L’anno scorso rientrando nella mia vecchia camera nella casa dei miei, mi è quasi venuto da piangere perché l’ordine delle mie poche cose rimaste è stato stravolto. La camera era pulita come non mai, tutto era in un ordine così estraneo: non c’era quasi più niente di mio. Ogni cosa, ogni oggetto presente sembrava puntarmi il dito contro ed ammonirmi su ciò che ho fatto: aver abbandonato quella camera per cercare un nuovo rifugio, una nuova vita altrove ed ora è tardi, non sono più la benvenuta. La mia roba, i miei oggetti, le mie foto, la mia vita, è quasi tutto qui in Inghilterra, nella mia nuova casa. Ogni giorno aggiungo un pezzettino di me in questa nuova terra, nel mio nuovo centimetro di spazio e ogni giorno mi allontano ancora di più da quella camera, da quello che costituiva tutto il mio vecchio piccolo mondo.
E ti ricordi quell’orsetto che portavo sempre con me durante i miei viaggi?  Be` lui sta sempre li`, nella mia vecchia camera a casa dei miei. Sta sopra un armadio alto coperto di polvere, dietro una scatola grande e anch’essa polverosa, come ogni altro semplice vecchio compagno di giochi di una bambina ormai diventata donna: anonimo, piccolo, privo di senso.

Ora non sono mai sola. Vivo circondata da persone che colmano ogni attimo delle mie giornate, scandendo il tempo, dando un senso alle cose che accadono intorno a me e lavoro in un ufficio open space insieme a tanti colleghi che condividono ogni giorno 8 ore della loro vita con me, senza però condividere poi nulla alla fine delle loro giornate. Non sono mai sola e questo dovrebbe essere un bene, eppure a volte penso che sarebbe piacevole non sentire rumori, voci, suoni di chiacchiere lontane, di un treno che fischia, dei tasti di una tastiera che batte, di un veicolo che sfreccia, di un bambino che urla. Vorrei il silenzio dei miei pensieri, vorrei aprire la finestra in estate alle due di notte e sentire ancora calore provenire da fuori, vorrei avere di fronte un grigio spettacolo di buio e macchine ma silenzioso, lontano, placido e vorrei rivedere quel muro alto grigio in cemento da cui immaginavo la vita in quei palazzi in lontananza in quelle poche luci ancora accese, e così perdermi in quei pensieri. Vorrei osservare la luna di notte di nascosto con quel piccolo cannocchiale tanto atteso e poi ascoltare la mia musica preferita nelle cuffie mentre sento i miei dormire tranquilli. Quei respiri  nonostante tutto mi davano pace.

Ma non pensate che io rimpianga quei tempi! Solo ogni tanto mi capita di pensare a certe cose che caratterizzano il mio passato, e come sfogliando le pagine di un album fotografico, rivivo dei momenti. Nonostante tutto non rimpiango nulla; anzi a pensarci bene c’é una cosa che rimpiango del mio passato: é la sua durata, interminabile. Se dovessi vivere la mia vita di nuovo, rifarei di nuovo gli stessi errori, forse rivivrei esattamente le stesse cose, ma solo più in fretta.

Featured image: Doll House, Obsidian Urbex Photography (All rights reserved)

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10 thoughts

  1. Sai cara che lovvo sempre le tue parole. Alle volte penso che la tua vita, il fatto di essertene andata, mi faccia amare le tue parole come il racconto della vita che mi sarebbe piaciuto vivere. E leggerle mi fa quasi immedesimare in esse. Very very nice !!!!

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      1. Non è in camera mia. Il layout è carino. Ammetto che abituato all altro ho fatto un poco poco di fatica ad orientarmici. Fa piacere che ti piaccia. Che idea ti è venuta ? Anche tu a collezionare siringhe ?

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  2. Thanks for using my photographs, you really give them a new life with your stories (which I can enjoy, thanks to Google Translate which hopefully doesn’t ruin the wording too much!). Love your site layout by the way 😀

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