Sono stati resi noti i primi dati su uno studio organizzato per valutare la spasticità in pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante remittente (RRMS), trattati con interferone–beta e successivamente posti in terapia con Copaxone (glatiramer acetato).
Sui primi 52 partecipanti su 110, i dati, presentati al 64° meeting annuale dell’ American Academy of Neurology (AAN) di New Orleans in Louisiana, hanno mostrato dopo un periodo di sei mesi una riduzione significativa della rigidità muscolare, del dolore e del disagio, così come l’effetto della spasticità sulla capacità di camminare, sui movimenti del corpo e sulle normali attività della vita quotidiana (ADLs). Altresì i livelli globali di spasticità sono risultati ridotti.
“La spasticità, uno dei sintomi più comuni della sclerosi multipla recidivante remittente, spesso può impattare negativamente sulla vita quotidiana deidei pazienti”, ha detto Cira Fraser PhD, RN, ACNS-BC, professore associato della facoltà Marjorie K. Unterberg School of Nursing and Health Studies, Scuola di Studi e della Salute, Università Monmouth, West Long Branch, New Jersey, e coordinatore dello studio. “Questi numeri sembrerebbero evidenziare una riduzione dei principali dati di spasticità nei soggetti con SM recidivante-remittente che abbiano interrotto il trattamento con interferone-beta e siano passati a Copaxone”.
Lo studio prospettico, longitudinale, ha valutato 110 soggetti utilizzando la “Multiple Sclerosis Spasticity Scale” (MSSS-88), le “performance scale” e un questionario socio-demografico compilato durante le fasi di transizione tra i due trattamenti e alla fine dei sei mesi di studio. I criteri dello studio includevano i pazienti che avessero interrotto il trattamento con interferone-beta da oltre 30 giorni, e stavano per iniziare, o avevano iniziato il trattamento con Copaxone nei 21 giorni precedenti. In questi soggetti era presente la spasticità ed essi erano in grado di deambulare con o senza un supporto unilaterale. Dei 52 partecipanti, i cui dati sono attualmente stati valutati, il 35% assumeva farmaci per la spasticità prima dell’arruolamento e la cui durata era almeno sei mesi. “Questi risultati dello studio contribuiscono ad arricchire l’insieme di conoscenze sul trattamento della RRMS”, ha affermato Jon Congleton, Senior Vice President, Global Brand Marketing Strategico di Teva, l’azienda produttrice del farmaco. “Attraverso il costante sostegno della ricerca come in questo ambito, Teva continua a lavorare per migliorare la vita dei soggetti affetti da RRMS”.
Copaxone è indicato nella riduzione della frequenza delle esacerbazioni in soggetti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente, inclusi i soggetti che abbiano manifestato un primo episodio clinico e immagini di risonanza magnetica compatibili con una diagnosi di sclerosi multipla. Gli effetti indesiderati più comuni di Copaxone sono: arrossamento, dolore, gonfiore, prurito o reazione cutanea nella sede dell’iniezione, vampate, eruzioni cutanee, riduzione del respiro e dolore al petto.
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02/05/2012 Andrea Sperelli

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