Durante il Convegno Giovanioltrelasm svoltosi a Roma lo scorso weekend, si è parlato a lungo delle tante terapie disponibili al momento per i malati SM.
In particolare, si è parlato del Lemtrada (alemtuzumab), un anticorpo monoclonale che colpisce in modo selettivo la CD52, una proteina presente in grandi quantità sulla superficie delle cellule T e B. Il trattamento con alemtuzumab determina la deplezione delle cellule T e B circolanti, ritenute responsabili del dannoso processo infiammatorio tipico della sclerosi multipla. 

Il professor Antonio Uccelli dell’Università di Genova, in uno dei suoi interventi ha menzionato un recente studio in cui il farmaco Lemtrada è stato valutato contro l’interferone beta-1a (Rebif). Ho voluto quindi riportarvi i risultati del trial.

I dati del trial clinico CARE-MS II hanno mostrato che Lemtrada (alemtuzumab) può ridurre le disabilità preesistenti nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) che non hanno risposto adeguatamente alle precedenti terapie disease-modifying. Questo è quanto sarebbe emerso dallo studio dei dati del trial clinico. Il trattamento è stato valutato contro il farmaco Rebif (interferone beta-1a).

Lo studio dal titolo: “Alemtuzumab improves preexisting disability in active relapsing-remitting MS patients” (“Alemtuzumab migliora la disabilità preesistente in pazienti con SM recidivante-remittente attiva”), è stato pubblicato sulla rivista Neurology l’8 Novembre scorso.

lemtrada

Uno dei principali obiettivi dei trattamenti farmacologici per la sclerosi multipla è quello di limitare la disabilità dei pazienti, un risultato di solito misurato dal ritardo del peggioramento confermato nella disabilità (CDW, confirmed disability worsening). Tuttavia, l’interesse crescente nel tentativo di raggiungere un miglioramento confermato della disabilità (CDI, confirmed disability improvement), ha stabilito uno standard più elevato di efficacia terapeutica rispetto a quello di rallentare la disabilità accumulata.

Si pensa che il CDI rifletta le variazioni clinicamente significative e durevoli dell’Expanded Disability Status Scale (EDSS). Come sappiamo, l’EDSS è un metodo standard per quantificare la disabilità nella SM.

In questo studio, l’obiettivo dei ricercatori era quello di caratterizzare gli effetti del trattamento Lemtrada sulle misure di miglioramento della disabilità nei pazienti con SMRR la cui risposta ad altri trattamenti è risultata essere insufficiente (recidivante almeno una volta). Lemtrada è un anticorpo monoclonale umanizzato in grado di rimodellare le risposte immunitarie delle cellule immunitarie innate nei pazienti con SMRR. L’immunità innata, insieme con l’immunità adattativa, rappresenta una delle due modalità di difesa immunitaria nell’uomo. Si tratta di un insieme di meccanismi biochimici di difesa cellulare volti a prevenire, a combattere e a distruggere gli agenti infettivi che penetrano a livello tessutale. È presente in tutti gli organismi pluricellulari, per cui è la più antica modalità di difesa ed è anche la prima ad intervenire in caso di infezione da parte di agenti patogeni, mentre ignora altre tipologie di antigeni dal momento che possiede una specificità relativamente bassa.

slide_4I ricercatori hanno analizzato i dati del trial CARE-MS II di fase 3 (NCT00548405), che è stato progettato per valutare sia l’efficacia che la sicurezza di due diverse dosi di Lemtrada (12 mg e 24 mg) come trattamento per la SMRR rispetto a Rebif, un altro dei tanti farmaci  disease-modifying (DMT) disponibili per la SMRR. Il trial ha valutato i risultati del paziente sulla base dell’EDSS, della Multiple Sclerosis Functional Composite (MSFC,  strumento di valutazione quantitativa, standardizzato, suddiviso in 3 parti, utilizzato negli studi clinici), e dello Sloan low-contrast letter acuity (SLCLA). [Mentre l’EDSS quantifica la disabilità in generale, la MSFC è una misura sensibile di deambulazione, abilità manuale e funzione cognitiva, mentre la SLCLA quantifica l’acuità visiva.]

I ricercatori hanno riscontrato che i pazienti trattati con Lemtrada sono risultati essere più propensi a mostrare un miglioramento nei punteggi EDSS, rispetto a quelli trattati con Rebif. Una percentuale significativamente più alta di questi pazienti ha mostrato un miglioramento confermato della disabilità di 6 mesi. Inoltre, anche la probabilità di miglioramento – rispetto a punteggi stabili o peggiorati della MSFC – era più alta nei pazienti trattati con Lemtrada, e questi pazienti hanno anche mostrato dei cambiamenti più favorevoli rispetto al punteggio basale della SLCLA da solo, e della MSFC combinato alla SLCLA, rispetto ai pazienti trattati con Rebif.

I risultati del trial hanno dunque evidenziato che i pazienti SMRR che avevano mostrato risposte inadeguate alle precedenti terapie disease-modifying hanno avuto miglioramenti significativi negli esiti delle varie scale di disabilità quando trattati con Lemtrada, al contrario di quelli trattati con Rebif. I ricercatori hanno concluso che:

“I risultati qui presentati non solo sostengono la capacità di alemtuzumab di rallentare l’accumulo di disabilità, ma mostrano anche un vantaggio superiore nel migliorare la preesistente disabilità nei pazienti SMRR che hanno mostrato con una risposta inadeguata alle precedenti DMT. Questi dati si aggiungono alle altre prove a sostegno di un profilo rischio-beneficio favorevole al farmaco alemtuzumab per il trattamento della SMRR.”

Fonti:
clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00548405
www.neurology.org/content/87/19/1985
multiplesclerosisnewstoday.com/2016/12/02/lemtrada-treats-disability-in-ms-patients-who-respond-poorly-to-other-therapies-study-says

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