Cari lettori,
la ricerca ci offre sempre nuovi spunti di riflessione ed è difficile non sorprendersi ogni giorno dei grandi passi avanti che la Neuroimmunologia sta compiendo nella ricerca volta alla comprensione della nostra patologia. In un nuovo e forse molto importante spaccato del funzionamento del sistema immunitario, i ricercatori di un recente studio internazionale hanno scoperto ciò che porterebbe le cellule T ad iniziare l’attacco nei confronti degli strati di
mielina (demielinizzazione) che caratterizza la sclerosi multipla (SM). Le cellule T costituiscono una parte importantissima del sistema immunitario. Tuttavia, esse non sono solo in grado di distruggere i patogeni. Esse stesse possono anche diventare molto pericolose. I ricercatori dell’Università Tecnica di Monaco (TUM) e dell’University Medical Center della Johannes Gutenberg di Magonza hanno scoperto le condizioni in cui alcune cellule T diventano quel tipo di cellule T patogene associate alla sclerosi multipla. I loro sorprendenti risultati inoltre ci aiutano a comprendere il motivo per cui alcuni farmaci non riescono ad impedire l’autoimmunità nei pazienti SM.

Lo studio, dal titolo “Trans-presentation of IL-6 by dendritic cells is required for the priming of pathogenic TH17 cells,” (“La trans-presentazione di IL-6 da parte di cellule dendritiche è necessaria per l’innesco di cellule TH17 patogene”), è stato recentemente (28 Novembre) pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Immunology.

In studi precedenti, un gruppo di ricerca presso l’Università tecnica di Monaco (TUM) in Germania aveva dimostrato che il mediatore immunitario IL-6 (un’interleuchina che agisce come citochina multifunzionale, sia pro-infiammatoria che anti-infiammatoria), era parte del complesso che incarica le cellule T (in particolare un tipo di cellule T chiamate TH17) di attaccare la mielina.

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Struttura del complesso IL-6

E’ noto che le cellule TH17 sono implicate nella regolazione dell’immunità innata, svolgendo un’azione protettiva verso alcune infezioni batteriche: infatti i recettori delle citochine da loro prodotte sono presenti sull’epitelio e sullo stroma di cute, polmoni, colon ed encefalo. Una volta formate, le cellule T viaggiano verso i linfonodi di tutto il corpo e attendono il segnale per agire. Un’altra cellula immunitaria – la cellula dendritica – è cruciale nel segnalare alle cellule T dove è richiesto il loro lavoro. Questo viene fatto “presentando” parti dell’invasore di cui il corpo vuole sbarazzarsi. Molto spesso, queste “parti” sono frammenti di batteri o virus, ma nelle persone con SM, le cellule dendritiche portano ingiustamente pezzi di mielina alle cellule T. Tuttavia, il team di ricerca dell’Università tecnica di Monaco ha scoperto che le cellule T non attaccano la mielina fino a quando non ricevono un segnale da parte del mediatore IL-6.

Mentre nel lavoro della TUM i ricercatori hanno stabilito che l’interleuchina IL-6 è secreta anche dalle cellule dendritiche, essi hanno anche riscontrato – sorprendentemente per gli stessi ricercatori – che IL-6 a volte non è sufficiente per far sì che le cellule T lancino un attacco. Era chiaro dunque che un pezzo del puzzle ancora mancava. E in questo nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto che, mentre la presenza del segnale di IL-6 è importante, è il modo in cui il segnale si presenta a fare la differenza determinando l’eventuale attacco.

Gli scienziati sanno già da tempo che le cellule dendritiche possono utilizzare IL-6 per la comunicazione cellulare in due modi. Una cellula può rilasciare IL-6, che si diffonde poi nel liquido che circonda le cellule finché colpisce un recettore in un’altra cellula. Oppure, le cellule possono secernere sia IL-6 che il suo recettore, formando così un complesso prima che si colleghino ad un’altra cellula.

Tuttavia, gli scienziati guidati dal Dr. Ari Waisman, capo dell’Istituto di Medicina Molecolare presso l’University Medical Center di Magonza, Thomas Korn e la sua squadra, sono riusciti a trovare una spiegazione di questo fenomeno stabilendo che, nel caso delle cellule T che hanno come bersaglio la mielina, nessuno di questi due metodi di comunicazione cellulare viene utilizzato. Esiste infatti una terza via per l’utilizzo di IL-6 nella comunicazione cellulare in cui le cellule dendritiche “piazzano” il mediatore IL-6 sulla loro superficie, come una bandiera, entrando così in contatto diretto con i recettori sulle cellule T stesse.

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I ricercatori hanno definito questo nuovo modo di comunicazione: “cluster signaling”, ovvero “segnalazione a grappolo”, in cui le cellule dendritiche e le cellule T si raggruppano nel processo. In contrasto con le altre vie di segnalazione, una cellula T riceve il segnale di IL-6 nello stesso momento in cui riceve altri segnali dalle cellule dendritiche. Essi ritengono che questa tempistica serrata crei un segnale piuttosto forte, rendendo le cellule T molto più aggressive ed efficaci nei loro attacchi contro la mielina.

Gli scienziati hanno cercato di bloccare la segnalazione del mediatore IL-6 in modo da fermare tali processi autoimmuni. Farmaci atti a svolgere questo compito sono anche quelli abitualmente utilizzati per trattare l’artrite reumatoide, ma sfortunatamente questo tipo di terapia non ha finora avuto successo nella Sclerosi Multipla.
In un comunicato stampa Thomas Korn, professore di Neuroimmunologia Sperimentale e ricercatore senior dello studio, ha affermato: “I risultati della nostra ricerca possono chiarire il motivo per cui alcune terapie per la SM hanno successo mentre altre no. Certe terapie, infatti, riescono a bloccare un solo tipo di trasmissione del segnale non impedendo che la segnalazione a grappolo abbia comunque luogo.”

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Prof. Thomas Korn (image: Magdalena Jooss / TUM)

Link utili e fonti
www.nature.com/ni/journal/vaop/ncurrent/full/ni.3632.html
multiplesclerosisnewstoday.com/2016/12/06/new-signaling-mechanism-seen-to-activate-t-cells-in-ms

www.tum.de/en/about-tum/news/press-releases/detail/article/33574/
www.salearning.org/focus/linfosclerosi.pdf

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