Un recente studio pubblicato su Nature Communications lo scorso 18 Novembre ha mostrato, per la prima volta, che un complesso proteico chiamato LUBAC è responsabile del controllo dello sviluppo in fase avanzata delle cellule T del sistema immunitario, prima che esse siano rilasciate nel flusso sanguigno.

Diversi tipi di cellule compongono il sistema immunitario e lavorano insieme per combattere infezioni o malattie come il cancro. Tra queste cellule ci sono le cellule T che devono passare attraverso il timo, dove le cellule cattive vengono eliminate e altre sono ritenute responsabili di combattere la malattia. Solo un piccolo numero di cellule T passa questo processo di sviluppo e sono portate fuori dal timo.

Lo studio dal titolo Linear ubiquitin chain assembly complex coordinates late thymic T-cell differentiation and regulatory T-cell homeostasis (Insieme lineare di catene di ubiquitina coordina la tarda differenziazione delle cellule T del timo e l’omeostasi delle cellule T regolatorie), guidato dal Dr. Charis Teh, Dr. Daniel Gray e colleghi del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research in Melbourne, Australia, ha scoperto che un’attività difettosa del complesso LUBAC aveva determinato lo sviluppo di cellule T difettose, con conseguenti importanti impatti sulla risposta autoimmune.

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Dr. Charis Teh – Credit: Walter and Eliza Institute, Australia
“Dimostrando che LUBAC è essenziale per lo sviluppo delle cellule T, abbiamo anche rivelato una nuova fase di ‘formazione delle cellule T’, che non era stata precedentemente ben apprezzata. Siamo eccitati dalla prospettiva che questo nuovo punto di controllo possa essere importante per garantire che cellule T autoimmuni non siano autorizzate a completare il loro sviluppo,” ha affermato Teh in un comunicato stampa.

I nuovi risultati potrebbero avere importanti implicazioni per la comprensione della sclerosi multipla (SM). Teh  ha detto: “Nella maggior parte delle persone, questo impedisce lo sviluppo di malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 e la sclerosi multipla.”

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune, infatti, caratterizzata da incontrollate cellule T autoreattive. Finora si è pensato che questo “errore” sia dovuto alla incapacità di un sottogruppo di cellule T, chiamate cellule T regolatorie (TReg), di sopprimere le cellule immunitarie difettose nei pazienti con SM. Le Treg o Tsuppressor sono una sottopopolazione specializzata di linfociti T capaci di sopprimere l’attivazione del sistema immunitario regolandone l’omeostasi e la tolleranza verso auto-antigeni. Modelli murini sperimentali hanno dimostrato che l’azione immunodeprimente di queste cellule potrebbe essere utilizzata per trattare malattie autoimmuni, facilitare la tolleranza al trapianto o essere selettivamente eliminate per potenziarel’immunoterapia del cancro.

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Vista al microscopio delle cellule nel timo, un organo situato sopra il cuore che difende il corpo contro virus e batteri. Credit: Walter and Eliza Hall Institute, Australia

 

E allora, cosa succede e cosa dobbiamo immaginare che succeda quando questi meccanismi non funzionano? Cosa succede quando si scatena la malattia autoimmune? Ciò che accade è valido per quasi tutte le malattie autoimmuni, che sono generalmente malattie multifattoriali, e cioè malattie in cui ci sono tantissime cose che devono succedere contemporaneamente perché si possa arrivare alla malattia.

Intanto c’è un contributo di suscettibilità genetica per via dei molti geni che possono predisporre e quindi aumentare la probabilità di sviluppare una malattia autoimmune. Quasi mai il background genetico determina la malattia, ma cambia soltanto la probabilità di svilupparla. Quindi in presenza di uno stimolo, le cellule T autoreattive, che tutti noi abbiamo, non vengono più tenute correttamente sotto controllo e pertanto sono in grado di attivarsi. Dato che, a causa del background genetico e di altri fattori, i meccanismi che dovrebbero inizialmente non fare attivare queste cellule o spegnerne l’attivazione, non funzionano efficientemente, la risposta immunitaria persiste e ciò porta a un danno tissutale. Laddove il danno tissutale si prolunga nel tempo diviene irreversibile ed è quello che poi noi riconosciamo come la malattia autoimmune.

Secondo i ricercatori, LUBAC è essenziale per il coordinamento dei numerosi segnali necessari per la differenziazione e l’omeostasi di tipi di cellule T convenzionali e non convenzionali necessari per l’immunità adattativa e la tolleranza degli antigeni organo-specifici da cui dipende la risposta immunitaria.

Queste nuove scoperte sostengono ulteriormente e spiegano meglio ciò che è noto fornendo nuovi dettagli essenziali.
Infatti, una maggiore comprensione dei processi implicati nella regolazione del sistema immunitario e nella sua risposta potrebbe portare allo sviluppo di nuovi approcci in grado di “spegnere” le cellule T autoimmuni.

“Questo può avere applicazioni terapeutiche, in futuro, per il trattamento di malattie autoimmuni”, ha detto Gray.
“Un altro aspetto interessante di questa ricerca si riferisce ai rari disturbi del sistema immunitario ereditarie causate da difetti nei geni che codificano le componenti di LUBAC,” ha aggiunto Gray.
“La nostra ricerca ha fornito nuove informazioni sul modo in cui questi disturbi sono legati alla funzione delle cellule T difettose. Questo potrà portare a nuove immunoterapie per queste condizioni.”

Fonte:
http://www.nature.com/articles/ncomms13353
http://www.sciencedaily.com/releases/2016/11/161118105253.htm

 

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