Cari amici, benvenuti ad un nuovo appuntamento di Friday Horror!
Prima di cominciare voglio dare il benvenuto a Jolie Marie Trahar, una ragazza inglese dai lunghi capelli rossi appassionata di scrittura neo-gotica e paranormale che mi aiuterà in questa nuova rubrica.
Forse non sapete che esiste un’Inghilterra più oscura, misteriosa e meno conosciuta fatta di antichi monumenti in stile gotico, fitti boschi austeri, antiche dimore vittoriane perse nella magia delle leggende, cimiteri monumentali immensi con tombe eccentriche, statue in stile greco, egizio o bizantino arricchite da simbolismi pagani e occulti.

Nell’appuntamento di oggi, scritto in due lingue (inglese e italiano), vi vogliamo presentare un saggio sui sentimenti e le emozioni suscitate dagli antichi cimiteri inglesi, massima espressione di un’epoca, quella vittoriana, in cui il fascino della morte era irresistibile e passeggiare nei cimiteri era un hobby di molti. E allora immaginate appunto di passeggiare liberamente tra le antiche tombe di un immenso cimitero monumentale; lasciatevi guidare in questa Inghilterra sconosciuta tra alberi secolari altissimi e statue decadenti, per contemplarne il mistero e il fascino senza tempo. E nell’immaginazione, assoporate la libertà della vita, eludendo la morte.

“I have never felt more alive than when walking through a graveyard.

The joys and subtle pleasures experienced whilst walking through a cemetery are a thing that is taboo to share aloud. The bittersweet reminder of the fragility of life, as death ticks away in its dusty clock. The smug sensation that you are walking freely, evading death.

Interaction with gravestones usually cause people to shudder with disgust and disapproval. They look at you like vomit that must be cleaned off of the cold, sterile pavement that makes up the world.

Graves are essentially objects. Just objects which we, as humans, attach meaning to. The bones which sleep beneath the dirt are quintessentially objects too. Remains of what once was and is now no more.

I propose that the reason people disapprove of interaction with the graves of departed humans, which they never knew, is because of a fear of death. The need to put death in a box and bury it; certainly never touch it, sit on it, eat a picnic on it… Death is feared and respected like a tyrant king – though it does not appreciate this respect and will blow out your candle any way.

Aside from vandalism and hate crimes, interactions with graves of the long since passed should not be taboo. Contemporary graves perhaps are a whole different matter but more in the sense that they are private property, bought at the expense of the family and friends of the deceased. An allocated place to mourn. It would be offensive to sit on a contemporary grave in the same way it would be offensive to stroll into a strangers kitchen uninvited and drink their late father’s prized port. It would be trespassing on a territory which the living have attached a great deal of meaning to.

Respect for the dead is an awkward term indeed and it must be deconstructed. Respect is a social construct observed by the living for them to maintain some level of comfort and status quo in daily life.

When one steps on a grave from 1704 and an elderly lady disapproves it is not the dead which you are disrespecting. In reality you are disrespecting the almost dead. The grave acts as a ‘memento mori’, a constant reminder of mortality.

The actual occupant of the grave does not feel affronted. They feel nothing as the worms crawl around their ears. As they rot in their casket, and their fluids did stink into their clothes and coffin lining, they were not repulsed like a living person would be. They didn’t turn their eyes away or hold their nose at the smell. The only individuals who stand to be offended by other graveyard visitors are other graveyard visitors. As for a spirit, the last place I would visit would be a graveyard.

If the dead must always be respected without discrimination, why is it OK to lovingly bury your mother in a pretty marble grave and to bring her flowers – whilst at the same time another persons mother is gruesomely displayed in a glass cabinet for all to see her mummified body? You take your children to gawp and stare… Double standard.

If it is only because it’s of historical interest, did no one stop to think that we are now making history? Someone may dig up your mothers grave – see how she was buried and how we paid our ‘respects’ in this time period.

For example, even as recently as the beginning of the 20th century, were our views on death so different. In Victorian England graves were opportunities to make huge statements of wealth. Instead of taking your family to the park for a day out you would gather everyone for a tea party by your family graveside, vault or mausoleum. Some mausoleums were even built with this intention in mind, incorporating balcony roofing in the design for easy entertaining. (Visit Highgate cemetery, seriously). Cemeteries were not always solely places of sombre lifelessness, but they were also places of achievement, pride and celebration of life.

The disapproval of interacting with graves and death-related paraphernalia comes primarily from fear and the pressure to adhere to modern societal ‘norms’. Open mindedness is essential when approaching a subject we know nothing about, such as death, and we cannot inflict our values on others. Everyone has the right to peaceful access and interaction to memorials and gravesites in public spaces because no one should be isolated from their feeling of mortality. Customs surrounding how we should act towards death are totally different depending on cultural, historical and personal context. Sometimes people disapprove of those picnicking by a graveside or sitting on a memorial because they believe the individual doing so does not fear death, or understand its impending significance. Perhaps they understand better and perhaps their sandwich still tastes fine.”

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All Saints Curch, Wilthshire, UK

E ora in italiano:

Non mi sono mai sentita più viva di quando passeggio in un cimitero.

Le gioie e i piaceri sottili che si possono provare mentre si percorre a piedi un cimitero, sono un qualcosa che è tabù condividere ad alta voce, come un promemoria agrodolce della fragilità della vita, mentre si ode in lontananza il ticchetìo del polveroso orologio della Morte. Quella sensazione compiaciuta di camminare liberi tra le tombe, pienamente vivi e consapevoli di eluderne il pensiero.

L’nterazione con le lapidi di solito induce la gente a rabbrividire di disgusto e disapprovazione. Ti guardano con disprezzo come fossi il vomito che devono ripulire da quel freddo pavimento sterile che compone il mondo.

Le bare del resto sono essenzialmente oggetti, solo meri oggetti fisici, a cui noi, come esseri umani, diamo un significato. Le ossa che riposano sotto la terra sono anch’esse oggetti, forse anche troppo. Esse sono nient’altro che i resti di quello che una volta era ed oggi non è più.

Io penso che la ragione per cui le persone disapprovano l’interazione con le tombe dei defunti che non hanno mai conosciuto, è la paura della morte: la necessità di mettere la morte in una scatola, seppellirla e certamente mai toccarla o sedersi su di essa per fare un picnic. La morte è temuta e rispettata come un re tiranno – anche se lei non apprezza tutto questo riguardo, e comunque inesorabilmente un giorno spegnerà la nostra candela…

Ad eccezione del vandalismo e dei crimini di profanazione, le interazioni con le tombe antiche oggi non dovrebbero essere un tabù. Le tombe contemporanee d’altro canto rappresentano tutta una questione diversa, se non altro perchè sono di proprietà privata, acquistate a spese della famiglia e degli amici del defunto e sono i luoghi assegnati al loro lutto. Sarebbe offensivo sedersi su una tomba contemporanea, così come lo sarebbe in egual misura passeggiare in una cucina di estranei non essendo stati invitati e bere il porto piu pregiato del loro defunto padre. Sarebbe come sconfinare in un territorio a cui i vivi hanno attribuito un grande significato.

Il rispetto per i morti è un termine davvero scomodo e dovrebbe essere decostruito. Il rispetto, infatti, è un costrutto sociale osservato dai vivi per mantenere un certo livello di comfort e status quo nella loro vita quotidiana.

Quando si fa un passo su una tomba del 1704 e un’anziana signora accanto disapprova, non è la morte, che si sta mancando di rispetto. In realtà si sta mancando di rispetto alla paura che l’anziana donna prova nei confronti della morte, che essa sente imminente. La tomba si comporta come un ‘memento mori’, un ricordo costante della mortalità.

Colui che occupa la tomba non si sente offeso. I defunti non sentono nulla quando i vermi strisciano intorno alle loro orecchie in putrefazione. Mentre marciscono nella loro bara, e i loro fluidi impregnano di puzza i loro abiti e la fodera della bara, i defunti non vengono respinti come certamente lo sarebbe una ripugnante persona viva. Non si guarda altrove e non si torce il naso per il cattivo odore. Le uniche persone che si sentono offese dai visitatori del cimitero sono gli altri visitatori. E per quanto riguarda lo spirito, l’ultimo posto che mi piacerebbe visitare da morta sarebbe un cimitero!

Se la morte deve essere rispettata sempre e senza discriminazioni, perché va bene seppellire amorevolmente una madre in una bella tomba di marmo e portarle dei fiori, ma allo stesso tempo va bene anche che la madre di un altro individuo sia orribilmente esposta in una vetrina davanti agli occhi di tutti per ammirarne il suo corpo mummificato? In quel caso sono tutti ben disposti a portare i bambini al museo per osservare gli antichi defunti. Ma non è sempre la morte che si osserva? Due pesi e due misure.

Se è solo perché è di interesse storico, qualcuno ha per caso smesso di pensare che anche noi stiamo facendo la storia, ora? In futuro qualcuno potrebbe scavare le nostre tombe per vedere come siamo stati sepolti e come abbiamo pagato il nostro ‘rispetto’ ai defunti nel nostro tempo.
Ad esempio, di recente, precisamente all’inizio del 20° secolo, le nostre opinioni sulla morte erano assai diverse. Nell’Inghilterra vittoriana le tombe erano il luogo dove si facevano grandi esibizioni di ricchezza. Le famiglie inglesi, invece di andare al parco per una giornata fuoriporta, si riunivano per un tea party nelle sontuose tombe dei loro cari o nei mausolei di famiglia. Questi ultimi erano addirittura progettati e costruiti proprio con questa intenzione in mente, incorporando un balcone coperto per rendere più facile l’intrattenimento dei parenti e degli amici. Ed è questo ciò che si vede al cimitero di Highgate, a Londra. I cimiteri non erano esclusivamente luoghi di sobria assenza dalla vita, ma erano anche luoghi di realizzazione, di orgoglio e di celebrazione della vita.

L’odierna disapprovazione degli atteggiamenti di interazione con le tombe e tutto ciò che è legato alla morte deriva principalmente dalla paura e dalla pressione che ci spinge ad aderire alle moderne “norme” della società. La giusta apertura mentale è essenziale quando ci si avvicina ad un soggetto di cui non sappiamo nulla, come la morte, e non possiamo neppure imporre i nostri valori agli altri. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai monumenti commemorativi e alle tombe negli spazi pubblici interagendo pacificamente con essi, perché nessuno deve essere isolato dal senso di mortalità degli altri. I modi di agire nei confronti della morte possono essere totalmente diversi a seconda del contesto culturale, storico e personale. A volte le persone disapprovano chi fa un picnic presso una tomba o chi sta semplicemente seduto su un monumento commemorativo perché credono che l’individuo così facendo non teme la morte, o non ne comprende appieno il suo significato imminente. Ed invece forse proprio coloro che fanno i picnic sulle tombe capiscono meglio il significato della morte e magari il loro panino è ancora più saporito.

Voglio ringraziare Obsidian Urbex Photography per avermi concesso l’uso delle bellissime immagini che hanno arricchito questo post.

Featured image: Saint Tudno’s Church, Great Orme, Llandudno, Wales
All Saints Curch, Wilthshire, UK

Credits: Obsidian Urbex Photography fb_icon_325x325.pngflickr

Copyrighted.com Registered & Protected  XIQL-ZRQE-ZTOD-CRO4

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