Ero sicura che quell’uomo stava sorridendo mentre avanzava piano su quella strada deserta, come se ci seguisse a distanza. Rimasi in silenzio, terrorizzata. Non dissi nulla all’anziana donna, ma approfittando del suo passo lento, diedi un colpetto sulla spalla di Mathias per attirare la sua attenzione. Lui si voltò di scatto ed io gli feci un cenno come per guardare alle sue spalle. Quando Mathias notò l’uomo sobbalzò per un istante sgranando gli occhi.
– Casa mia è ora veramente vicina. Per fortuna siamo quasi arrivati. Sta per piovere, avete visto? – disse la donna.
Tutto il tragitto fino a lì mi aveva innervosito e non so se quella fosse una mia impressione o la vecchia lo facesse di proposito, ma mi parve che il suo passo stesse rallentando ulteriormente mentre quel losco individuo guadagnava terreno. Cercai di convincermi che erano solo paure, che avevo frainteso e che magari quell’uomo era innocuo. Eppure non riuscivo a smettere di pensare a quello strano ghigno nel suo viso.
Il vento continuava a sibilare ed i tuoni erano sempre più vicini. La camminata proseguiva lenta in uno spettrale silenzio, come una processione oscura al di là dell’alone di luce dei pochi lampioni. Ad un tratto i passi cadenzati dell’uomo interruppero il silenzio. Erano più vicini, sempre più vicini. Non osai voltarmi. I battiti del mio cuore erano come i tamburi di una danza sciamanica: veloci, regolari, profondi. Ogni muscolo del mio corpo era teso e stringevo forte il braccio della signora.
Il fragore di un tuono illuminò le fronde e poi non udii più nulla se non il rumore delle prime gocce di pioggia cadere lente sulle foglie secche e sui rami spogli. A quel punto mi voltai e… nessuno. Non c’era più nessuno! Quella desolata strada sterrata che avevo percorso colma di paura, adesso era vuota. Dov’era finito l’uomo? Mi guardai intorno e notai che non c’erano strade o diramazioni che intersecassero quella su cui stavamo camminando lente, eppure quell’uomo era sparito. Mathias non si era più voltato e pareva terrorizzato e stranito.
Poi l’anziana donna ci chiamò:
– Eccoci ragazzi siamo arrivati. –
Io mi guardai intorno. Non riuscivo a distinguere bene la casa. Inizialmente vedevo solo un’ombra più scura in quel cielo nero, poi un altro fulmine la illuminò e riuscii a distinguerla. Era bella, abbastanza grande, con un muro di cinta basso, un cancelletto di mattoni, un bel giardino, il tetto era in laminato. La porta si trovava sul lato sinistro e c’era una finestra sulla destra.
Avvicinandomi, gli ulteriori lampi di luce mi permisero di osservare meglio. Mi resi conto che la casa forse un tempo elegante, era ormai parzialmente diroccata: il tempo aveva infatti fatto un lavoro impietoso su quelle mura.
Mi sorpresi quando la donna semplicemente abbassò la maniglia per entrare.
– Signora, tiene sempre la porta di casa aperta? – chiesi.
L’anziana signora scosse le spalle in una risata.
– Oh cara, sapessi! Non c’è proprio nulla in questa vecchia casa da rubare e poi tutti mi conoscono qui. – disse la donna, guardandomi con difficoltà, quasi con stranezza, come se lo facesse attraverso una cortina di nebbia. Poi non disse nulla. Si limitò a osservarmi per alcuni interminabili istanti.
Quando aprì la porta e fece un passo io e Mathias la seguimmo un po’ perplessi. La casa era avvolta nella completa oscurità. Un odore di umido e muffa mi avvolse. La temperatura non era molto più calda di quella esterna, anzi era fredda, non mi tolsi neppure la giacca. Almeno non sarei stata sotto la pioggia, sempre che non ci fossero crepe nel tetto!
L’anziana accese una luce ed io potei vedere meglio la casa. A destra e a sinistra c’erano delle stanze: tre in tutto. La seguimmo in un corridoio, osservando i suoi lunghi capelli bianchi che le scendevano sulla schiena. Poi la donna avanzò di qualche passo in direzione della contigua cucina. Aprì un armadio sgangherato, tirò lentamente fuori un coltello e un piatto con alcuni sottili biscotti al malto. Afferrò un contenitore di marmellata e lo aprì. Ci invitò a sederci sulle due uniche sedie che parevano lì apposta per noi e nel mentre cominciò a mordere un biscotto che gocciolava marmellata.
– Signora, vive sola? – chiesi senza pensarci. Mathias stava in silenzio.
– Si, mia cara. Mio marito è morto 8 anni orsono. –
– Scusi, tanto signora credevo che…- La signora mi interruppe.
– Non ti scusare! – disse lei e mi porse un piatto colmo di biscotti.
Io allungai la mano destra ed afferrai uno di quei biscotti. In effetti mi era venuta un po’ di fame. Poi la donna posò il piatto sul tavolo e sorridendo fece un cenno con la mano a Mathias. Lui afferrò un biscotto e lo immerse nel vicino barattolo di marmellata. Mentre assoporavo quel biscotto zuccheroso, mi guardai furtivamente intorno e non notai alcuna foto. “Strano” pensai. “La signora non sembra avere molto parenti!”. Non mi ci soffermai troppo.
Mathias pareva impaziente. – Signora, scusi, avrebbe per caso un elenco telefonico? – chiese.
La vecchia fissava il pavimento con occhio stanco. Poi si alzò e disse: – Che sbadata! Ecco cosa dovevo fare! Ora cercherò tra questi scaffali. – ed indicò un vecchio mobile polveroso.
Mentre si muoveva lentamente, un tuono fortissimo scosse la casa talmente forte che sobbalzammo tutti. Una forte scintilla illuminò la stanza e poi il buio: un corto circuito disattivò la corrente. Mathias si alzò in piedi di scatto. Io sobbalzai sulla sedia, allungai la mano e toccai la pelle ruvida dell’anziana per un attimo. Poi mi alzai, provai a fare un passo ed inciampai.
I miei occhi intanto cominciavano ad abituarsi all’oscurità e riuscivo lentamente a vedere un insieme di varie ombre. Riuscivo a vedere Mathias che stava ancora in piedi. Fortunatamente fuori vi era un po’ di luminosità.
– Mathias! Le finestre! Dobbiamo aprire le finestre! –
Mathias inciampando riuscì a raggiungere una finestra, scostò la pesante tenda scura che la copriva e disse: – Kate, c’è qualcuno fuori! –
Mi avvicinai scorgendomi e vidi le folte fronde degli alberi scossi dalla tempesta. Riuscivo ad intravedere in lontananza i lampioni da cui la luce proveniva, ma non vidi nient’altro. Entrambi stavamo lì alla finestra osservando attentamente il movimento delle fronde degli alberi. Poi io mi voltai. La donna era sparita. Non c’era più, almeno non si trovava più in quella stanza.
– Mathias! Dov’è la signora? –
Mathias si voltò verso di me ed incredulo si guardò attorno. Con la poca luce che entrava nella stanza, si diresse verso una polverosa credenza ed iniziò a cercare ovunque. – Ci saranno delle candele in questa casa! –
“Bella idea” pensai e mi misi a cercare ovunque anche io. Nel cassetto del tavolo trovai un vecchio pacchetto di fiammiferi e quattro candele bianche.
– Che fortuna! – sorrisi a Mathias mostrando quel piccolo tesoro. Accesi le candele trovate e ne posizionai due sul tavolo e due sulla credenza.
Il temporale intanto non accennava a calmarsi. Nel cielo crepato dai fulmini scorsi la sagoma di una casa. La donna, quindi, aveva dei vicini.
Presi una delle candele sul tavolo e ne porsi una a Mathias.
– Dobbiamo cercare la signora! –
Ci dirigemmo nel corridoio. Ad un tratto netti cigolii richiamarono la mia attenzione. Provenivano dal piano di sopra. Durarono qualche attimo e poi si esaurirono. Rimasi immobile fissando Mathias.
– Credevo non ci fosse nessuno in casa! – dissi.
– Lo credevo anche io. – bisbigliò Mathias.
Entrambi eravamo pallidi in viso.
– Vieni – disse Mathias. Si fece strada nel salottino e passammo davanti alle scale. Entrambi ci affacciammo al piano superiore, ma di esso non si intravedeva nulla. La mia attenzione ritornò al salotto e poi al corridoio. L’arredamento era vecchio e ammuffito: vi era una credenza di vetro praticamente vuota, due poltrone sdrucite, un tavolino basso ed un vecchio divano. Decidemmo di salire al piano superiore e ci facemmo strada con le nostre candele. I cigolii si facevano sempre più vicini mentre lentamente salivamo gradino per gradino quella rampa di scale. Entrambi stringevamo il corrimano con forza. Giunti al primo piano notammo due stanze: una a destra e una sinistra. Entrambe le porte erano chiuse. Mathias indicà la stanza alla sua destra. Io mi avvicinai piano. Giunti alla porta, ci guardammo intorno. Mathias diede un colpo deciso all’uscio, guardando l’interno scuro con non poca apprensione. La porta cigolò sui suoi cardini. Non vi era nulla all’interno, a parte un arredamento ancora più decadente. Mi voltai per uscire dalla stanza e davanti a me in quell’angusto spazio notai una sagoma grossolana. Non sembrava la sagoma dell’anziana signora. Sollevai verso il mio viso la candela per mettere a fuoco meglio: NO! Non poteva essere lui. Mi avvicinai. E anche la sagoma si avvicinò. Era lui, lo stesso uomo che avevamo visto nella radura, lo stesso uomo che ci aveva detto di andare alla taverna, lo stesso uomo che aveva uno strano ghigno sul viso. Era lì davanti a me. Mathias era dietro di me. Mi voltai, gli diedi un colpo sulla sua spalla destra, indicando quel losco individuo. Mathias impietrito, si parò al mio fianco e restò fermo con la candela in mano.
– Signore, cosa ci fa in questa casa? – urlò Mathias.
L’uomo stette in silenzio e fece un passo in avanti.
– Perchè si trova qui? Abita per caso nella casa qui di fronte? – chiesi io insistendo.
L’uomo non rispose e fece un altro passo in avanti. Era ormai chiaro che quell’individuo non doveva avere delle buone intenzioni. Pensai che doveva aver fatto del male all’anziana e che sicuramente io e Mathias eravamo le sue prossime vittime. Afferrai Mathias per la camicia ed entrambi indietreggiammo. Chiusi di scatto la porta della stanza. Non c’era alcuna chiave. – L’armardio! – Mathias cominciò a tirare verso la porta un pesante armadio di legno.
Io nel mentre cercavo di tenere fermamente la maniglia. Riuscimmo a far avanzare l’armadio fino alla porta. Ci sedemmo sul pavimento stremati e sicuri che quell’uomo non sarebbe potuto più entrare da lì.
Io avevo un grosso mal di testa, le mie gambe erano pesanti come blocchi di granito. Anche Mathias sembrava distrutto. Restammo in silenzio. L’oscurità era fitta. Nessun suono. Sentivo un senso di disagio, come se dentro di me si fosse accesa una spia rossa di allarme. Qualcosa non quadrava. L’uomo era forse sparito?
Ripresi la candela in mano che ormai si era ridotta ad un sottile cumulo di cera. Notai che vi era una porta a destra della finestra. Pensai fosse un armadio a muro. Mathias si alzò per constatare cosa fosse quella porta e lentamente la aprì. Gelò quando aprendo si trovò davanti la vecchia e l’uomo che sorridevano. Entrambi avevano lo stesso ghigno beffardo.
Il terrore si era impadronito di me. Non riuscivo a pensare. La mia testa iniziò a pulsare, mi sforzavo di pensare ma sentivo il cuore esplodermi nel petto, le orecchie fischiavano, le mie mani iniziarono a tremare. Mi avevano forse drogata? Poi mi si annebbiò la vista. “I biscotti” pensai. Lentamente sollevai la testa come fosse un macigno. Vidi Mathias accasciato al suolo e quei due, con lo stesso sorriso compiaciuto fermi di fronte a me. Ora aspettavano. Aspettavano che anche io perdessi conoscenza.

Poi
lentamente
i miei occhi
si chiusero.

to be continued …

Se vuoi leggere la prima parte clicca sulla foto in basso!

haunted-house-in-the-woods

Se vuoi leggere la terza e ultima parte clicca sulla foto qui di seguito!
image

Copyrighted.com Registered & Protected  XIQL-ZRQE-ZTOD-CRO4

4 thoughts

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s