociti T, NK e NK-T, ed inoltre attiva e permette la differenziazione dei linfociti NK. La sopravvivenza cellulare sembra essere favorita in conseguenza dell’aumentata espressione delle cosiddette proteine anti-apoptotiche, tra cui Bcl2 e Bcl-x. IL-15 inoltre funge da fattore di sopravvivenza per i linfociti T di memoria CD8+. Pare che la sopravvivenza di questo sottotipo cellulare sia regolata dall’equilibrio tra la presenza di IL-2 e di IL-15.

Abbiamo già più volte menzionato le cellule Th17 ed infatti un numero sempre maggiore di ricerche punta proprio ad identificare queste cellule T come responsabili della natura cronica delle malattie autoimmuni. In tali condizioni, un sottogruppo di cellule T è in grado di formare cellule di memoria che circolano nel corpo determinando i ricorrenti sintomi di “flare”. Gli scienziati devono ancora comprendere gli eventi che fanno sì che si formino tali cellule di memoria. Le risposte immunitarie dei linfociti T solitamente portano alla generazione di cellule T di memoria specifiche per un determinato antigene, che possono persistere nell’ospite per anni o addirittura per tutta la vita. I linfociti T di memoria sono i responsabili della maggiore rapidità ed efficacia con cui avvengono le risposte immunitarie quando l’ospite incontra nuovamente lo stesso antigene. I linfociti T di memoria possono derivare dai linfociti T CD4+ e CD8+ e si possono ulteriormente suddividere in: linfociti T di memoria centrale, che esprimono CCR7 e L-selettina e migrano ai linfonodi andando incontro a una decisa risposta proliferativa generando una numerosa progenie di cellule effettrici quando stimolati dall’antigene, e i linfociti T di memoria effettori, invece, che non esprimono CCR7 né L-selettina e migrano ai tessuti periferici, soprattutto nelle mucose.

Il mantenimento dei linfociti T di memoria dipende da citochine che sono costitutivamente presenti nei tessuti dell’ospite e che garantiscono un livello proliferativo basale di queste cellule. Una di queste citochine è, come ho precedentemnte menzionato, l’IL-7, necessaria alla sopravvivenza e al mantenimento dei linfociti T CD4+ e CD8+ di memoria derivati dai linfociti attivati dall’antigene.

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Un gruppo di ricerca del Schepens Eye Research Institute nel Massachusetts Eye and Ear ha deciso di dare uno sguardo approfondito alle citochine interleuchina-7 (IL-7) e -15 (IL-15). Recenti studi hanno suggerito, infatti, che proprio queste ultime due potrebbero essere coinvolte nelle patologie autoimmuni.

Bloccando IL-7 e IL-15 in un modello murino della malattia autoimmune dell’occhio secco, i ricercatori hanno capito che queste citochine sono cruciali per la sopravvivenza delle cellule Th17. Senza di loro, sostanzialmente, si formerebbe un numero di cellule di memoria di gran lunga inferiore. Tale scoperta potrebbe essere significativa se i ricercatori possono trovare il modo di tradurla in trattamenti per le malattie autoimmuni umane. Reza Dana, MD, direttore del Servizio di Chirurgia rifrattiva della Cornea presso il Massachusetts Eye and Ear, ha detto in un comunicato stampa:

“Abbiamo voluto conoscere i fattori precisi che mantengono la memoria nelle cellule Th17 in modo da poter capire meglio che cosa sta causando le malattie autoimmuni croniche.”
“Prendendo di mira in modo selettivo la produzione e l’espressione di IL-7 e IL-15, potremmo essere in grado di prevenire lo sviluppo di malattie autoimmuni croniche”, ha detto Dana (foto in basso), che è anche il professore di Oftalmologia presso il Claes H. Dohlman della Harvard Medical School.
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“Nel caso della sindrome dell’occhio secco, molti dei trattamenti stanno mostrando limitata efficacia in pazienti che non hanno un occhio altamente infiammato. Prendere di mira la natura cronica, immunitaria delle malattie autoimmuni può essere una strategia migliore per il controllo di queste condizioni “.

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