Quando ero una bimba di 11 anni e la mia vita già si presentava in tutta la sua cruda realtà, la mia cara mamma mi diceva: Accetta la realtà e sarai felice comunque! Tutto è parte della natura. E la natura rappresenta la realtà, ciò che vediamo, ciò che è vero, ciò che succede, ciò di cui non si può negare l’esistenza. Nel bene e nel male.”
Così feci tesoro di quel difficile insegnamento, senza nemmeno capirlo fino in fondo e con pazienza affrontai prima un tumore follicolare e tutte le sue negative implicazioni fino alla tarda adolescenza; poi fu la volta di una tragica vicenda di bullismo che mi rese insicura e fragile: timida all’inverosimile e fondamentalmente depressa, o forse oggi direi “emo”.

Poi arrivarono le lotte per l’accettazione di me stessa, la lotta per diritti, nascondersi e privarsi, pur mantenendo il sorriso; poi studiare il più possibile per non pensare, andare all’estero, fare mille tentativi, uno dietro all’altro col supporto costante della famiglia.

Infine è arrivata la paura dopo il dottorato, l’urgenza di “fuggire” dal bel paese e dopo qualche mese è arrivata anche lei, la Sclerosi Multipla, come regalo in un triste Natale, sorprendentemente freddo, anche in Sardegna.

Eh sì è proprio vero quello che diceva mia mamma… Il destino ci porta tanti eventi, belli e brutti e comunque li affrontiamo come se lo stesso destino sapesse che in fondo possiamo viverli e anche vincerli.

C’è sempre stata una cosa, però, che mi ha sempre lasciato una paura tremenda addosso, una paura incontrollabile, che mi impedisce di reagire in alcun modo, che mi lascia paralizzata, senza parole e senza forze, disarmata e a capo chino e sarà forse per quell’atto di bullismo vissuto a 13 anni: è il razzismo, la xenofobia, è la mancanza di rispetto del “gruppo”, di una massa, del popolo; quell’atavica violenza del branco che si organizza e si sviluppa attorno ad una apparente motivazione personale che però rimane primitiva o soffocata dalla potenza della suggestione collettiva e condizionata dal bisogno di far vedere agli altri  ed essere “riconosciuti”… Quando gli agnelli diventano lupi, quando l’odio prende il sopravvento.

Quando partii in Inghilterra ero orgogliosa della mia scelta, del mio trovarmi in un paese dove i diritti sono così ampiamente riconosciuti, dove tutti i miei sforzi sarebbero stati premiati, e così è stato. Nonostante la malattia, trovarmi nel Regno Unito mi coccolava: un paese dove tutti sembravano benvenuti, dove la giustizia pareva veramente uguale per tutti, un paese fortemente democratico e soprattutto un paese con un’anima.

Ma poi col tempo mi sono accorta che nel grigio cielo inglese vi è un terrificante spettro, grande quanto il peggiore dei mostri sopiti nelle mie paure di bambina: un mostro che si alimenta di demagogia, un mostro che ha la forma di un populismo indipendente dalle bandiere, prodotto ultimo di una destra di stampo ultra-conservatore e di una sinistra scomposta ed estrema. E quel mostro è cresciuto nell’umore del popolo inglese attraverso quella voglia anti-sistema, quel nazionalismo estremo, quel sentimento di “resistenza” irrazionale per punire l’establishment, per colpire i banchieri, per frenare le dinamiche globali, mettendo uno contro l’altro gli inglesi stessi, tanto da andare contro la loro stessa capitale.

E così negli anni ho visto crescere questo mostro che ha raccolto tutto l’affetto degli orgogliosi inglesi patriottici e nazionalisti, i quali hanno riposto tutta la loro fiducia nel polo conservatore, euroscettico e xenofobo, divenendo brexiters. L’odio fomentato dal populismo politico e mediatico, il male “endemico” di un popolo afflitto da una errata percezione di sé, ha iniziato a pesare sempre più col tempo divenendo emotivo, tremendamente emotivo, tanto da uccidere. A una sola settimana dal Brexit, infatti, la deputata laburista Helen Joanne Cox è stata trucidata come un cane. Considerata una delle stelle nascenti del partito, era nota per la sua posizione a favore di restare nella UE e per il suo sostegno e solidarietà agli immigrati e soprattutto ai rifugiati. Il suo assassino prima di colpirla a morte, ha pronunciato la frase: “Britain first”, che è anche lo slogan del movimento britannico di estrema destra.

E sempre nella stessa settimana c’è stata una strage alla discoteca gay di Orlando e ancora un poliziotto e sua moglie uccisi a Parigi: tre eventi terrificanti avvenuti a catena. La sostanza non muta: la zizzania dell’odio, schernire gli avversari caricaturandoli tutti da corrotti nemici della democrazia, il non dialogare mai considerando ogni accordo come un tradimento da punire, tenta gli estremisti alla violenza. Tanti diranno che si tratta di «follia», di rari eventi che per caso sono capitati in sequenza, ma no, non è così semplice: c’è metodo in questa pazzia, il metodo feroce del risentimento populista.

Il mostro dei sempre più grigi cieli inglesi è cresciuto fino a esplodere oggi con un risultato che mi ha lasciato di nuovo senza parole. Il Brexit ha vinto: il mimino che può accadere sarebbe la rifondazione dell’Unione Europea, senza il Regno Unito ovviamente, ma con regole diverse. Il peggio invece è la fine dell’Euro ed una serie infinita di ripercussioni a livello sociale non indifferente, producendo un effetto domino inarrestabile ed allora di mostri ce ne saranno davvero tanti e si faranno anche guerra tra loro.

La crisi economica del 2008, i posti di lavoro persi, le massive ondate migratorie, i vorticosi mutamenti sociali e tecnologici, hanno prodotto paura, xenofobia e scatenato la nostalgia per il passato, ovunque. Gli americani rimpiangono la grandezza del Paese dopo la vittoria della II guerra mondiale, gli inglesi rimpiangono la fantastica Britannia che governava il pianeta, i russi la Guerra Fredda, etc etc. Ogni paese oggi piange e rimpiage qualcosa del passato ed ognuno di questi rimpianti è pura illusione, malinconia per un’era che mai ritornerà, e Cameron, che oggi si è dimesso commosso, ha sicuramente già maledetto per sempre la sua decisione di indire questo referendum.

E ci sarebbe tanto da dire sulle nuove generazioni che saranno quelle più colpite, sul gap generazionale, sulla spaccatura riguardante il livello culturale dei votanti, etc.
I più grandi sconfitti di questo referendum, infatti, sono certamente i giovani, a cui oggi è stato portato via il futuro. Ma forse è meglio stare in silenzio, quel silenzio che copre e riempie gli spazi tra le mille parole vuote che già sono state dette e che si diranno.
Io preferisco semplicemente stare nel silenzio dello sgomento più totale e nella consapevolezza che oggi il Regno Unito ha perso la sua anima, spezzandomi il cuore.

 

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