Sono abituata a questo clima imprevedibile, al poco sole. Sono abituata alla pioggia costante, agli inverni freddi, ai lunghi autunni… Sono abituata alle persone un po’ restie… ho imparato a capirle col tempo ed ora, in fin dei conti, tutto questo mi piace. Ho imparato a capire quando è arrivato il momento di parlare, di esporsi, di “uscire dal guscio”…

Ho capito che, a volte, gli occhi sostituiscono tante parole e qui dove vivo ora la gente guarda ma non osserva e parla poco soprattutto con chi, come me, viene da un altro paese.

07:59 – Al mattino sul treno sono zombie in giacca, cravatta e scarpe lucide, camicie stirate, o gonne dai colori pastello, tutti col telefono in mano; sorseggiano un caffé che di caffé ha ben poco. Non parla nessuno. Qualcuno sorride. Senza motivo. L’attesa è estenuante in questo paese dove tutti hanno il cellulare o il palmare in mano. Sguardo rivolto al visore dello smartphone, pagina Facebook aperta per chi ha trenta o quarantanni, oppure  Whatsapp per i ventenni. Nessuno, o quasi, guarda fuori dal finestrino, osserva il paesaggio o gli altri intorno a sé, nessuno fa una conversazione con la persona di fianco. Questa è la societá moderna ovunque; qui piú che mai. Siamo tutti connessi ed impegnati a dialogare con chi si trova altrove, quindi ci estraniamo dal presente. E cosi regna il silenzio.

18.25 – Il paese dove vivo anche di sera è silenzioso. E la notte pochi lampioni sono accesi, quasi come se la città fosse illuminata da una candela. Le persone, come durante il giorno, hanno gli stessi sguardi indifferenti. Non c’è nessun calore nei loro sguardi. Nessuno osserva, ma guarda soltanto. Io, come sempre, passeggio con la musica nelle orecchie e il calore del sud nel cuore, che mi fa sorridere di fronte a tutto questo… Penso a quando passeggiavo nella notte nella mia città. Quei fastidiosi ragazzi che facevano di tutto per farsi notare ed io col mio cappuccio in testa che tiravo avanti per la mia strada. Ma qua nessuno ti guarda come se fossi trasparente. Nessuno ti chiede dove sei diretto. Potresti anche morire che non farebbe scalpore. Sento i passi delle mie scarpe. L’unico rumore è qualche bici che sfreccia davanti a me. È così irreale, verde ovunque anche in città dove anche le luci dei negozi sono spente. Almeno ora non piove. Mi siedo e aspetto il treno. So che qualcuno mi guarderà storto magari per il mio taglio di capelli, ma io comunque faro` un sorriso. L’Inghilterra non è come mi aspettavo ma ci sono. E a casa finalmente accenderò la luce.

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6 thoughts

  1. Non sono un grandissimo amante delle storie Dark ma adoro leggere i tuoi racconti di vita quotidiana.non ci conosciamo ma mi sento un tuo ammiratore. Forse non condividiamo solo una stupida bestiaccia ….

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      1. Non ho letto molto a onor del vero ma mi piace il leggere nelle tue parole emozioni.magari colgo quello che non c’è ma colgo molto più di quello che scrivi. Forse questo è anche dovuto che l’italiano per me è più facile da seguire,da digerire e comprendere. Poi secondo me sei meno Dark di quel che credi e molto più emozionale. Ma ovviamente chi sono per conoscere questo.

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      2. Ah! mi stai dando dell’Emo??? 🙂 Immagino l’italiano sia più facile ed è anche una lingua più poetica. L’inglese però è la lingua ideale per le dark novels! Ad ogni modo, ho tradotto “Invisible Illness”, dedicata alla nostra mitica Sua Maestà.. E ora mi pungo.. Buonanotte carissimo scleratino, un abbraccio :*

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  2. No, della Emo no !!!! Non conosco bene queste distinzioni ma Emo mai, 1000 volte EDark piuttosto che EMO. Massima invidia per la tua punturina serale :-), io anche questa mattina pastiglietta !! Buona giornata dolcezza !!

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