Alcuni assassini sono tali a causa di un’infanzia disturbata o di un tragico passato. Ian Brady e Myra Hindley non sono quel tipo di assassini. Questi, infatti, non sono altro che freddi sociopatici con fascinazioni morbose e tendenze sadiche. Sono due persone che hanno amato il nazismo e che hanno ucciso per puro piacere al di sopra di qualsiasi altra ragione. Motivo? Essi semplicemente hanno goduto nell’infliggere dolore alle loro vittime.

Greater Manchester, in Inghilterra, nel 1960 fu il teatro di numerose sparizioni di bambini, qua e là nel territorio. Al centro di queste vicende ci fu proprio questa coppia sadica. Ian e Myra iniziarono un rapporto sadomasochistico intenso, in cui sperimentarono ogni tipo di violenza indulgendo al fascismo più estremo. Ian era, infatti, fu ossessionato dal nazismo per un lungo periodo di tempo e Myra ne fu affascinata a tal punto di volerne sapere di più.

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Semplicemente fantasticare su atti di violenza non fu abbastanza per questa terribile coppia. Ian condivise con Myra il suo desiderio di commettere “il delitto perfetto” e iniziò ad esserne ossessionato al punto di pianificare come avrebbe ucciso qualcuno. Il desiderio divenne realtà quando cominciarono a cercare vittime indifese a cui avrebbero potuto infliggere tormento e realizzare così le loro fantasie più oscure. Myra avrebbe guidato intorno Manchester con il suo furgone, mentre Ian l’avrebbe seguita sulla sua moto. Se Ian avesse notato una possibile vittima da rapire, lo avrebbe segnalato con i fanali e Myra si sarebbe fermata per abbordare la sfortunata vittima.
Guidando per Gorton Lane, Brady vide una giovane ragazza che passeggiava in strada, e diede il segnale alla Hindley di fermarsi, cosa che la donna fece appena dopo aver sorpassato la ragazza. Quando però Brady vide che Myra non aveva offerto un passaggio alla ragazza, le domandò il perché e la donna rispose di averla riconosciuta. Si trattava di Marie Ruck, una vicina di casa di sua madre. Poco tempo dopo le 20:00, continuando a guidare in Froxmer Street, Brady individuò una ragazza vestita con un cappotto blu, e segnalò al furgone di fermarsi. La Hindley riconobbe nella ragazza tale Pauline Reade, di 16 anni, amica di sua sorella minore, Maureen. La Reade accettò il passaggio e salì sul furgone con la Hindley, che le chiese di darle una mano a cercare un costoso guanto che aveva smarrito nella brughiera di Saddleworth. La Reade ingenuamente accettò di aiutarla. Quando il furgone entrò nella brughiera, la Hindley si fermò e Brady arrivò subito dopo in moto. Myra presentò l’uomo alla Reade qualificandolo come suo fidanzato. Brady portò la Reade nella brughiera mentre la Hindley attendeva nel furgone. Dopo circa 30 minuti Brady ritornò da solo, e condusse la Hindley sul luogo del delitto a vedere il cadavere di Pauline Reade steso per terra, con la gola tagliata. La Hindley, scorgendo gli abiti sottosopra della ragazza, si accorse che Pauline era stata violentata prima di essere uccisa.

Allo stesso modo, la Hindley approcciò il dodicenne John Kilbride nelle prime ore della sera del 23 novembre 1963 presso un mercato nel Lancashire. La coppia gli offrì un passaggio a casa con il pretesto che i suoi genitori sarebbero stati in pensiero per lui se avesse fatto tardi. Con la promessa aggiunta di una bottiglia di sherry, Kilbride prontamente accettò di salire nella macchina che Hindley aveva noleggiato. Brady disse a Kilbride che lo sherry si trovava a casa loro, e che avrebbero dovuto fare una piccola deviazione per andare a prenderlo. Lungo la strada suggerì di fare una ulteriore sosta, per andare a cercare un guanto che la Hindley aveva perso nella brughiera. Quando raggiunsero la brughiera Brady prese con sé il bambino, mentre la Hindley aspettava in macchina. Brady violentò Kilbride e cercò di tagliargli la gola con una lama seghettata da sei pollici prima di strangolarlo con un pezzo di spago, possibilmente un laccio delle scarpe. 

I Moors uccisero molti bambini in tal modo e li seppellirono tutti nella brughiera. Questa zona di naturale bellezza divenne un luogo speciale per la giovane coppia di assassini e la rivisitarono spesso durante i loro atti osceni e anche per scattare delle foto seduti sopra le tombe dei loro vittime. Le fotografie scattate in prossimità dei cadaveri sepolti servivano a farli rivivere i ricordi insieme, e questo spiega quanto avessero amato lo svolgimento degli omicidi, il che è difficile da capire per una persona sana di mente.

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Myra Hindley a Saddleworth

Ian e Myra continuarono a i loro atti di orrore fino alla fine del 1960. Di particolare significato e violenza fu l’assassinio di Lesley Ann Downey. Quando si resero conto che era da sola, le chiesero di aiutarli a portare delle buste in macchina. Una volta chiusa in auto, la portarono a casa loro e la Downey venne spogliata, legata, e costretta a posare per foto pornografiche prima di essere violentata ed infine uccisa, forse strangolata con una corda. La Hindley dichiarò di essere andata a preparare un bagno per la ragazzina e di averla trovata già morta (presumibilmente uccisa da Brady) al suo ritorno. Nel libro Face to Face with Evil: Conversations with Ian Brady del dottor Chris Cowley, Brady afferma invece che fu la Hindley a uccidere Lesley Ann Downey. La mattina seguente, i due portarono in auto il corpo della bambina fino a Saddleworth, dove venne sepolta, nuda con i vestiti che indossava accovacciati ai suoi piedi, in una piccola fossa. Questo tipo di omicidio avrebbe richiesto un’elevata forza fisica dall’esecutore. Tuttavia, molti esperti ritengono che il vero criminale era Myra stessa, assassino principale di questi crimini, mentre Ian sarebbe stato “semplicemente” uno stupratore seriale pedofilo. Questo falso sforzo di disfarsi del corpo delle vittime dimostra una vera e propria mancanza di comprensione della gravità dei loro crimini. Comprendevano indubbiamente di doversi sbarazzare dei corpi, ma in realtà mancava in loro l’empatia e il senso di colpa, che guiderebbe un serial killer meno sociopatico a prendere estreme misure di sicurezza al fine di nascondere quello che avevano fatto.

Infatti, Myra e Ian erano molto orgogliosi degli atti efferati che avevano perpetrato e condiviso, e cominciarono a credere che, poiché essi avevano goduto nel compiere queste attività, anche tutti gli altri ne avrebbero potuto godere – ma di nascosto, senza mai ammetterlo. Questa fu la loro rovina, poichè decisero di invitare il cognato della Hindley, il diciassettenne David Smith, marito della sorella minore Maureen. Nell’anno precedente, Brady aveva fatto amicizia con Smith, diventando sempre più intimo con il ragazzo, cosa che aveva insospettito e preoccupato la Hindley, dato che il coinvolgimento di una terza persona avrebbe potuto compromettere la loro “salvezza”. La sera del 6 ottobre 1965 Myra Hindley portò Brady alla Manchester Central Station, dove lei attese in auto mentre l’uomo sceglieva una nuova vittima; dopo qualche minuto Brady riapparve in compagnia di Edward Evans, presentandogli la Hindley come sua sorella.  Secondo la storia di David egli  ebbe l’impressione che stesse andando a casa della coppia per bere dell’alcol. David dichiarò:

[Brady] aprì la porta e disse con tono di voce insolitamente alto per lui; …”Vuoi quelle bottigliette?” Io annuì e lui mi portò in cucina; …e mi diede tre bottigliette di vino e disse: “vuoi anche il resto?” Quando ero entrato in casa la porta del salotto era chiusa. Ian andò in salotto ed io aspettai in cucina. Aspettai circa uno o due minuti poi improvvisamente sentii delle urla fortissime; sembravano urla femminili, molto acute. Poi le grida proseguirono. E sentii Myra che urlava: “Dave, aiutalo!” Quando corsi in salotto vidi un giovane uomo disteso per terra. Aveva la testa e le spalle appoggiate al divano e le gambe sul pavimento. Stava a faccia in su. Ian stava sopra di lui, con una accetta in mano, il ragazzo urlava ancora e poi… Ian lo colpì con l’accetta sul lato sinistro della testa. Ho sentito il colpo, fu un colpo fortissimo, emise un suono orribile.

Dopo aver assistito all’omicidio, David Smith fu costretto a pulire la scena del crimine e si occupò anche dello smaltimento del corpo. David ebbe timore per la sua stessa vita dopo aver assistito a quello che la sua famiglia era in grado di fare. Quando tornò a casa svegliò la moglie e le riferì quello che aveva visto, lei gli disse che doveva chiamare la polizia immediatamente. Tre ore dopo la coppia cautamente telefonò alla polizia da un telefono pubblico sotto casa. Smith prese anche la precauzione di proteggersi con un cacciavite e un coltello da cucina nel caso in cui Ian Brady fosse apparso all’improvviso per affrontarli. Tuttavia, Ian non li affrontò perchè nel mondo di Myra e Ian, essi non avevano fatto niente di male.

La testimonianza di David fece in modo che gli assassini fossero condannati alla prigione a vita. Scamparono la pena di morte, che era stata messa fuori legge solo recentemente prima del processo. Tuttavia, fino ad oggi Ian Brady chiede di poter morire ed è tenuto costantemente sotto osservazione affinché non commetta suicidio. Così Ian è costretto a vivere contro la sua volontà; questo è il suo particolare tipo di tortura.

Myra Hindley ha vissuto anch’essa con i propri fantasmi. Lontano dall’influenza di Ian, sembra che lei sia diventata col tempo una donna più razionale.
Essa dichiarò: “Mi avrebbero dovuto impiccare. Me lo meritavo. Il mio crimine è stato peggiore di Brady perché io adescavo i bambini; loro non sarebbero mai entrati in macchina senza il mio ruolo … mi sono sempre considerata peggio di Brady.”
Ma sono queste parole sincere o semplicemente un atto di speranza per ottenere la libertà condizionale? Non lo sapremo mai perché il 15 novembre 2002, all’età di 60 anni, Myra Hindley è morta di polmonite connessa a problemi cardiaci.

Solo una cosa è certa: le atrocità che questa coppia ha commesso sono veramente imperdonabili.

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Some killers are made that way because of a disturbed childhood or tragic past. Ian Brady and Myra Hindley are not those killers. These people are stone cold sociopaths with morbid fascinations and sadistic tendencies. Here are two people who flirted with nazism and killed for pleasure above any other reason. Motive? They simply enjoyed inflicting pain on their victims.

Greater Manchester, England in the 1960s became littered with child disappearances here and there. At the heart of it all was one sadistic couple. Ian and Myra began an intense sadomasochistic relationship, where they experimented with violence and fascism. Ian had been interested in these subjects for a long time and Myra was very keen to learn more about this deviant lifestyle.

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Eventually, simply fantasising about violent acts was not enough for this terrible pair. Ian shared with her his desires to commit “the perfect murder” and he obsessed over how he would kill someone. They began to seek helpless victims which they could torment and inflict their dark fantasies upon. Myra would drive around Manchester whilst Ian followed her on his motorbike. When he saw a possible victim for them to abduct, he would shine his flashlight and Myra would stop the truck to pick the person up. It was in this same way, John Kilbride was approached in the early evening of 23 November 1963 at a market in Lancashire. The couple offered him a lift home on the pretext that his parents would be worried about him being out so late at night. With the added promise of a bottle of sherry, Kilbride readily agreed to get into the car that Hindley had hired. Brady told Kilbride that the sherry was at their home, and they would have to make a detour to collect it. On the way he suggested that they take another detour, to search for an expensive glove he said that Myra had lost on the moors. When they reached the moor Brady took the child with him while Hindley waited in the car. Brady sexually assaulted Kilbride and attempted to slit his throat with a six-inch serrated blade before fatally strangling him with a piece of string, possibly a shoelace.

The Moors Murderers killed multiple children in this way and they buried all of them on the moors. This area of natural beauty became a special place for the couple and they would often revisit the grave sides and even take pictures sitting atop the graves of their victims. They did this to relive their memories together, as they really enjoyed carrying out the murders, which is difficult for a sane person to understand.

Ian and Myra continued their reign of terror until the late 1960s. Of particular significance and gore was the murder of Lesley Ann Downey. It was at a fairground when the couple noticed 10-year-old Lesley standing beside one of the rides. When it became apparent that she was on her own, they approached her and deliberately dropped some of the shopping they were carrying close to her, before asking for the girl’s help to carry some of the packages to their car. They forced her into their car, and once inside the house Downey was undressed, gagged and forced to pose for photographs before being raped and killed, perhaps strangled again with a piece of string. This type of murder would take a lot of force and physical strength from the perpetrator. Later, Myra claimed that she went to fill a bath for the child and found the girl dead (presumably killed by Brady) when she returned. However, many criminal experts believe it was actual Myra herself who was the main murderer in these crimes, whereas Ian may have simply been a paedophile rapist only. The following morning, Brady and Hindley drove together with Downey’s body to Saddleworth Moor where she was buried. They placed her there naked with her clothes folded at her feet, in a shallow grave. This hollow effort of disposing of her body demonstrate from the killer couple a real lack of understanding of the seriousness of their crimes. They understood that they must dispose of the bodies but they really lacked the empathy and guilt which would drive a less sociopathic serial killer to go to extreme lengths to hide what they had done.

Indeed Myra and Ian seemed very proud of the evil acts they had committed and shared with each other. They started to believe that because they enjoyed these activities, then everyone else must also enjoy it – but secretly without ever admitting it. This was their downfall as they decided to invite Myra’s 17 year old brother-in-law David Smith to share one of their murders with them. According to David’s story he was under the impression that he was going to the couples house for some underage drinking session. David stated:

“[Brady] opened the door and he said in a very loud voice for him …”Do you want those miniatures?” I nodded my head to say yes and he led me into the kitchen … and he gave me three miniature bottles of spirits and said: “Do you want the rest?” When I first walked into the house, the door to the living room … was closed. … Ian went into the living room and I waited in the kitchen. I waited about a minute or two then suddenly I heard a hell of a scream; it sounded like a woman, really high-pitched. Then the screams carried on, one after another really loud. Then I heard Myra shout, “Dave, help him,” very loud. When I ran in I just stood inside the living room and I saw a young lad. He was lying with his head and shoulders on the couch and his legs were on the floor. He was facing upwards. Ian was standing over him, facing him, with his legs on either side of the young lad’s legs. The lad was still screaming … Ian had a hatchet in his hand … he was holding it above his head and he hit the lad on the left side of his head with the hatchet. I heard the blow, it was a terrible hard blow, it sounded horrible.”

After witnessing the murder, David Smith was coerced into cleaning the crime scene and disposing of the body. He was scared for his life after he had witnessed what his own family was capable of. When he returned home he woke his wife and told her what he had seen and she told him that he must call the police. Three hours later the couple cautiously made their way to a public telephone box in the street below their flat. Smith took the precaution of arming himself with a screwdriver and a kitchen knife to defend them in the event that Ian Brady suddenly appeared and confronted them. However, Ian did not stop them as in Myra and Ian’s world they had not done anything wrong.

David’s testimony put the Moors Murderers in prison for life. They narrowly escaped the death penalty, which was only recently outlawed before their trial. However, to this day Ian Brady begs to be allowed to die and he is kept on suicide watch as he has been ruled criminally insane. So he is forced to be alive against his will; his own special kind of torture.

Myra Hindley also lives with her own ghosts. Away from Ian’s influence she seems to be a more rational and remorseful woman. She stated: “I ought to have been hanged. I deserved it. My crime was worse than Brady’s because I enticed the children and they would never have entered the car without my role … I have always regarded myself as worse than Brady.” But are her words simply an act set out in hope of achieving parole? We’ll never know as on 15 November 2002, aged 60, Myra Hindley had died from bronchial pneumonia caused by heart disease.  Only one thing is for certain; the atrocities that this pair have committed are truly unforgivable.

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Myra & Ian victims

Fonti:

http://really.uktv.co.uk/shows/partners-in-crime-the-moors-murderers/
https://en.wikipedia.org/wiki/Moors_murders
http://www.dailystar.co.uk/real-life/351240/The-horrific-truth-about-evil-lovers-Ian-Brady-and-Myra-Hindley

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