Cari lettori,
torniamo oggi a parlare di dieta e sclerosi multipla. Secondo un recente studio, una dieta paleolitica modificata indurrebbe ad una sostanziale riduzione della fatica e aumenterebbe la qualità della vita dei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR). Secondo gli stessi ricercatori, la dieta, inoltre, potrebbe anche ridurre l’infiammazione, aumentando i livelli di vitamina K.

Ma vediamo prima in cosa consiste la “paleo-dieta”.

paleo

I benefici dell’alimentazione dei nostri antenati sono stati descritti per la prima volta nel 1985 in una pubblicazione del Dottor Boyd Eaton nel New England Journal of Medicine. Pin seguito altri ricercatori si sono interessati all’argomento. Nel 2001 Loren Cordain ha pubblicato The paleo diet, un modello di dieta paleolitica adattato allo stile di vita americano.

La dieta paleolitica ha suscitato l’interesse anche del dottor Jean Signalet, che la raccomanda, mentre in tempi più recenti alla dieta dei “cacciatori-raccoglitori” è stato dedicato un libro ‘Dimagrisco in modo sano, mangiando bene’ del Dott. Laurent Chevallier, nutrizionista. 

Il principio della dieta paleolitica

Secondo il Dottor Boyd Eaton e molti altri ricercatori, i nostri geni, che dalla preistoria a oggi non hanno quasi subito alcuna evoluzione, condizionano i nostri bisogni alimentari. L’analisi dei resti ossei ritrovati dagli antropologi e lo studio delle popolazioni che vivono ancora in modo preistorico (come ad esempio gli Ache in Paraguay) consentono di affermare che i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore godevano di una buona salute generale: erano snelli, muscolosi, e sarebbero stati anche piuttosto alti per l’epoca, in quanto gli uomini misuravano fino a 1,70-1,80 m.

La salute dei nostri antenati ha invece subito un degrado a partire dall’epoca neolitica, segnata 10.000 fa dall’avvento dell’agricoltura. Da una cinquantina d’anni, infine, l’arrivo di cibi industriali sulle nostre tavole ha coinciso con un’impennata dell’obesità e delle malattie metaboliche (diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, etc). Secondo gli scienziati che hanno scritto sull’argomento, quindi, tornare a vivere secondo il modello paleo dovrebbe aiutarci a dimagrire, ritrovare le energie e difenderci dalle cosiddette malattie del benessere.

Gli alimenti della paleodieta 

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La letteratura sul regime paleolitico sostiene che l’alimentazione dell’uomo preistorico era in gran parte vegetale, basata su frutta e bacche, ortaggi selvatici e semi. La parte animale era costituita da selvaggina a carne magra ed eventualmente pesce, uova di diversi uccelli, insetti, larve, lumache e molluschi.

GLI ALIMENTI RACCOMANDATI NELLA PALEO DIETA

LA FRUTTA DI STAGIONE
I piccoli frutti come fragole, lamponi, more, mirtilli, poveri di zuccheri e ricchi di antiossidanti, sono da preferire.

LE VERDURE DI STAGIONE
A ogni pasto e in gran quantità, per saziarsi. Mangiare verdure di vario tipo e di colori differenti aiuta a ottimizzare l’apporto di micro-nutrienti.

LE NOCI E I SEMI
Mandorle, nocciole, noci, semi di lino o di girasole ecc., per la colazione o le insalate. Forniscono i benefici grassi insaturi, proteine, fibre, minerali e vitamine.

LE CARNI MAGRE
Fonte di proteine di prima qualità. In mancanza della selvaggina a carne magra di un tempo, vanno scelte le carni meno grasse: pollame senza la pelle, bistecca, filet mignon di maiale, scaloppine di vitello ecc.

IL PESCE
Ricco di omega 3 specifici, protettori del cuore e con azione antinfiammatoria Il consumo di pesce è raccomandato 2 volte alla settimana.

LE UOVA
Apportano delle proteine di ottima qualità. Il loro apporto di colesterolo incide relativamente sul tasso di colesterolo nel sangue. Il Dottor Chevallier ne raccomanda 3-5 alla settimana.

GLI OLI DI OLIVA, DI NOCI O DI COLZA
I nostri antenati preistorici non cucinavano, ma per condire o cucinare gli alimenti paleolitici, questi oli hanno il vantaggio di fornire degli omega 3 o 9, benefici per la salute.

I CIBI GRATIFICANTI
Tra i cibi gratificanti, la paleo dieta autorizza piccole quantità di vino (1-2 bicchieri al giorno) e di cioccolato fondente con più del 70 % di cacao (poco zuccherato). Proporzioni e numero dei pasti sono liberi. È consigliabile mangiare quando si ha fame, fino a sazietà. L’ideale sarebbe orientarsi verso alimenti bio privi di pesticidi, alcuni dei quali sono “perturbanti endocrini” che probabilmente contribuiscono all’obesità.

I CIBI SCONSIGLIATI NELLA PALEODIETA

I CEREALI
Avena, grano e i suoi derivati (pane, pasta, semola), mais, orzo, riso, segale, ecc. Secondo gli specialisti dell’alimentazione paleolitica, l’essere umano non è geneticamente attrezzato per consumare cereali, che hanno un’elevata concentrazione di glucidi e quindi causerebbero un eccessivo innalzamento della glicemia (tasso di zucchero nel sangue) e quindi un’eccessiva produzione di insulina, che favorisce l’aumento di peso o addirittura l’insorgenza del diabete o delle malattie cardiovascolari.

I cereali sono particolarmente sconsigliati a coloro che seguono la dieta paleolitica per perdere peso: il Dottor Chevallier raccomanda di limitarsi a 80-120 g (3-5 fette sottili) di pane integrale al giorno.

I CIBI ZUCCHERATI
Biscotti, marmellate, dolciumi, ecc, che ancora più dei cereali innalzano troppo la glicemia e l’insulina, e sono inoltre privi di micronutrienti.

I LATTICINI
Nell’età paleolitica non esistevano, e quindi la solidità ossea dei nostri antenati era dovuta all’apporto di calcio contenuto in frutta e verdura e all’effetto alcalinizzante di un’alimentazione ricca di vegetali (l’alimentazione occidentale moderna, tendenzialmente acidificante, favorisce l’osteoporosi), nonché a un’adeguata esposizione al sole e quindi a un tasso ottimale di vitamina D.

Nel caso in cui si desideri mantenere dei latticini nella dieta, andrebbero scelti quelli al naturale, senza zuccheri aggiunti.

I PRODOTTI INDUSTRIALI
In generale i cibi industriali, dai piatti pronti ai cereali per la prima colazione, sono troppo ricchi di zuccheri, di grassi di cattiva qualità o di sale, i principali responsabili delle malattie metaboliche. Questi alimenti possono inoltre contenere diversi additivi, come coloranti e conservanti, la cui innocuità è stata più volte messa in discussione.

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Si tratta, quindi, di un regime alimentare basato sui vegetali e le carni di animali con cui si presume si alimentassero gli uomini delle caverne, mentre devono essere eliminati gli alimenti fondamentali della dieta attuale, come cereali, latticini, zuccheri raffinati, carni grasse e altri cibi, quasi sempre raffinati, trattati e salati, poiché sono alimenti sbagliati per la macchina metabolica dell’uomo, fanno ingrassare e sono causa di malattie e cattive condizioni di salute. La paleodieta dovrebbe dunque ridurre al minimo i fattori di rischio delle malattie croniche degenerative moderne, imputate anche a cibi eccessivamente raffinati. Tra i benefici della Paleodieta vi è dunque la netta riduzione del consumo di cibi industriali e alimenti lavorati, spesso troppo ricchi di sostanze nocive alla nostra salute. In tal senso si tratta di un regime alimentare che può essere effettivamente efficace nel prevenire le più comuni patologie occidentali. Inoltre, essendo un’alimentazione molto ricca di frutta e verdura cruda, permette di assimilare in ogni periodo dell’anno molti micronutrienti fondamentali come i minerali, le vitamine e gli antiossidanti. 

Ma vediamo le critiche che sono state fatte fino ad ora a questo regime alimentare.

Una prima critica che viene mossa nei confronti della paleodieta è l’esclusione dei latticini che,  secondo alcuni ricercatori, a lungo andare aumenterebbe il rischio di carenza di calcio determinando lo sviluppo delle patologie ad essa associate (osteopenia ed osteoporosi). Inoltre la paleodieta è accusata di essere a basso tenore di carboidrati, poiché questi vengono ingeriti solo grazie alla frutta e alla verdura, mentre sono demonizzati i tuberi, i cereali e i loro derivati che invece detengono un ruolo importante nella nostra vita perché  forniscono energia per svolgere le nostre attività quotidiane. L’eliminazione dei legumi non è salutare: il legume, se cucinato e mangiato nelle quantità giuste è un ottimo alimento. Evitando totalmente il consumo di cereali e di latticini si rischierebbe di perdere troppe sostanze nutritive indispensabili per il nostro organismo. Inoltre, una dieta basata su carne e pesce non è sostenibile da un punto di vista ambientale, in quanto se tutti adottassero questo regime alimentare le risorse si esaurirebbero velocemente. La dieta paleolitica ha alcuni principi straordinari, come quello di mangiare molta frutta e verdure crude, ma non è perfettamente equilibrata e chi è intenzionato a seguirla dovrebbe prima chiedere prima il parere di un dietologo o di un nutrizionista. 

Dal paleolitico all’epoca contemporanea le nostre caratteristiche e la nostra società sono cambiate notevolmente, per cui vediamo in cosa consiste la dieta paleolitica modificata.

Lo studio dal titolo “Randomized control trial evaluation of a modified Paleolithic dietary intervention in the treatment of relapsing-remitting multiple sclerosis: a pilot study,” (“Valutazione dello studio randomizzato di controllo di un intervento dietetico Paleolitico modificato nel trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente: uno studio pilota”), è stato pubblicato il 4 gennaio scorso sulla rivista Degenerative Neurological and Neuromuscular Disease.

Otto dei 17 pazienti SMRR coinvolti nello studio randomizzato di controllo sono stati sottoposti ad una dieta paleolitica modificata, in cui era stat eliminato totalmente l’apporto di glutine e latticini. I controlli sani (nove) hanno seguito il loro normale regime alimentare (senza alcuna dieta). Il processo è durato 3,5 mesi.

I ricercatori hanno misurato la fatica associata alle normali attività quotidiane dei pazienti attraverso la Severity Scale Fatigue (FSS), una scala costituita di nove elementi ampiamente utilizzati. I punteggi FSS, nel gruppo che seguiva il regime dietetico Paleolitico, si ridussero di 1,4 punti, mentre aumentarono di 0,2 punti nei controlli sani.

Tutti i pazienti SMRR che seguivano la dieta ebbero anche più alti punteggi della qualità della vita. Tutti riportarono almeno cinque punti in più nella “Multiple Sclerosis Quality of Life–Mental health scale” (scala della qualità della vita e della salute mentale nei pazienti SM), mentre solo tre controlli sani mostrarono aumenti di punteggio simili. I pazienti a regime dietetico ebbero anche aumenti simili nei punteggi della “Physical health Quality of Life scale” (scala della qualità della salute fisica e della vita), rispetto ai controlli sani.

Inoltre, i pazienti SMRR del gruppo sottoposto a dieta paleolitica modificata riportarono livelli di vitamina K di ben 2,5 volte superiori rispetto a quelli che erano prima del trial, mentre i livelli di vitamina K del gruppo di controllo sano è diminuito del 3,6%. La vitamina K è importantissima in quanto inibisce l’infiammazione. Lievi aumenti della funzione motoria sono stati osservati in entrambi i gruppi. Tuttavia, il gruppo che seguiva la dieta ebbe un miglioramento maggiore rispetto ai controlli.

Inoltre, nel gruppo a regime dietetico è stato riportato un miglioramento netto del 26,5% della capacità di esercizio prevista e reale, misurata con il “Veteran’s Specific Activity Questionnaire”, mentre il gruppo di controllo sano non ha mostrato alcun cambiamento.

Per entrambi i gruppi è stato necessario meno tempo per completare un test di funzionalità delle estremità superiori noto come 9-Hand Peg Test, ma il gruppo che seguiva la dieta paleolitica è stato più veloce, rispetto ai risultati preliminari. In particolare, il gruppo ha completato la porzione dominante della mano del test 15,1% più velocemente rispetto a prima del trial, e la porzione non dominante della mano 18,2% più velocemente. I risultati dei controlli, invece, erano stati il 3% e il 7,4% più velocemente dei risultati preliminari.

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9-Hand Peg Test

Il team di ricercatori ha pertanto concluso:

“Una dieta paleolitica può essere utile nel trattamento e nella gestione della sclerosi multipla, riducendo la fatica percepita, aumentando la qualità mentale e fisica della vita, aumentando la capacità di esercizio, e migliorando la funzione delle mani e delle gambe”.
“Aumentando i livelli sierici di vitamina K, la dieta paleolitica modificata (MPDI) può anche ridurre l’infiammazione. “Questi risultati possono sostenere la dieta Paleo come un potenziale trattamento per i pazienti con SMRR o come aggiunta alle terapie disponibili al momento.”

Secondo lo studio: “In sintesi, la dieta Paleo modificata è caratterizzata da un alto contenuto di vitamine B, D, E e K, acidi grassi polinsaturi, coenzima Q10, acido α-lipoico, polifenoli, carotenoidi, zinco e selenio, i quali sostengono tutti la funzione mitocondriale insieme alla crescita e riparazione della mielina.”

Fonti

www.dovepress.com/randomized-control-trial-evaluation-of-a-modified-paleolithic-dietary–peer-reviewed-fulltext-article-DNND

multiplesclerosisnewstoday.com/2017/01/09/randomized-control-trial-evaluation-of-a-modified-paleolithic-dietary-intervention-in-the-treatment-of-relapsing-remitting-multiple-sclerosis-a-pilot-study/

alimentazione.doctissimo.it/dieta/diete-dimagranti/paleodieta.html

http://www.agrodolce.it/2015/08/26/analisi-della-paleodieta-pro/

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