Cari amici,
per il consueto Friday horror, oggi ci spostiamo nella patria dei Manga e degli Anime, la fabbrica di sogni a fumetti e cartoons più grande del mondo: il Giappone – luogo misterioso, esotico e ricco di intrighi culturali;
questo paese è particolarmente affascinante per gli occidentali per la sua cultura pop particolarmente eclettica e i costumi elaborati.
I film horror provenienti dal Giappone sono anche inspiegabilmente inquietanti e spesso sono basati su antiche superstizioni.

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La parola giapponese per fantasma è Yūrei, il che significa “spirito debole”, e si pensa descriva lo spirito di un defunto a cui è stata impedita una tranquilla vita ultraterrena. Nelle varie testimonianze, gli Yūrei tendono a comparire vestiti in abiti bianchi, a significare il kimono di sepoltura con cui sono stati inumati durante il rito funebre giapponese. E’ anche comune che gli avvistamenti di Yūrei siano accompagnati da avvistamenti di fiamme fluttuanti, in inglese “will-o-the-wisps” (hitodama in giapponese) dai colori vivaci come il verde o viola. Si crede che queste fiamme siano un componente dello spirito e non esse stesse uno spirito a sé.

Mentre tutti i fantasmi sono indicati come Yūrei in Giappone, ci sono diverse varietà di spiriti riconosciuti dal folklore. Questi sono divisi principalmente o dal modo in cui sono morti o dalla loro ragione per rimanere nel mondo fisico. Gli Onryō sono spiriti vendicativi che tornano dal purgatorio al fine di cercare vendetta per qualcosa che è accaduto durante la loro vita. I Funayūrei sono gli spiriti di coloro che sono morti in mare e cercano di causare naufragi ad altri marinai. Questi spiriti appaiono come squamose creature simili a pesci o tritoni. In alternativa, gli Ubume sono gli spiriti delle madri che hanno lasciato i loro bambini dietro e che di solito cercano di prendersi cura dei propri figli e garantire loro una buona infanzia.

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Quando turbato da un Yūrei, il modo più semplice per esorcizzarlo è quello di aiutarlo a soddisfare il suo scopo. Tradizionalmente, questo può essere fatto in diversi modi tra i quali: la famiglia del defunto attua lavendetta sull’assassino o trovando i resti della persona deceduta per dare loro una corretta sepoltura. Quando questo lavoro incompiuto è completato, il fantasma Yūrei di solito compie il passaggio verso l’aldilà. Tuttavia, alcuni Onryō particolarmente forti si rifiuteranno di passare in queste circostanze e continueranno a tormentare i vivi. Alcuni casi assai noti di questi fantasmi Onryō includono:

Il fantasma pericoloso di Oiwa

Questa è una delle più famose storie di fantasmi in Giappone, grazie all’opera teatrale scritta nel 1825 con il nome di Tōkaidō Yotsuya Kaidan. Solo successivamente, il nome dell’opera, è stato adattato all’odierno Yotsuya Kaidan o Le storie di fantasmi di Yotsuya.
La storia si sviluppa in Yotsuya Samon-cho (Lato Occidentale del quartiere Yotsuya) ed ha come protagonisti una ragazza di 21 anni di nome Oiwa e suo marito, Iemon Tamiya di 31 anni.

Negli anni, la storia, ha subito diverse variazioni ed accorgimenti, rispetto il testo originale di fine 1800. In una versione, Oiwa, giovane e bellissima moglie, subisce un tradimento da parte del proprio marito Iemon, nonostante sopporti un rapporto basato più sull’affetto che prova per lui che sulla precaria condizione economica in cui vivono.

Iemon, avrebbe infatti, cominciato ad odiare la propria moglie, sostituendo il proprio affetto con un grande desiderio nei confronti della nipote (o figlia, secondo alcune versioni) del vicino di casa, di nome Oume.

Un giorno, si presentò a Iemon, il nonno (o padre) di Oume, Itô Kihei,  il quale, secondo alcune versioni, ammonì il ragazzo di aver fatto innamorare la propria figlia/nipote, benchè fosse ancora sposato e con una donna in attesa di partorire. Secondo altre versioni, sarebbe uno degli ideatori di una scena cruenta, avvenutasi di lì a poco.

Iemon, con o senza il sottostare dell’uomo, decise di avvelenare Oiwa, così da aver la strada spianata verso un futuro matrimonio con l’amante. Anche quì, le versioni sono diverse. Nella prima, l’uomo porse alla donna il veleno, facendolo apparire come una crema di bellezza che, una volta utilizzata, sfigurò la donna per sempre.

Nella seconda, il veleno, venne somministrato nella cena. La donna, venne incitata a mangiare dal marito con la speranza che, mangiando, si sarebbe rinforzato anche il bambino in grembo. In seguito all’episodio, Oiwa sopravvisse, ma rimase il suo volto deformato dal veleno.

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Purtroppo, la vita di Oiwa aveva una scadenza imminente e, Iemon, con la scusa di portarla a fare una passeggiata nel bosco, la spinse giù da una rupe (secondo una versione più teatrale, quasi un sarcasmo alla casualità, Oiwa venne infilzata alla gola con una spada).

Una differente versione pone dinanzi la scena in cui Iemon, porse del veleno nella crema per il viso e, una volta utilizzata, portò Oiwa alla pazzia dinanzi al suo volto sfigurato. In preda all’isterismo, si infilzò con una spada accidentalmente.

Questa, è però, una storia di fantasmi e, la povera Oiwa, carica di rancore e tristezza, fà il suo ritorno del mondo dei vivi per vendicarsi.

La notte della vigilia delle nozze con Oume, Oiwa decise di far visita all’uomo che la uccise. Iemon, rabbrividì, vedendo nella lanterna posta a lato del proprio letto, il viso sfigurato della donna che urlò: “Traditore“. La stessa visione, apparì durante il matrimonio con Oume.

Vide il fantasma deforme al proprio fianco, e, ogni volta che tagliava la testa alla persona con tale volto, ella riappariva. Due furono così le vittime della sua spada, la futura moglie Oume e il padre/nonno.

Il finale di questa tragica storia riporta su di una rupe, dove Iemon era corso per sfuggire alla diabolica risata di Oiwa. Si dice fù vista proprio una donna, spingere l’uomo verso il basso e seguirlo nella discesa, sempre sorridendo.

Anche se lo spirito di Oiwa trovò la sua vendetta, si crede ancora che lei porti sfortuna a qualsiasi attrice si appresti a ritrarre la sua storia sul palco o nel cinema.

Lo spirito di Okiku

Lo spirito di Okiku si dice tormenti il pozzo a Castello di Himeji e l’origine di questo Yūrei è un racconto di contorto, vendetta spettrale. Okiku lavorava come domestica nella casa del samurai Tessan Aoyama.
Un giorno il samurai la accusò (a torto o a ragione non è dato saperlo) della sparizione di uno dei dieci piatti antichi che teneva in casa, e che erano considerati il patrimonio di famiglia. Dopo che il piatto fu rotto, Aoyama disse a Okiku che se avesse accettato di amarlo, l’avrebbe perdonata così da evitare la vergogna del suo errore. Tuttavia, Okiku continuò a rifiutarlo, perché non provava alcun sentimento per il samurai. In un impeto di rabbia, Aoyama ucciso Okiku a mani nude e il suo corpo fu gettato in un pozzo.

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Tuttavia, la tragedia non è finita lì. Ogni notte, Ayoama fu svegliato dal suono dello spirito di Okiku che usciva dal pozzo per tormentare il samurai ogni notte, e nella casa si sentiva la sua voce contare fino a nove i piatti della collezione, e poi scoppiare in singhiozzi sconsolati. Ciò andò avanti così, più e più volte, finchè il samurai impazzì e si tolse la vita. Il fantasma di Okiku trovò così la sua vendetta, finalmente.

Esiste anche una versione alternativa per la fine della storia: lo spirito di Okiko venne placato da un monaco, che attese la sua apparizione, e quando la sua voce arrivò a contare
fino a nove, egli gridò a gran voce “dieci!!!” ed il fantasma si dissolse…

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Japan – mysterious, exotic and rich with cultural intrigue; this country is particularly fascinating to westerners for its eclectic pop culture and elaborate customs. The horror films coming out of Japan are also inexplicably disturbing and often based on ancient superstitions. The Japanese word for ghost is Yūrei, which means faint spirit, and it is thought to describe the spirit of a deceased person who is being kept from a peaceful afterlife. In accounts, Yūrei tend to appear dressed in white clothing, signifying the burial kimono which would be used during the Japanese funeral ritual. It is also common for sightings of Yūrei to be accompanied with sightings of floating flames or “will-o-the-wisps” (Hitodama in Japanese) in vivid colours such as green or purple. These flames are believed to be a component of the spirit and not separate spirits themselves.

While all ghosts are referred to as Yūrei in Japan, there are different varieties of spirits which are acknowledged by folklore. These are divided mostly either by the manner in which they died or their reason for staying in the physical world. Onryō are vengeful spirits who come back from purgatory in order to seek revenge for something which happened during their lifetime. Funayūrei are the spirits of those who died at sea and seek to cause shipwrecks to other sailors. These spirits appear as scaly fish-like creatures or mermen.  Alternatively, Ubume are the spirits of mothers who left young children behind – they usually seek to look after their children and ensure they have a good childhood.

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When troubled by a Yūrei, the easiest way to exorcise it is to help it to fulfil its purpose. Traditionally, this can be done in ways such as; the family of the deceased enacting revenge on the murderer or by finding the deceased remains and giving them a correct burial. When this unfinished business is completed, the Yūrei will usually pass over to the afterlife. However, some particularly strong Onryō will refuse to pass over in these circumstances and will continue to haunt the living. Some infamous cases of these Onryō hauntings include;

The dangerous ghost of Oiwa

This is one of the most famous ghost stories in Japan, thanks to the 1825 stage play inspired by the legend of a woman named Oiwa. Oiwa was married to a terrible Samurai named Tamiya Lemon, who beat her and visited prostitutes frequently. When Oiwa’s father learned of Lemon’s treachery, Lemon killed the old man. As time went on, Lemon fell out of love with Oiwa and he fell in love with the granddaughter of his neighbor. In ancient Japan it would not be acceptable to divorce, so Lemon attempted to poison Oiwa so that he could marry his “true love”. Instead of the poison killing Oiwa, it left her horribly disfigured. She died from the despair of her condition and the knowledge that her husband had betrayed her. When he found her body, Lemon killed one of his servants and arranged the bodies together on a wooden door, before throwing them into the river, telling all who would believe him that his wife had been having an affair with the servant.

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Under the mistaken belief that he was free of Oiwa forever, Lemon quickly married his lover. However, upon lifting his new bride’s wedding veil, he found himself facing the disfigured Oiwa. Terrified, he beheaded her with his sword and he actually killed his new wife. What he had seen was actually an illusion created by the ghost of Oiwa. When he escaped to his dead bride’s father’s house, he was confronted by the ghost of the servant he had murdered. Upon beheading this ghost, he realized he’d killed his new father-in-law instead. Escaping to the mountains to free himself of endless torment of Oiwa’s spirit, Lemon found himself living alone with Oiwa’s vengeful Onryō. In the end,Oiwa found vengeance when her brother discovered Lemon at the cabin and killed him. Although the spirit of Oiwa has found its revenge, it is still believed that she brings misfortune to any actress that portrays her story on stage or in film.

The spirit of Okiku

The spirit of Okiku is said to haunt the well at Himeji Castle and this Yūrei’s origin is a tale of twisted, ghostly revenge. Okiku was the maid of a wealthy samurai named Aoyama. Aoyama fell in love with the servant girl, but she didn’t return his love and in his anger, Aoyama arranged to frame Okiku for breaking the tenth plate in his precious plate collection. After the plate was broken, Aoyama told Okiku that if she agreed to love him, he would forgive her and she could avoid the shame of her mistake. However, Okiku continued to refuse because she didn’t feel any love for the samurai. In a fit of rage, Aoyama murdered Okiku with his bare hands, carried her corpse out to the old well behind his home, and threw her body into it. However, the tragedy didn’t end there. Every night, Ayoama was awakened by the sound of Okiku’s spirit counting through the unbroken plates, and after reaching “nine” she would break into loud, tortured sobs over the missing number ten plate. In time, Aoyama went insane, and the ghost of Okiku found revenge at last.

Fonti

http://paranormal.lovetoknow.com/ghosts/japanese-ghost-stories

10 Famous Japanese Ghost Stories

https://en.wikipedia.org/wiki/Yūrei

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