Cari amici,
dopo una brevissima pausa eccomi qui a condividere con voi una notizia che ho appena letto e che non potevo non portare alla vostra attenzione per vari motivi.
L’articolo riguarda il cancro e la moderna cura utilizzata per curare tale patologia: la chemioterapia. Inoltre si tratta di uno studio inglese che ha coinvolto anche la contea in cui vivo e lavoro: il Surrey. Devo ammettere che inizialmente leggendo i titoli sensazionalistici dei vari giornali pensavo fosse l’ennesima bufala, e invece no. I risultati dello studio in questione sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista ‘Lancet Oncology’, secondo la quale la chemioterapia può avere effetti dannosi sulla metà dei pazienti che la provano. L’indagine inglese ad opera di Public Health England e Cancer Research UK, è stata effetuata su molti pazienti e ha valutato i numerosi effetti collaterali provocati dall’assunzione di farmaci contro il cancro, i quali a volte superano i benefici della terapia. Per la prima volta i ricercatori hanno esaminato il numero di malati deceduti entro 30 giorni dall’inizio della chemioterapia, cosa che indica che i medicinali hanno provocato la loro morte, piuttosto che il cancro.

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“Si tratta di farmaci potenti, con effetti collaterali significativi, e spesso ottenere il giusto equilibrio fra un trattamento aggressivo e la salute del paziente può essere difficile” hanno detto gli esperti.

La ricerca, condotta in Inghilterra, è stata fatta su più di 23mila donne con il cancro al seno e 10mila uomini con carcinoma polmonare non a piccole cellule. Il risultato è stato che l’8,4% degli uomini e il 2,4% delle donne non sono sopravvissuti al primo mese di trattamento ma in alcuni ospedali la media è più alta: i tassi più alti sono a Blackpool, Coventry, Derby, South Tyneside, Surrey e  Sussex. Ad esempio, nell’opedale di Milton Keynes il tasso di mortalità per chemioterapia contro il carcinoma polmonare è risultata addirittura del 50,9%, anche se la statistica si basa su un piccolo numero di pazienti. Al Lancashire Teaching Hospital il tasso di mortalità a 30 giorni è risultato del 28%.

A quegli ospedali i cui tassi di morte sono al di fuori della media attesa  si chiederà di rivedere le loro pratiche. E’ comunque importante rendere i pazienti consapevoli che ci sono potenziali rischi di vita legati alla chemioterapia. E i medici devono essere più attenti alla selezione dei pazienti, dato che ci sono differenze significative in termini di sopravvivenza per le persone anziane e per i pazienti in generali cattive condizioni di salute, al netto della neoplasia.

Come e quando nasce la chemioterapia. La chemioterapia, che si distingue in due tipi,  anti-infettiva e antineoplastica (quella che solitamente s’intende quando usiamo il termine generico), nasce per caso nel laboratorio di biofisica di Barnett Rosenberg dell’Università del Michigan. Rosenberg scoprì che l’azione dell’isomero cis impediva la divisione e quindi la moltiplicazione dei batteri e provò a farlo agire anche sulle cellule tumorali su un topo che si riprese completamente. La sua sperimentazione però aveva anche un effetto altamente tossico ed il suo uso era da molti considerato troppo pericoloso. La spinta finale la diedero due medici americani che lo provarono con successo su 13 pazienti affetti da cancro ai testicoli.

In un commento, il Professor David Cameron, dell’Edinburgh Cancer Centre dell’Western General Hospital a Edimburgo, in Scozia, ha affermato: “Questa è una relazione molto gradita, e dà per la prima volta un quadro nazionale dei fattori che influenzano la probabilità di morte, e complementa le indagini del NCEPOD (http://www.ncepod.org.uk/) focalizzate proprio sul processo di cura.”. Cameron ha aggiunto che: “nonostante questa iniziativa di raccogliere dati nazionali per la chemioterapia, sono state rilevate notevoli lacune e carenze nel set dei dati.
Per qualcuno che ha lavorato nel servizio sanitario nazionale del Regno Unito (NHS, ndr) per tutta la sua vita clinica, rimane la tragedia che non possiamo ancora ottenere l’insieme dei dati completi nazionali (anonimi) in modo tale da poter informare medici e pazienti e apportare reali miglioramenti nei trattamenti. Questo studio, nonostante i suoi limiti, definisce uno standard per quello che tutti i sistemi nazionali di assistenza sanitaria dovrebbero raggiungere: registrare regolarmente i dati, confrontarli, e riferire a livello nazionale le conseguenze negative degli interventi medici per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria”.

Fonti:

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2016-08/tl-tlo083016.php http://www.scelgonews.it/chemioterapia-dannosa-per-il-50-dei-pazienti/
http://www.adnkronos.com/salute/medicina/2016/08/31/chemioterapia-puo-nuocere-fino-meta-pazienti-allarme-lancet_QRDRRMeDk2xKgUb4pRQx5J.html

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