“Mi tremano le gambe, e le mani. Mi avevi detto non saresti più tornata. Sono stanca. E’ strano perchè a volte quando manchi mi sento sola. Eppure quando ci sei è tutto così incerto. Lo scorrere del tempo è lento e i miei pensieri sono l’eco di un ridondante ticchettio.
Spesso mi hai lasciata sola e giuro di averti riconosciuto in mezzo alla gente, nei loro pensieri oscuri, nella malizia degli sguardi, nelle incertezze, eppure no, non eri tu.

Sai a volte ho pianto, ma non per te e comunque tu non c’eri mentre la vita scorreva veloce tra i volti sorridenti delle persone accanto a me e nonostante questo in quei giorni tu non eri presente. Se avessi sentito il battito del mio cuore accelerare al pensiero che potevi essere tu, adesso non mi chiederesti perché non ti posso capire.

Se tu mi avessi vista piangere quel giorno quando pensavo di morire e di non potermi più neppure muovere mentre mi passavano davanti le immagini degli sguardi vuoti di persone paralizzate dalla tristezza di una vita in solitudine, adesso non mi chiederesti perché non ti potrò mai perdonare. E poi avresti dovuto vedermi quel giorno di dicembre al mare, un giorno in cui sembrava tutto tranquillo, e invece io stavo assorta a contemplarne il mistero. Pensavo che tutti noi veniamo dal mare. Ed è un fatto biologico interessante che ciascun essere umano contenga al suo interno la stessa esatta percentuale di sale che è contenuta nel mare. Questa è la ragione per cui noi abbiamo sale nel nostro sangue e le nostre lacrime sono salate. Quando torniamo in mare, che sia per pescare, per navigare o solo per guardarlo, è come tornare nel luogo da cui proveniamo. Quindi tutti siamo legati a questa placida, senza forma, maestosa massa blu. Pensavo mentre ascoltavo una musica triste e fingevo di stare bene mentre piangevo in silenzio.

Se tu avessi visto le mie mani tremare e i miei occhi lucidi quando il telefono squillava ed aspettavo una chiamata, una sola, avevo paura ma non dovevi essere tu. E mi distruggevo nella preparazione di quel che poteva essere e nell’attesa di un responso, il futuro mi si presentava a mani vuote.
Se solo tu mi avessi vista! Sai mi tremavano le gambe, non mi reggevo in piedi, e mi sono dovuta appoggiare ad un muro, poi mi sono seduta, ho guardato le mie mani segnate dal tempo e ti ho sentito! Quella fu la prima volta che tu mi hai detto: “mi dispiace” e trattenevo le lacrime.

Se tu ci fossi stata quel giorno in cui mi hanno detto che le cose si sarebbero sistemate da sole, che avrei dovuto continuare a sorridere, che non avrei dovuto pensarti, che forse sarei stata sempre bene e che tu saresti stata solo una silenziosa compagna per la vita, ma per adesso no, ora sei qui e non sei in silenzio.

Avresti dovuto vedere i miei occhi mentre ingoiavo il nodo che avevo in gola, feci un respiro profondo e la mia ultima illusione svaniva per sempre, il cuore si ghiacciava e adesso sai che ho tutto il diritto di odiarti.

Se tu mi avessi vista quel giorno di pioggia, non avevo alcun ombrello a ripararmi. Era una vacanza ad Agosto; Dublino era sotto la pioggia, come me, ed io ero felice. Pensai che ero libera, che non ti pensavo quasi neppure più ed ogni volta in cui pronunciavo mentalmente la parola “libera” sorridevo e tu mi perdevi sempre di più.
Ma quanto durava quella felicità, io che sarei dovuta essere triste, io che mi vantavo di essere libera, ma come si fa ad essere liberi e lontani? Come si fa ad essere liberi e in attesa di colmare una mancanza? E dopo tanto tempo mi convinsi che in fondo il mio atteggiamento non era quello giusto, stavo affrontandoti nel modo sbagliato, stavo fingendo, cambiando, stavo pensando a tutti ma non a me; se tu avessi sentito i miei pensieri adesso non saresti qui a forzarmi di ripensarci. Lo sguardo fisso mentre tutto parla di te, continuamente.
Se tu ci fossi stata tutte le volte che ho rifiutato gli altri e il mondo intero pensando a te, a un tuo ritorno chiedendomi quanto sarebbe durata quella tua assenza; se tu sapessi quante volte non ho dormito o quante volte sono stata a letto tutto il giorno; quante volte non ho mangiato o quante volte ho mangiato troppo mentre mi tornava in mente il primo freddo inverno insieme. Per non parlare di quanta musica sei e quante canzoni non posso più ascoltare perchè tu sei rimasta lì dentro quelle note. E quanti amici ho perso per quelle due parole che ho smesso di pronunciare sostituendole a delle lettere, a degli acronimi.

Sei ovunque e spesso ancora mi sveglio di notte col cuore che batte forte, mi guardo attorno con la falsa speranza che sia tutto un sogno, che tu non esisti neppure, che noi non ci siamo mai incontrate, ma poi la realtà nella sua semplicità è crudele: è tutto vero, verissimo, ci sei, ci sei sempre stata, non mi hai mai perso ma nemmeno avuta; sei ovunque e se io ne fossi consapevole forse mi lasceresti stare.

3 thoughts

  1. Nei tuoi scritti vedo i tuoi occhi. A proposito della malattia, tutto ciò che le parole non riescono a dire, è qui in questo post. Hai talento davvero.
    Un caro saluto

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