Dopo non so quanto tempo fui svegliata da alcuni rumori. Aprii gli occhi. Cercai di mettere a fuoco in quella semi totale oscurità. Ero nuda, provai a muovere le gambe e le mani, ma ero legata con dei grossi lacci neri. La stanza era iluminata dalla luce di alcune candele sparse in vari punti, ma non riuscivo a distinguere dove mi trovassi. Certamente non ero nella stessa stanza dove persi conoscenza. Il puzzo peggiore che avessi mai sentito riempiva l’aria: era l’odore di carne in putrefazione che sembrava giungere da ogni direzione.
Lentamente mossi la testa per guardarmi intorno. Notai il cadavere di un cane appeso ad un grosso gancio da macellaio. Lo stomaco dell’animale era aperto in due e dallo squarcio pendevano brandelli di carne misti a una sostanza viscida che pareva miele.
Accanto a me vidi la sagoma dell’anziana donna col torso nudo ingobbita che agitava su un comodino tarlato un piatto contenente una brodaglia unta e rossastra dall’odore orribile. Le sue spalle erano ossute e raggrinzite, i seni erano cadenti e i fianchi erano troppo larghi per quell’esile corpo. Accanto a quel piatto vi era un’ampolla colma di un denso liquido rosso molto scuro che pareva essere sangue.
– Ci siamo svegliate, finalmente! – mi disse. Non sembrava più la nonnina delle favole; i suoi occhi avevano ora una nuova luce, diabolica. Mi illuminò il volto con la lunga candela nera che teneva in mano e mi afferrò il mento con forza. Notai che la pelle del suo volto somigliava alla corteccia di un vecchio albero. Non riuscii a risponderle ma lei prese il mio brontolio come un cenno di assenso. Non avevo mai percepito sulla terra una tale malvagità. Appresi ben presto ciò che stava per accadere, ma non avevo le forze per reagire.

– Ora devi mangiare piccola. Devi rimetterti in forze. Non vorrai fare la fine del tuo amichetto? – La vecchia mi cacciò un cucchiaio di quell’intruglio in bocca. Mi voltai in direzione opposta facendo resistenza e vidi Mathias, o meglio vidi il suo cadavere a terra in una pozza di sangue. Quasi vomitai nel vedere il profondo squarcio nel suo esile collo. Quella mi afferrò la testa con forza insospettabile e mi costrinse a finire tutto il piatto. Svenni di nuovo.
La vecchia tornò diverse volte da me per nutrirmi con quel disgustoso intingolo, cacciandomelo in bocca senza alcun ritegno e mormorando alcune parole incomprensibili.
Trascorse un po’ di tempo, ma non saprei dire quanto esattamente. D’un tratto vidi emergere dall’oscurità le sagome di due uomini, che senza dire una parola mi afferrarono per le gambe e per le mani e mi trasportarono di peso fuori da quella stanza e, attraverso un corridoio, giù lungo delle scale di legno marcio, i cui gradini scricchiolavano sinistramente ad ogni passo. Non era la casa della vecchia. Forse mi trovavo nella casa vicina che intravidi dalla finestra della cucina tempo prima. Uno dei due prese una lampada situata in un sostegno nel muro mentre continuava a tenermi con l’altra mano stringendomi i polsi con forza. Essendo illuminato dalla lampada, riuscii a riconoscere i lineamenti del viso dell’uomo: stentavo a crederci, eppure avrei giurato fosse l’autista dell’autobus. “Come poteva essere lui?”
Pur sforzandomi, il dolore alle gambe e alle braccia era troppo forte e non potei far altro che abbandonarmi a quella macabra e lenta processione.

La vecchia ci seguiva, teneva nella mano sinistra quell’ampolla colma di sangue. Poi aprì una porta, ma non ci fermammo nel pianerottolo. L’aria umida e nera che usciva da quell’ambiente mi fece rabbrividire, ma la debolezza che pervadeva il mio corpo non mi permise di reagire in alcun modo.
La vecchia fece strada lungo un’altra scala più ripida. La temperatura era bassa ed uno strano odore di foglie marce e terra umida mi pervadeva le narici.
Scendemmo lentamente per diversi interminabili minuti lungo quella scala irregolare fin quando davanti a me scorsi un fioco bagliore. La scala terminava in un ambiente che sembrava molto ampio, ma non saprei dire con certezza le dimensioni reali. Lì stava radunata una folla di uomini e donne in abiti eleganti. Quando varcammo la soglia contai i presenti: erano dodici in tutto, e tutti si girarono nella nostra direzione. I due uomini mi trasportarono in una zona absidale dove le pareti erano state decorate con pitture di figure informi e simboli terrificanti.
Lì al centro, di un fronte ad un grosso tavolato di legno che doveva avere la funzione di altare, si ergeva un uomo dall’aspetto inquietante e parato come un blasfemo sacerdote infernale. Indossava una lunga tunica nera con un vistoso cappuccio, che copriva completamente il volto. Poi fece un gesto con la mano. Al suo fianco l’anziana donna reggeva l’ampolla e mi fissava. I due uomini adagiarono con cura il mio corpo sopra quel massiccio tavolato. L’altare era illuminato solo dalla luce di due candele: alla sinistra vi era una candela nera, mentre sulla destra una candela bianca illuminava una possente statua di marmo triplice composta da tre figure di donna: una giovane, una più adulta e infine una vecchia.
Il sacerdote si rivolse prima al suo pubblico ed iniziò a recitare una sorta di litania che veniva ripetuta in coro dai presenti.

Hail Proserpine
Hail Proserpine
Hail Mania
Hail Mania
Hail Hecate
Hail Hecate
Hail Mormo
Hail Mormo
Hail Bast
Hail Bast
Hail Astaroth
Hail Astaroth
Hail Mantus
Hail Mantus

Mentre quella macabra litania proseguiva ritmicamente, l’uomo si girò verso di me, prese l’ampolla dalla mano della vecchia e versò lentamente il denso liquido nel mio addome. Era ancora caldo e mentre lentamente colava verso il basso e tra le mie gambe, le mie narici furono pervase da un forte odore ferroso. Poi la fioca luce della candela illuminò il volto dell’uomo e fu allora che riconobbi quei profondi occhi neri: era di nuovo lui. Mi si gelò il sangue: quel losco individuo era il sacerdote infernale! Con la poca forza che avevo in corpo, ruotai gli occhi e vidi che teneva in mano un coltello dalla lama ricurva. Lo passò sul mio viso sorridendo malignamente e poi scese verso l’addome. Nel mentre continuava a recitare la litania insieme al suo pubblico.

Hail Pan
Hail Pan
Hail Lilith
Hail Lilith
Hail Naamah
Hail Naamah
Hail Sabazios
Hail Sabazios
Hail Isthar
Hail Isthar
Hail Amon
Hail Amon
Hail Iarilo
Hail Iarilo

Stava compiendo un rito. Stava compiendo un sacrificio ed io ero la vittima.
Poi afferrò quel lungo coltello con entrambe le mani, sollevò le braccia sopra di me mirando al ventre e con forza condusse la lama.
Sentii il metallo affondare nelle mie tenere carni. Sentii un dolore netto, lancinante che mi trafisse il corpo e un fiotto di sangue caldo e viscoso sul mio addome. I suoi occhi mi guardarono con un misto di compiacimento e odio. Sentii il ritmo del mio respiro cambiare e divenire più profondo e doloroso. Cercavo di trattenere l’aria, mentre la vista si annebbiava e il cuore comiciava a battere più lentamente. E mentre perdevo i sensi mi abbandonai in quell’altare di legno che ormai era divenuto il mio caldo letto di morte.

E di colpo un profondo respiro. Aprii gli occhi, incredula, terrorizzata, stordita. Il mio cuore correva all’impazzata, le mie mani erano sudate. Mi guardai intorno: sorrisi nel constatare che mi trovavo sullo stesso lento cigolante autobus e che presto sarei giunta a casa. Stentavo a credere che era un incubo, un incubo di morte da cui mi sentivo “risorta”.

Mentre rimettevo insieme i miei pensieri, guardavo dal finestrino osservando le fronde dei pini e delle betulle muoversi al vento. L’autobus rallentò piano, poi d’improvviso si fermò.

– Signori, dovete scendere – disse l’autista.
“Sto ancora sognando?”
– Abbiamo un problema. Devo riportare l’autobus alla rimessa. Un collega arriverà tra circa due ore. –
“No stavolta non sto sognando.”

La vecchia donna alla mia sinistra si voltò e mi sorrise. Dal finestrino scorsi la stessa radura, deserta, tetra, poco lontana da un paesino desolato. In un attimo mi ricordai il nome di quel paesino: Clapham Wood, e un tuono fortissimo squarciò il cielo.

Fine

Per leggere la prima e la seconda parte clicca sulle foto!

haunted-house-in-the-woodscreepy_stairs_by_cynn0r

Curiosità sul racconto:
Questo racconto è ispirato al misterioso bosco di Clapham Wood, in Sussex (Inghilterra), che ho visitato di recente. Clapham Wood è tristemente famoso per gli strani accadimenti che fin dagli anni ’60 hanno riempito le pagine di cronaca nera. Infatti, secondo la rivista Fortean Times, sono centinaia le segnalazioni di coloro i quali si sono avventurati in questa fitta boscaglia, tra avvistamenti di oggetti volanti non identificati (UFO), forte nausea e malesseri improvvisi, comparsa di banchi di nebbia grigia dal nulla e le sensazioni di essere spinti o seguiti. Inoltre, a partire dagli anni ’70 sono state registrate anche le sparizioni di cani e altri animali, quali cavalli e pecore. Come se non bastasse, a rendere più terribili e tristemente famosi questi boschi sono i quattro omicidi accertati e di non sicura causa. Nel 1972, il cadavere di Peter Goldsmith, un poliziotto che lavorava nel vicino villaggio di Worthing venne ritrovato in un fitto cespuglio di rovi. Nel mese di agosto del 1975, il cadavere di un pensionato disperso da mesi, Leon Foster, fu trovato nei boschi da una coppia che cercava un cavallo sparito anch’esso nello stesso luogo. Nel 1978, i resti del cadavere del reverendo Harry Neil Snelling furono trovati da un turista canadese. Nel settembre 1981, il cadavere mutilato di Jillian Matthews, una donna schizofrenica e senzatetto fu ritrovato nel bosco. Questo caso fu particolarmente cruento in quanto la donna venne violentata e successivamente strangolata.
Nel libro del 1987 The Demonic Connection, gli autori Toyne Newton, Charles Walker e Alan Brown hanno affermato che i boschi sono stati utilizzati per dei macabri rituali da una setta satanica che si autodefiniva “Gli amici di Ecate”. La Dea Ecate è la Dea degli incantesimi e degli spettri. Essa è raffigurata come triplice (giovane, adulta/madre e vecchia), ed il numero tre la rappresenta. Le sue statue venivano poste negli incroci (trivi), a protezione dei viandanti. In questo racconto ho voluto in qualche modo rappresentare proprio i cultisti di Ecate, anche se va detto che NON vi sono prove che tali cultisti abbiano mai compiuto sacrifici umani.
Il culto della Dea esiste ancora in molte zone del mondo, tra cui anche l’Italia.

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Clapham Wood, 30/04/2016

Ringrazio Jolie Marie Trahar per avermi fatto conoscere questo luogo magico, fonte d’ispirazione e mistero.

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4 thoughts

    1. Cerca su google! E se vai fammi sapere miraccomando! :* grazie mille Vale!! A breve scriverò una storia ispirato all’Abbazia di Netley

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  1. Bellissimo racconto! Il finale non me lo aspettavo proprio ed è inquietante il fatto che sui boschi facevano realmente dei rituali.Bravissima davvero! ❤

    Liked by 1 person

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