Twas the dead of the night and cold as the bone,
I lay in the darkness – afraid I wasn’t alone.
My heart inside me racing and withering with fright,
at every creak in the silence of the dead of the night.

My breath hung in the air like warm grey smoke,
I listened to the hum of silence and as every branch broke;
Animal or intruder – my mind ran wild!
What a paranoid delusion on a night so still and mild.

Outside the cottage I heard crunching on the new fallen snow,
Sounds much like footprints – deliberate and slow.
My mind raced to the locks on the windows and the doors,
I tried to reassure myself that my home was secure.

But what was approaching at such a late hour?
Be it criminal? Animal – a bear? The restless undead?
I lay there powerless hoping the beast would go away,
I prayed God that I would wake to live another day.

 And then throughout the house a strange trembling began,
I heard through the walls; a BANG BANG BANG.
It moved to the ceiling – I heard it walk above my head.
I did not scream, I did not move. I prayed it would assume me dead.

 The silence was deafening once I heard no more,
I lay there in disbelief and dumbfounded awe.
Convinced that the intruder must be about to invade,
I lay there awake until the break of day.

 I got up in my kerchief with my eyes red and wide,
And I arose slowly to the window to take a peek outside.
What I saw was so shocking I ran to take a closer look,
And to this day this detail is as though taken from a book.

For you see, upon the ground, the walls and the roof,
There were footprints in the snow –  huge cloven hoof.
Larger than any animal that has ever met human eye,
With the ability to walk up walls like a spider and most likely – fly.

The footprints stretched out for miles around,
And many in the county that night heard similar sounds.
Not a soul spied the creature which walked through the snow,
And why the Devil walked through Devon that night – nobody does know.

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Le impronte del Diavolo

Questa poesia della co-autrice del venerdì Jolie Marie Trahar, è ispirata agli eventi che si sono verificati nel Devonshire, UK, dove la fredda mattina dell’8 febbraio 1855, il signor Albert Brailsford, preside della scuola di un paesino nel Devon, si avvicinò alla finestra del salotto per vedere se nella notte avesse nevicato.
Di colpo, la sua attenzione fu attratta da una linea di impronte, o meglio, orme caprine che si sviluppavano lungo la strada che conduceva al villaggio. A prima vista si sarebbero dette normali impronte di un cavallo ferrato, ma osservando meglio egli capì che non poteva essere un cavallo, dal momento che erano perfettamente disposte lungo un’unica linea perfettamente diritta, come se le zampe dell’animale fossero state messe una davanti all’altra. Ma ciò che ancor più era curioso, consisteva nel fatto che le impronte, non più lunghe di 10 cm, distavano fra loro soltanto 16 cm. Infine, risultavano nitidissime, come se fossero state ottenute immergendo nella neve una sagoma di ferro riscaldato.
La curiosità prevalse e i cittadini seguirono le orme fino alla fine del percorso, che andava a terminare contro un muro di mattoni. Ma le sorprese non erano finite. Le impronte infatti riprendevano proprio al di là della parete, senza però che la coltre di neve accumulatasi sulla parte alta del muro risultasse in qualche modo calpestata. Poi le impronte raggiungevano un covone di grano, per ritrovarsi oltre, senza che, anche in questo caso, si notasse il passaggio di qualche corpo pesante. E non bastava ancora. Passavano sotto un cespuglio di rosa spina e sopra alcuni tetti. Insomma, era come se qualche burlone equilibrista si fosse divertito durante la notte a costruire un rompicapo per i poveri abitanti del villaggio. Le orme sembravano non finire mai. Ne vennero trovate ancora a parecchi chilometri di distanza dalla periferia del paese, lungo la campagna del Devon.

Sembravano procedere in modo disordinato per andare a toccare alcune altre piccole città e villaggi. Se si trattava davvero di un burlone equilibrista, doveva aver fatto una bella faticaccia per coprire più di 50 km nel gelo della notte e in mezzo alla neve fresca e alta. Per di più doveva avere anche una certa fretta, visto che le impronte si fermavano sovente sul limitare delle porte, ma solo per invertire la direzione e dirigersi nuovamente altrove. In tutto quell’itinerario non esisteva alcuna logica, era come un percorso fatto a casaccio. In certi punti, le impronte di “cavallo”‘ presentavano una fenditura nel mezzo, facendo pensare a uno zoccolo spezzato.
In piena era vittoriana nessuno fra i contadini di quei luoghi avrebbe mai dubitato dell’esistenza del diavolo. A questo pensiero qualcuno aveva imbracciato una doppietta e si era messo a caccia. La notte seguente tutti si chiusero in casa, tenendo i fucili a portata di mano, a fianco del letto.

Ci volle una settimana prima che la notizia venisse riportata dai giornali. Il primo a raccontarla fu il londinese «Times» il 16 febbraio 1855, aggiungendo che erano stati molti i contadini a trovare le misteriose tracce nei cortili delle loro case. Il giorno dopo era toccato alla «Plymouth Gazette», la quale riportava l’idea di un prete che suggeriva trattarsi di un canguro, dimenticando che il canguro ha zampe artigliate. Ipotesi contestata e contrastata da quella più plausibile, presentata sul «Flying Post», la quale indicava in un uccello la probabile causa del misterioso percorso di orme.
Teoria immediatamente smontata da un altro articolo comparso su «Illustrated London News» in cui si faceva osservare che non esiste al mondo alcun uccello munito di zoccoli ferrati! Il 3 marzo, sull’«Illustrated London News» il grande naturalista e anatomista Richard Owen sentenziava che l’analisi scientifica delle impronte parlava a favore di un tasso. Quella notte, evidentemente, alcuni tassi si erano ridestati dal sonno invernale ed erano usciti dalle tane alla ricerca di cibo. Ipotesi plausibile, peccato che Owen non spiegasse per quale stravagante motivo tutti quei tassi avessero deciso di andare a caccia saltellando su una sola zampa.

Un altro testimone, un medico, rivelò assieme ad un college”di aver impegnato non poche ore nell’approfondito studio delle peculiarità intrinseche di quelle Devonshire_Devil_Prints_1855particolari impronte”. Egli dichiarò che “a seguito di minuziose osservazioni era stato possibile porre in risalto che l’impronta del misterioso zoccolo era costituita da dita e pianta certamente ascrivibili a un qualche animale”, nella fattispecie si trattava di una lontra. Un altro reporter ancora, che si firmava con lo pseudonimo di “Ornither”, disse che si trattava certamente delle orme lasciate dietro di sé da un’otarda, dal momento che le dita esterne risultavano arrotondate. Un altro gentiluomo di Sudbury dichiarò che negli ultimi tempi nella sua zona aveva notato alcuni grossi ratti scorrazzare nei campi di patate.
Le impronte lasciate dai grossi topi erano del tutto simili a quelle misteriose, che i giornali già battezzavano “impronte del diavolo”. Un corrispondente scozzese parlò di lepre o moffetta, a zonzo a caccia di cibo. La stravaganza e la difformità di tutte queste spiegazioni, così assurde, si giustificava con l’obiettiva difficoltà di trovare una risposta al mistero. La questione meno comprensibile stava nella singolare disposizione delle impronte, una in fila all’ altra seguendo una linea retta, come se fossero state lasciate da un animale con una sola zampa. Senza dimenticare il fatto che lo strano essere aveva percorso in condizioni avverse, al freddo e di notte, oltre 50 km.

L’ipotesi più plausibile venne proposta da Geoffrey Household, il quale nel 1985 pubblicò un libro in cui sono raccolte tutte le testimonianze legate a questo caso misterioso. Ecco la possibile, logica, spiegazione dei fatti: “sono propenso a ritenere che quella notte dal centro del porto militare di Devonport si sia innalzato, forse a seguito di qualche disguido, un pallone sonda. Libero dagli ormeggi, ha potuto sorvolare la zona senza alcun controllo. Dall’oggetto pendevano due sacchetti appesi a delle funi. Sono stati questi pesi a lasciare le impronte e questo spiega anche come mai ne sono state trovate pure sui tetti delle case… Il maggiore Carter, un uomo del posto, mi ha detto che il nonno all’epoca lavorava proprio alla base di Devonport e che una volta gli aveva raccontato del pallone, la cui “fuga” accidentale aveva provocato danni a giardini, serre, fienili, finestre un po’ ovunque nella zona. Alla fine aveva terminato il viaggio precipitando nei pressi di Honiton.”
Si tratta senz’altro di un’informazione importante che potrebbe spiegare la dinamica di ciò che successe. Ma, pur dandola per buona, c’è almeno ancora un dettaglio che non quadra. Se si da un’occhiata su una cartina geografica alla serie di impronte, si nota immediatamente che fanno ampi, indecifrabili giri fra i centri di Topsham e Exmouth. Un pallone sonda si sarebbe “comportato” in un modo tanto disordinato? Non avrebbe, invece, seguito un percorso lungo una linea retta, nella direzione del vento prevalente, che quella notte, detto per inciso, soffiava da est?
Nonostante le numerosi ipotesi, non si comprese come mai alcune impronte erano state ritrovate sulla sommità dei muri, sui covoni, sui tetti, etc.
Insomma, non sapremo mai la verità e questa storia leggendaria resterà per sempre un mistero che, dopo ben 130 anni, continua a restare insoluto.

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Una delle prime raffigurazioni della leggenda popolare

Ma prima di lasciarci, avviciniamoci di più ai giorni nostri, proprio nel recente 2009, quando il fenomeno delle impronte si è ripetuto con le stesse modalità del 1855, ancora una volta nella stessa zona dell’Inghilterra: il Devonshire.
Sono state avanzate anche questa volte molte ipotesi, successivamente tutte smentite, e ad oggi nessuno è riuscito ancora a trovare una spiegazione scientifica.
Inutile dire che coloro i quali hanno assistito al fenomeno sono pronti ad affermare che si tratti dell’opera del Diavolo in persona.

Se volete saperne di più cliccate qui: raccolta delle indagini in merito (in inglese)

This tale is inspired by the events of February 1855, Devon UK, where throughout a month of heavy snowfall locals woke on several occasions to find huge animal tracks all over their properties. The tracks appeared to have been made by cloven hooves and often looked as though the creature had walked up walls, defying gravity. Understandably at the time, the people saw little explanation other than the fact they had been visited by Satan.

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