Alcuni ricercatori hanno segnalato che la ripetuta stimolazione magnetica transcranica (TMS) potrebbe aiutare a ricostruire la rete del cervello nei pazienti con sclerosi multipla (SM), portando ad una maggiore memoria di lavoro. Ma ulteriori studi sono ancora necessari per confermare la sicurezza e l’efficacia del procedimento come trattamento per la sclerosi multipla. La memoria di lavoro (abbreviato in MDL, in lingua inglese “working memory”), nell’ambito degli studi della psicologia cognitiva sui processi mnestici, è un modello introdotto nel 1974 da Alan Baddeley e Graham Hitch per descrivere con più accuratezza le dinamiche della memoria a breve termine (MBT). La memoria di lavoro, dunque, si riferisce alla memoria necessaria per le attività giornaliere, come la realizzazione dei calcoli mentali.

transcranial_magnetic_stimulationLa stimolazione magnetica transcranica (TMS) è una tecnica non invasiva di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale. Mediante questa tecnica, è possibile studiare il funzionamento dei circuiti e delle connessioni neuronali all’interno del cervello, provocando uno squilibrio piuttosto ridotto e transitorio. È possibile adottare anche questa tecnica in modo ripetuto, ciclicamente, per trattare disturbi psichiatrici e neurologici quali la depressione, le allucinazioni, la malattia di Parkinson etc.; gli studi su questi presunti effetti terapeutici sono stati tuttavia condotti, finora, solo su scala ridotta ed hanno dato risultati contrastanti. Infatti, l’utilizzo della TMS è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) per essere utilizzata nell’emicrania e l’utilizzo della TMS ripetuta (rTMS) è stato approvato nel trattamento della depressione resistente ad altri trattamenti.

Verso la metà degli anni novanta è stato riscontrato, in modo del tutto accidentale, che i pazienti affetti da patologia neurologica che erano sottoposti a TMS ripetitiva (rTMS) a fini diagnostici, e che presentavano un disturbo associato del tono dell’umore, presentavano un miglioramento del quadro depressivo. Queste osservazioni hanno dato l’avvio all’utilizzo della rTMS come trattamento terapeutico in ambito neuropsichiatrico. Infatti, la TMS, se utilizzata in modo ripetitivo ad alte o basse frequenze, secondo recenti evidenze, può indurre e modulare i fenomeni di riorganizzazione neuronale, ed è in grado di facilitare o inibire in modo relativamente selettivo circuiti neuronali responsabili di una determinata funzione o di un determinato sintomo. Negli ultimi anni sono uscite diverse pubblicazioni che costituiscono le linee guida per l’uso terapeutico della rTMS. I dati riportati si basano su evidenze sperimentali, per diverse patologie quali: il dolore, i disturbi del movimento, l’ictus, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, epilessia, tinnito, la depressione, disturbi d’ansia, disturbi ossessivo compulsivi, la schizofrenia e le dipendenze. Sono state pubblicate anche le linee guida per il suo utilizzo, sia per l’applicazione clinica che di ricerca in ambito delle neuroscienze.

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Con il Bando di Ricerca 2012, la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla finanziò una ricerca di fase III sull’utilizzo della stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) del cervello. Attraverso un supporto tecnologico innovativo, la stimolazione era stata abbinata a trattamenti riabilitativi intensivi per verificarne gli effetti migliorativi sul movimento  degli arti inferiori e sulla plasticità neuronale. Lo studio curato dalla dottoressa Letizia Leocani, ricercatore presso l’Istituto di Neurologia Sperimentale, responsabile del centro MAGICS (MAGnetic Intra Cerebral Stimulation), Ospedale San Raffaele di Milano si estese su un campione di 100 persone con SM di un precedente studio sperimentale, svolto in cieco su 22 pazienti e presentato al Congresso SIN (Società Italiana di Neurologia) svoltosi l’8 Ottobre 2012 ed all’ECTRIMS dello stesso anno (European Committee for Treatment and Rehabilitation in Multiple Sclerosis). Questo fu il primo studio che mise in luce l’efficacia della stimolazione magnetica cerebrale profonda con casco magnetico H-coil nel migliorare il cammino nelle persone con sclerosi multipla progressiva, sia in termini di velocità che in termini di resistenza.

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In quest’ultimo interessante studio pubblicato nel Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry dal titolo “rTMS Affects Working Memory Performance, Brain Activation And Functional Connectivity In Patients With Multiple Sclerosis” (La rTMS – stimolazione magnetica transcranica ripetitiva – agisce sulla capacità della memoria di lavoro, attivazione cerebrale e connettività funzionale nei pazienti con Sclerosi Multipla), vengono riportati i risultati di una ricerca che ha coinvolto un team di scienziati olandesi.

Come già accennato precedentemente, la rTMS è stata approvato dalla statunitense Food and Drug Administration (FDA) come trattamento per la depressione grave. In questa procedura, i medici collocano il dispositivo sul cuoio capelluto del paziente. Tale dispositivo invia impulsi elettromagnetici ad una specifica area del cervello, stimolando così la sua attività cerebrale. Studi precedenti hanno dimostrato che la rTMS facilita significativamente la depressione anche nei pazienti con sclerosi multipla.

Lo studio ha incluso 17 pazienti con sclerosi multipla e 11 individui sani, senza segni di disturbi della memoria, per verificare se la rTMS, o una versione “sham” di minore intensità della stessa procedura (sharm=finto), avrebbe potuto anche migliorare la memoria di lavoro nei pazienti con SM. I partecipanti considerati a rischio di convulsioni o con lesioni cerebrali in particolari aree a causa della SM sono stati esclusi dallo studio.

Prima e dopo la procedura, tutti i partecipanti sono stati ampiamente analizzati con test di imaging e neuropsicologici per valutare il loro stato della memoria. Ognuno poi ha ricevuto tre sessioni di TMS (basale, rTMS reale e sham-rTMS). L’aattività nella zona stimolata (una regione nella corteccia prefrontale, nella parte anteriore del cervello) è stata valutata mediante uno scanner a risonanza magnetica (MR) mentre i partecipanti hanno completato un compito di memoria di lavoro, in modo che i ricercatori potessero misurare l’attività cerebrale durante il compito.

I risultati hanno indicato che, mentre al basale non vi erano differenze tra i due gruppi, il trattamento con reale rTMS (ma non sham rTMS) ha migliorato la memoria di lavoro, l’attività cerebrale e la connettività tra la corteccia prefrontale e le altre aree del cervello nei pazienti con SM, ma non negli individui sani.

Insieme, tali risultati suggeriscono che la rTMS induce cambiamenti sostanziali nella efficienza della rete cerebrale nei pazienti con SM, “spostando la funzione del cervello dei pazienti verso una situazione del tutto normale, sana”, hanno scritto i ricercatori.

Secondo gli autori, i risultati ottenuti implicano che la rTMS ha un ruolo potenziale nella riabilitazione cognitiva dei pazienti con SM, ma bisogna riconoscere che il loro studio è piuttosto limitato dal numero di partecipanti e dall’assenza di chiari problemi cognitivi tra i gruppi. Ciò non esclude che tali risultati preliminari sono piuttosto promettenti, anche se ulteriori studi sono necessari per confermare l’efficacia di questo trattamento ed indagare se la rTMS sia davvero un modo sicuro ed efficace per migliorare la vita di tutti i giorni dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla.

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Fonti
Jean-Pascal Lefaucheur, Nathalie André-Obadia e Andrea Antal, Evidence-based guidelines on the therapeutic use of repetitive transcranial magnetic stimulation (rTMS), in Clinical Neurophysiology: Official Journal of the International Federation of Clinical Neurophysiology, vol. 125, nº 11, 1° novembre 2014, pp. 2150–2206, DOI:10.1016/j.clinph.2014.05.021
https://it.wikipedia.org/wiki/Stimolazione_magnetica_transcranica

jnnp.bmj.com/content/early/2016/12/14/jnnp-2016-314224.abstract
multiplesclerosisnewstoday.com/2017/01/10/magnetic-stimulation-of-brain-may-improve-working-memory-brain-connectivity-in-multiple-sclerosis/

 

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