Si può essere falsi in vari modi e tutti sono più o meno falsi. Ci sono persone false che vogliono sembrare sempre ciò che non sono. Ce ne sono altre, in buona fede, che sono nate false, ma quasi non lo sanno neppure. Queste persone sono le prime ad auto-ingannarsi e non vedono mai le cose come sono.

Alcune di esse hanno la mente retta ma falso il gusto per le cose del mondo. Altre hanno falsa la mente e una certa rettitudine nel gusto. Alcune poi non hanno nulla di falso né nella mente, né nel gusto, ma sono rarissime queste persone, poiché, in generale, non c’è quasi nessuno che non abbia almeno un briciolo di falsità in qualche aspetto dell’intelligenza o del gusto.
La falsità è così universale perché le nostre qualità sono incerte e confuse, e così pure le nostre opinioni: non vediamo le cose come effettivamente sono, le stimiamo più o meno di quanto valgono e non ci disponiamo in rapporto ad esse nel modo più opportuno né per loro né per la nostra condizione.

Questo errore insinua un’infinità di falsità nel gusto e nella mente: il nostro egoismo si lascia lusingare da tutto ciò che ci si presenta sotto le parvenze del bene; ma, essendoci molti tipi di beni che colpiscono la nostra vanità o il nostro carattere, li seguiamo per abitudine o per comodità, li seguiamo perché li seguono gli altri, senza considerare che una stessa opinione non deve essere ugualmente abbracciata da ogni genere di persone e che bisogna seguirla più o meno assiduamente a seconda che sia più o meno conveniente per chi la segue.
Si teme di mostrarsi falsi nel gusto ancor più che nell’intelligenza. Le persone per bene devono approvare senza prevenzioni ciò che merita approvazione, seguire ciò che merita di essere seguito e non piccarsi di nulla.

Ma ci vuole una straordinaria misura: bisogna saper distinguere ciò che è bene in generale e ciò che ci è utile, e seguire con raziocinio la naturale inclinazione che ci conduce verso le cose che ci piacciono. Se gli uomini volessero eccellere soltanto per le proprie doti e attenendosi ai loro doveri, non ci sarebbe nulla di falso nel loro gusto e nella loro condotta; si mostrerebbero come sono, giudicherebbero le cose col loro discernimento e le sceglierebbero a ragion veduta; ci sarebbe una stretta connessione tra le loro opinioni e le loro idee; il loro gusto sarebbe vero, autonomo e non attinto dagli altri e vi si atterrebbero per libera scelta e non per abitudine o per caso.
Se si è falsi quando si approva ciò che non merita approvazione, non lo si è di meno.
Bisognerebbe che siano sempre la ragione ed il buon senso a stabilire il valore delle cose e a determinare il nostro gusto ad attribuire loro il rango che meritano e che ci conviene loro attribuire; ma quasi tutti gli uomini si sbagliano su questo valore e su questo rango, e c’è sempre falsità in questo abbaglio poiché la lusinga è “una moneta falsa” cui la nostra vanità apre sempre tutte le porte.

“L’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”

fonti: Plutarco, Socrate & Kaypax

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