Cari amici,
oggi voglio trattare un argomento assai vasto e che a dire il vero posso soltanto “accennare” in questa sede: internet nella sua rinascita “social”, e quindi non voglio parlarvi di quel mondo virtuale “vintage” del modem a 56 Kbps, bensì dell’ascesa del mondo social in cui l’utente non è più un fruitore passivo di quello che vuole l’autore del messaggio, ma ne diviene parte integrante con un proprio commento o, addirittura, creando nuovi contenuti.
Come tutte le evoluzioni tecnologiche, anche quella dei social network ha in qualche modo smentito molti studi sulle reti sociali dell’era pre-internet. Collocare l’origine storica dei social network è un compito abbastanza arduo.

Alessio Palmero Aprosio dell’Università degli Studi di Milano, nella sua tesi di Master in Comunicazione della Scienza, scrive: “Le prime reti sociali su internet affondano le proprie radici tra i newsgroup dei fondatori del concetto stesso di rete, nella seconda metà degli anni Settanta. Si tratta comunque di reti ristrette non accessibili da persone al di fuori degli edifici dove sono nate. E` invece del 1978 il primo forum online, se con il termine online ci accontentiamo di alcuni computer connessi tra di loro usando la rete telefonica. Negli stessi anni, come ci si poteva aspettare, hanno origine anche i cosiddetti troll, utenti che scrivono messaggi volutamente po- lemici e sprezzanti in forum e chat room, con lo scopo di incitare gli altri utenti a rispondere e proseguire la polemica”.

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E con l’avvento dei Social Media è nata una nuova forma di comunicazione online anche per fare divulgazione scientifica. I Social Media, e in primis Facebook, hanno una potenzialità di comunicazione immensa, con modalità differenti passando da un social media ad un altro, ma oggi mi concentrerò su Facebook, perchè che ha costituito un caso particolare segnando per sempre la rete. Quest’ultimo è, infatti, il social network più utilizzato, che non nasce per essere un aggregatore di news, e dunque di meri link ad articoli più o meno validi, ma è innanzitutto uno strumento di comunicazione con le persone, per promuovere oltre che le news, anche punti di vista, opinioni, e in particolare serve a dialogare.

Come tutti sappiamo, l’idea iniziale di Facebook nacque nella mente di Mark Zuckerberg nel non troppo lontano 2004, quando era ancora uno studente diciannovenne presso la Harvard University. La prima versione era stata pensata come strumento da utilizzare all’interno dell’università per conoscere nuovi amici. L’idea piacque molto e nel giro di un mese più della metà degli studenti di Harvard avevano aperto un loro profilo. Presto la possibilità di accesso venne estesa anche ad altre università e, dal 2006, a chiunque avesse compiuto i 13 anni di età. Facebook divenne dunque assai popolare nell’ambiente universitario e attraverso l’anti-anonimato che fu da subito il suo punto di forza, si rivelò vincente. La pagina personale su Facebook divenne nel giro di pochissimi anni una vetrina di sè stessi, un doppleanger virtuale, che ha modificato radicalmente la vita di tutti in un modo o nell’altro, perchè all’esistenza fisica ha aggiunto quella digitale.

Moltissimi siti, anche autorevoli, divulgano la scienza su facebook, in modi anche stravaganti e sicuramente accattivanti. Esistono decine di pagine che raccontano la scienza in modo semplice ed interessante, rendendo le ultime scoperte accessibili a milioni di persone. Cito tra tutte la pagina I fucking love science, pagina da quasi venti milioni di fan che non sbaglia un colpo quando si tratta di pubblicare contenuti intriganti. Anche l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ha puntato spesso sui social media attraverso varie iniziative nella sua pagina facebook www.facebook.com/aism.it.

Ci sono, però, alcuni aspetti negativi nella divulgazione scientifica sui Social Media. In un recente studio dell’IMT Alti Studi di Lucca, il CSS Lab ha dimostrato, infatti, come informazioni scientifiche e teorie complottiste si diffondono su Facebook attraverso identiche modalità di condivisione dei contenuti. Il successo di un’informazione risulterebbe essere, infatti, strettamente legato al grado di omogeneità dei membri del gruppo all’interno del quale è condivisa e si diffonde. Verificabilità dell’informazione e fonte sembrerebbero perdere rilevanza in tal senso.
Giuseppe Nucera scrive che attraverso una massiccia analisi quantitativa, il gruppo di ricerca guidato da Walter Quattrociocchi, ha analizzato i consumi degli utenti Facebook in termini di condivisione dei contenuti relativi a due contrapposte narrazioni: una scientifica e una complottista. Il risultato è che il principale pattern di diffusione, comune a entrambe le due tipologie di narrazioni, risulterebbe essere l”esposizione selettiva: la tendenza dell’individuo a selezionare una narrativa piuttosto che un’altra a seconda del sistema di credenze che si è precedentemente strutturato. Una dinamica definita come pregiudizio di conferma (confirmation bias) in psicologia.

E nel video che trovate qui di seguito proprio di questi problemi e del ruolo dei Social Media, ho discusso con Desy, Domenico e Ivan: amministratori di un gruppo Facebook che riscuote una grande popolarità tra i giovani, in particolare tra i neodiagnosticati, sotto i 50 anni di età. Il gruppo dal nome SCLEROSI MULTIPLA GIOVANI (UNDER 50) è stato creato da Desy insieme a Marco nel non lontano 2014; poco dopo si è aggiunto Domenico ed infine Ivan, ultimo tra gli amministratori del gruppo. Insieme ci racconteranno come è nata l’idea di creare un punto d’incontro virtuale (e non solo) per i neodiagnosticati e qual è il loro punto di vista sulla tematica relativa alla divulgazione scientifica sui Social Media.
Buona visione!

 

Fonti:

http://www.rivistamicron.it/temi/scienza-i-social-network-ci-informano-davvero/
http://www.dariovignali.net/blog-scientifico-di-divulgazione/

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