Cari lettori,
lavorare è un elemento importante per la vita di ognuno di noi e per la società in cui viviamo; è un diritto fondamentale di tutti sancito dall’Articolo 1 della Costituzione. Troppo spesso, però, e con le recenti crisi che hanno investito il mondo, non è semplice realizzare questo diritto e per noi malati di Sclerosi Multipla è ancora più difficile. Conciliare la vita lavorativa con la routine delle visite, i ricorrenti sintomi, le ricadute e le terapie, aspirare a un lavoro o mantenere il lavoro che abbiamo tanto desiderato, diventa un’impresa titanica. Pensiamo ad esempio a chi soffre costantemente il sintomo della fatica e non riesce a reggere otto ore piene di lavoro o a chi ha subito una ricaduta recente.

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Nel mese di Settembre avevo pubblicato la testimonianza di Vanni per la rubrica Real Stories: 38 anni, padre di una bimba di 8 e attualmente residente a Perugia. La sua era stata una testimonianza toccante, che ancora una volta ci mostra quanta tenacia e coraggio servano per vivere una vita piena nonostante le avversità che si presentano nella vita.
Vanni ci aveva descritto non solo la malattia, ma anche una difficile vicenda legata al mondo del lavoro, che ci offrì lo spunto per una riflessione sul recente “Jobs Act”, che secondo Vanni e secondo anche tanti altri pazienti, discrimina i lavoratori italiani disabili.

Con Jobs Act si indica una riforma del diritto del lavoro in Italia, promossa ed attuata in Italia dal governo Renzi, attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 ed il 2015. Il termine deriva dall’acronimoJumpstart Our Business Startups Act, riferito a una legge statunitense, promulgata durante la presidenza di Barack Obama nel corso del 2012, a favore delle imprese di piccola entità mediante fondi. In Italia il termine è stato invece usato per definire un insieme di interventi normativi in tema di lavoro a carattere più generale. Si è sentito spesso parlare di Jobs Act, ma ancora oggi difficilmente si conosce con precisioni quali sono stati i cambiamenti che tale disegno di legge ha apportato in Italia. Grazie alla magistrale sintesi contenuta nel sito Arealavoro.org, vediamo quali sono le misure previste dai decreti attuativi di questo disegno di legge:

  • Contratti Stabili; che promuovono la tipologia di contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, decisamente più convenienti sia per i lavoratori ma anche per le aziende stesse in quanto i vantaggi sono differenti in termini di oneri diretti e indiretti a differenza degli altri contratti.
  • Licenziamenti e reintegro; fanno riferimento agli assunti con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti; in tal caso è previsto il reintegro solamente se il licenziamento è a sfondo discriminatorio o disciplinare, ovviamente l’interessato dovrà dimostrare che il motivo che ha scaturito l’azienda a procedere con il licenziamento non sussiste.
  • Trattamento di disoccupazione; grazie alla storia contributiva del disoccupato, la complessiva durata del trattamento di disoccupazione sarà rapportata proprio a questa. Ciò include l’introduzione delle Naspi, che andrà a sostituire Aspi e mini-Apsi, e in più la Dis-Coll, ossia l’indennità di disoccupazione prevista prettamente per eventuali collaboratori. La Naspi, ossia l’assegno contro la disoccupazione involontaria, durerà ben 24 mesi
  • Meno tipologie di contratto; il principale soggetto della Jobs Act è il contratto, attraverso questo disegno di legge, verranno risistemati e riordinati. Ad esempio, vengono aboliti quei contratti rivolti un pò più sugli “abusi”, come ad esempio il contratto di collaborazione a progetto. 
  • Per quanto riguarda il congedo parentale, viene esteso quello facoltativo, mentre rimane quello retribuito fino al 30% e fino al compimento dei 6 anni dei figli, rispetto i primi 3 anni prima della Jobs Act. Il congedo parentale non retribuito viene esteso fino ai 12 anni.
  • Demansionamento dei dipendenti garantito nel caso in cui l’azienda ha bisogno di una totale riorganizzazione.

Il Governo ha presentato il Job Act come un provvedimento dovuto, come una riforma da fare ad ogni costo, soprattutto per regolarizzare il mercato del lavoro che negli anni è stato dipinto come il più garantista del mondo ma che in realtà ha vissuto e sta vivendo una stagione di precarietà e di disoccupazione, schiacciato dal sommerso e dall’evasione. 
Per ciò che riguarda l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, il testo ha introdotto alcuni nuovi elementi. Come precedentemente, l’obbligo per le aziende di assumere un lavoratore disabile, scatta dai 15 dipendenti. La novità è che, mentre prima l’obbligo partiva solo in caso di nuove assunzioni, ora il semplice fatto di avere dai 15 ai 35 dipendenti impone al datore di lavoro di avere alle proprie dipendenze lavoratori disabili, secondo le quote di categorie protette stabilite. Analoga disposizione viene applicata a partiti, sindacati e associazioni senza scopo di lucro. 
Altra novità è il fatto che le aziende possono ora conteggiare, nella quota di riserva, lavoratori già disabili prima dell’assunzione che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60%, se fisica, o al 45%, se psichica, anche se non sono stati assunti tramite il collocamento obbligatorio. Inoltre, per scoraggiare le aziende a non rispettare l’obbligo di assunzioni riservate, vi sono pesanti sanzioni (multa di 62,77 euro al giorno per le aziende non in regola).

Il Jobs Act ha anche totalmente ridefinito le modalità di funzionamento dei contratti di lavoro. Dal contratto a tutele crescenti ai co.co.pro., i cambiamenti sono tanti e rilevanti. Da tali modifiche di legge è risultata una maggiore flessibilità del part-time dopo il Jobs Act. Il cosiddetto contratto part-time è un contratto di lavoro dipendente, denominato anche a tempo parziale proprio perché prevede meno ore di lavoro rispetto a quello a tempo pieno. La nuova legge prevede la possibilità di stipulare una forma contrattuale sia a tempo determinato che a tempo indeterminato.

Il decreto di riforma consente ai dipendenti pubblici e privati, di trasformare il loro contratto in part-time, nel caso in cui i lavoratori siano affetti da patologie oncologiche o da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, che comportano una ridotta capacità lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita. A richiesta del lavoratore il rapporto di lavoro è trasformato nuovamente a tempo pieno. Secondo il Jobs Act si prevede una priorità nella trasformazione del contratto part-time nei seguenti casi:

  • patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore o della lavoratrice;
  • totale e permanente inabilità lavorativa di una persona convivente a cui è riconosciuta invalidità al 100%, che ha necessità di assistenza continua;
  • figlio convivente di età non superiore a 13 anni o con figlio convivente portatore di handicap.

Si specifica, infine, che il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o di quelle equivalenti a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale.
Lo Stato italiano all’interno dei decreti attuativi del Jobs Act ha dunque riconosciuto che esistono gravi patologie cronico-ingravescenti e degenerative dall’andamento estremamente altalenante: le persone con SM così rischiano di abbandonare precocemente il proprio lavoro, mentre il part time come diritto consentirà da ora una maggior conciliazione con il ciclo della malattia. 

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Nello specifico, infatti, le persone con SM hanno diritto al part-time per esigenze di salute e poi, nelle fasi meno pesanti della malattia, di tornare al full time. Purtroppo ancora oggi molti malati di sclerosi multipla non sono a conoscenza di questo diritto fondamentale. 
“La ricerca ha fatto enormi passi avanti, consentendoci di lavorare non più solo sui bisogni primari delle persone ma anche sulle loro aspettative, che significa “includere” in modo completo, perché a questo punto gli scenari sono davvero personalizzati, della singola persona in quel preciso momento”, aveva detto a tal proposito Roberta Amadeo, facente parte dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), presentando l’Agenda della SM a maggio 2015. È d’altronde questo l’unico approccio possibile con una malattia così imprevedibile come la SM, fatta di crisi, miglioramenti e ricadute.

Questa importantissima novità, che prima era prevista solo per i lavoratori con patologie oncologiche, permetterà a tante persone con SM che, per la loro condizione e disabilità, rischiano di lasciare il proprio lavoro, di continuare la propria attività.

E cosa non meno importante, attraverso il Jobs Act è riconosciuto al lavoratore che abbia richiesto la riduzione dell’orario, di ritornare, sempre su richiesta, al lavoro a tempo pieno. Una disposizione questa che permette di scegliere in base alle proprie esigenze e che trasmette anche un pizzico di positività perché lascia sperare che le cose in futuro possano cambiare in meglio.

Ringrazio Maddalena Rossi, anche lei malata di SM, per la scelta del tema e per l’importante spunto. Raccontatemi le vostre esperienze lavorative in un commento.

Fonti 
www.arealavoro.org/jobs-act-in-sintesi.htm
www.lavoce.info/archives/39391/come-cambia-il-mercato-del-lavoro-dopo-il-jobs-act/
agenda.aism.it/2016/
www.vita.it/it/article/2015/07/01/jobs-act-i-lavoratori-con-sm-hanno-diritto-al-part-time/135719/
www.giovanioltrelasm.it/2015/03/lavoro-buone-notizie-dal-jobs-act-per-le-persone-con-sm/

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