Mi siedo. Respiro. Mi guardo intorno. Vedo il mondo che crolla a pezzi. Come una tela Daliniana, il cielo cola come metallo fuso, gli alberi si spezzano, le nuvole grigie appesantite cadono come mele mature, i mattoni delle case, rossi come il sangue, crepano distrutti in mille pezzi come cristallo, i viali diventano strade in un deserto, aride e soffocanti e il pavimento sotto i miei piedi comincia a vacillare. Odo un assordante rumore e sento il peso della gravità. Mi lascio cadere in un vuoto interminabile ed eccomi in quel deserto che prima osservavo dalla mia finestra, come fosse cellulosa. Non pensavo che quelle rovine intorno potessero toccarmi da vicino anche se era di fianco a me, sotto , intorno, eppure speravo che quella solitudine, che quell’arido deserto, mai potesse entrare cosi sotto la mia pelle e gelare il mio sangue, rendermi inerme, atterrita, senza idee, senza speranze, senza progetti.

Il respiro: non mi rimane che quello, a testa bassa continuar a vivere per il sogno di qualche altro, per la mancanza di coraggio nel passato, per aver fatto decidere gli altri al posto mio. Così mentre guardo uno sconosciuto darmi dei consigli sulla mia vita penso: “Devo proprio sembrare una sfigata”. “Eppure son sempre stata io ad elargire consigli da guru, sempre col sorriso”. Poi sorrido davvero. “Si mi piaci quando sorridi”. E poi mi guardo intorno, nel deserto arido che è questa casa distrutta ormai, foto appese di ricordi svaniti, bei tempi di sorrisi e facili gioie e penso: “Perché l’Universo dovrebbe stare a sentire le preghiere di noi futili ed insulsi esseri umani che vaghiamo in cerca del nulla?”. Si questa è una frase fatta, ma come si fa a credere che l’Universo ci ascolti? Eppure una parte di me ci crede, anche ora che sento i nervi pulsare e tirarmi le gambe rendendomi sorda alla vita, ora che le paure mi lasciano in quest’angolo di niente. Si mettimi sulla faccia un bel sorriso. Ti prego, tatuamelo pure, magari l’Universo ci vede. Mi regala una spiaggia e un nuovo fuoco per bruciarmi dentro, magari… speranza.. magari magari..

E mentre la rabbia rode e l’odio incalza, alzo la testa, mi guardo quelle mani che prima erano tra i capelli. Osservo i miei pensieri… Sorrido ancora… Queste sono idee stupide. E osservo il mondo ricomporsi lasciando qualche crepa, qualche dolore, me vittima consapevole al tempo stesso di poter ancora far qualcosa in questa giornata così storta. Mi alzo, mi affaccio alla finestra e scorgo una pallida luna presente, già luminosa ma molto lontana. Lascia spazio alla luce intorno perché vuole vivere anche di giorno…

Featured image: Obsidian Urbex Phography (All Rights Reserverd)

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