Cari lettori,
oggi torniamo a parlare di Vitamina D e dei suoi effetti sulla Sclerosi Multipla.
In occasione del 32° Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS), che si è concluso a Londra il 17 settembre scorso, la vitamina D è stata oggetto di presentazioni, numerosi abstracts e posters.
Vi ricordo che per vitamina D si intende un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme nella quale la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo), entrambe le forme dall’attività biologica molto simile. Il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, mentre l’ergocalciferolo (D2) è di provenienza vegetale.
Qui di seguito vi riporto tre presentazioni significative che fanno chiarezza su certe questioni sollevate recentemente sull’uso di questo potente gruppo di vitamine nella SM.

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Nelle donne finlandesi la carenza di vitamina D è collegata ad un più alto rischio di SM

In un ampio studio su scala nazionale in Finlandia, i ricercatori hanno trovato prove a sostegno del legame tra carenza di vitamina D e un aumento del rischio di Sclerosi Multipla (SM) nelle donne.

I risultati sono stati riportati in una presentazione orale all’ECTRIMS di Londra, dal titolo: “Serum levels of 25-hydroxyvitamin D and risk of multiple sclerosis among women in the Finnish Maternity Cohort,” (Concentrazioni sieriche di 25-idrossi vitamina D e rischio di Sclerosi Multipla tra le donne facenti parte della coorte finlandese, conosciuto con il nome di Finnish Maternity Cohort (FMC), coorte finlandese di Maternità”, in occasione del 32° Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS), che si è concluso il 17 settembre scorso.

I ricercatori hanno esaminato se ci fosse o no un’associazione inversa tra i livelli di vitamina D durante la gravidanza e il futuro rischio di SM nella donna. A tale scopo, essi hanno misurato i livelli di 25-idrossi vitamina D (25[OH]D), che costituisce il modo più preciso per misurare quanta vitamina D è presente nel corpo.

vitamin-d3-molecule-model_fsIl team ha condotto il suo studio su scala nazionale con l’aiuto della Finnish Maternity Cohort (FMC), che ha avuto inizio nel 1983 e ha conservato campioni di siero prelevati all’inizio delle gravidanze per l’abituale screening prenatale, di oltre 800.000 donne. Tra questi, i ricercatori hanno identificato 1.247 donne con SM diagnosticate tra il 1983 e il 2009. Queste donne hanno avuto almeno un campione di siero raccolto nella FMC prima della loro diagnosi di SM (nel 47% dei casi, i campioni raccolti sono stati due o più). In media, i campioni di siero sono stati raccolti 13 anni prima della diagnosi di SM.

Rispetto a controlli non-SM, le donne che hanno sviluppato la SM hanno mostrato livelli di 25(OH)D pari a 29,7 nmol / L (in media), mentre le donne che hanno partecipato ai gruppi di controllo avevano livelli di 31,1 nmol / L. Nella loro analisi, i ricercatori hanno rilevato una significativa associazione tra i due fattori, con un aumento di 50 nmol / L nei livelli di 25(OH)D associato ad una riduzione del 37% del rischio di sclerosi multipla.

In particolare, le donne con livelli di 25(OH)D inferiori a 30 nmol / L avevano un rischio di SM maggiore del 23% rispetto alle donne le cui concentrazioni sieriche erano comprese tra 30 nmol / L e 50 nmol / L. Questo rischio aumenta ulteriormente fino al 48% rispetto alle donne con livelli superiori a 50 nmol / L.

Quando i ricercatori hanno analizzato esclusivamente donne con due o più campioni (519 donne con SM e 838 controlli), o casi con record di conferma medica di SM (607 donne), hanno osservato le stesse associazioni.

Questi risultati suggeriscono dunque che la carenza di vitamina D aumenta il rischio di Sclerosi Multipla. Ciò è particolarmente importante per la popolazione Nordica, poiché mostra un’elevata prevalenza di carenza di vitamina D, essendoci in queste regioni, brevi estati e lunghi inverni. Pertanto, da questa analisi emerge che interventi di sanità pubblica sono necessari per migliorare i livelli di vitamina D e ridurre il rischio di SM in questa popolazione.

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La concentrazione attuale di vitamina D non influisce sulla SM, è l’esposizione passata ad influire maggiormente.

I ricercatori hanno a lungo esplorato gli effetti della vitamina D sulla Sclerosi Multipla. Recenti scoperte hanno dimostrato che gli integratori di vitamina D possono migliorare i tassi di recidiva della malattia. Tuttavia, un nuovo studio ha permesso di chiarire quali livelli entrano in gioco.

Un team australiano coordinato da Dr. B. Taylor, ha esaminato come la vitamina D influenza il decorso clinico della sclerosi multipla e ha presentato i risultati al 32° Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS), svoltosi a Londra, in Inghilterra. Si è scoperto che le concentrazioni di Vitamina D passate, e non quelle attuali, sono quelle che influiscono di più nei pazienti SM.

“Abbiamo seguito una coorte di 279 persone con una prima diagnosi clinica di demielinizzazione del SNC (FCD) a cinque anni dalla partecipazione iniziale allo studio Ausimmune Longitudinal,” hanno spiegato i ricercatori. I partecipanti hanno compilato i questionari che misurano l’esposizione solare passata e quella recente ogni anno. Le concentrazioni sieriche di 25-idrossi vitamina D (25[OH]D) sono state misurate al livello basale (all’inizio dello studio), quando lo studio era a metà strada, e sul finire, a cinque anni dalla data di inizio. Inoltre, i neurologi hanno riesaminato le cartelle cliniche, la storia delle ricadute, e valutato il conseguente verificarsi della conversione a SM clinicamente definita (CDMS).

Alla fine dello studio, 202 dei 279 pazienti erano passati alla SM clinicamente definita CDMS, con un totale di 395 recidive.

“Né la concentrazione di 25(OH)D misurata al livello basale né longitudinalmente sono risultate essere associate alla diagnosi di SM clinicamente definita o alle ricadute,” ha spiegato il team di ricerca. “Il comportamento dell’esposizione attuale al sole è inversamente associato alla CDMS e alle ricadute, ma è diventato non-significativo sulla regolazione.”
La buona notizia, tuttavia, è che l’esposizione al sole storica ha avuto una significativa associazione inversa con la CDMS e le ricadute. Infati, maggiore è stata l’esposizione al sole durante lo studio, maggiori sono stati gli esiti positivi sulla malattia registrati dai ricercatori.

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Gli integratori di vitamina D3 possono dare un beneficio concreto ai pazienti con SM nelle fasi iniziali della malattia

I pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) possono beneficiare dell’olio di colecalciferolo (vitamina D3) come terapia aggiuntiva nelle prime fasi della malattia.

Questa scoperta è stata discussa in una presentazione orale all’ECTRIMS di Londra, dal titolo: “High dose cholecalciferol (vitamin D3) oil as add-on therapy in subjects with relapsing-remitting multiple sclerosis receiving subcutaneous interferon β-1a, (Olio di Colecalciferolo ad alte dosi (vitamina D3) come terapia aggiuntiva nei soggetti con sclerosi multipla recidivante-remittente in trattamento con interferone sottocutaneo β-1a), in occasione del 32° Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS), che si è recentemente tenuto a Londra.

Nello studio SOLAR (NCT01285401), i ricercatori hanno studiato gli effetti del colecalciferolo (vitamina D3) come terapia aggiuntiva nei pazienti SMRR trattati con interferone sottocutaneo (scIFN) β-1a.

In particolare, il team ha eseguito uno studio in doppio cieco e multicentrico di 48 settimane per valutare l’efficacia di amministrazione del colecalciferolo orale quotidianamente (350 mcg di vitamina D3), rispetto al placebo (gruppo di controllo). Il suo endpoint primario era la percentuale di pazienti liberi da attività della malattia (DAF) alla 48sima settimana. La DAF è stata definita con l’assenza di recidive,  di progressione della Expanded Disability Status Scale (EDSS), o di nuove lesioni attive uniche combinate (CUA).

Gli endpoint secondari comprendevano la valutazione del tasso annualizzato medio di ricaduta (ARR), della percentuale di soggetti liberi da qualsiasi progressione dell’EDSS, e del numero medio di nuove lesioni CUA per ciascun soggetto (il tutto a 48 settimane dall’inizio dello studio).

In totale, 229 pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere il colecalciferolo o il placebo. Alla settimana 48, i ricercatori non hanno registrato differenze statisticamente significative di DAF tra il gruppo che assumeva il colecalciferolo e il gruppo placebo: 37,2% contro 35,3%, rispettivamente. Inoltre, non sono state riscontrate differenze tra i due gruppi nel tasso annualizzato medio di ricaduta ARR (0,28 contro 0,41) o nella percentuale di pazienti liberi da qualsiasi progressione della scala EDSS (71,7% contro 75,0%).

Tuttavia, anche alla settimana 48, il colecalciferolo è stato associato ad una riduzione del 32% del numero di nuove lesioni CUA, e la percentuale di pazienti con sclerosi multipla liberi da nuove lesioni (lesioni T-1 ipo-intense) è stata significativamente maggiore nei pazienti trattati con colecalciferolo rispetto al gruppo placebo (di nota, questa è stata osservata solo in un sottogruppo di pazienti, quelli tra i 18 e i 30 anni di età).

I ricercatori hanno concluso che il colecalciferolo come terapia aggiuntiva per scIFN β-1a non ha alcun effetto sulla DAF dei soggetti alla 48sima settimana. Tuttavia, è stato riscontrato che la terapia con colecalciferolo può essere associata ad un minor numero di nuove lesioni attive CUA nella popolazione generale, e ad un aumento della percentuale dei pazienti liberi da nuove lesioni ipo-intense di tipo T1 (anche se ciò è documentato in un sottogruppo specifico).

Il team di ricerca ha inoltre affermato che “il colecalciferolo come supplemento potrebbe essere più efficace nelle prime fasi della malattia, quando è più probabile che vi sia un’attività infiammatoria particolarmente intensa”.

Fonti:
https://multiplesclerosisnewstoday.com/2016/09/19/vitamin-d3-oil-supplement-seen-to-lower-lesions-in-ms-patients-in-early-stages
https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01285401
http://www.hcplive.com/conference-coverage/ectrims-2016/current-vitamin-d-doesnt-impact-ms-but-historical-exposure-does#sthash.KIk9bTip.dpuf

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