cold fragility Cold Fragility, quadro di Marta Lapillo (www.martalapillo.com)

Il mondo è fatto di persone fragili. Dietro la parvenza di durezza e di distacco si nasconde sempre una fredda fragilità. Ho deciso di utilizzare un quadro di un’artista italiana, sarda, Marta Lapillo per descrivere la fragilità sperando che i miei lettori trovino interessante queste mie parole e che soprattutto l’artista gradisca l’umile tentativo di descrivere questo quadro dal punto di vista di una persona fragile attraverso un viaggio nel mio passato, come fosse un sogno lontano.

Penso che il surrealismo sia senza dubbio l’arte che più mi piace. E’ sempre stato così. In questo quadro il gioco di colori freddi con elementi specifici e ricchi di significato si intrecciano in un blu surreale di una notte di luna lontana.

E così ho riflettuto sulla personalità di chi appare freddo e di chi al contrario appare più sensibile alle emozioni. La più grande differenza fra una persona sensibile e una persona fredda è che la prima non rifiuta i sentimenti ma li esterna, li manifesta. Le persone fredde, solitamente sono più introverse e tendono a nascondere questo lato mostrandosi un po’ misantrope ed incapaci di esprimere i propri sentimenti. Ci sono persone che preferiscono affrontare le proprie emozioni da sole, altre preferiscono condividere il dolore.

Sono convinta però che nelle persone più fredde ed algide c’è anche tanta sofferenza, magari legata al passato, e proprio in conseguenza di tale sofferenza hanno  deciso di cambiare, cercando di “limitare” e soprattutto controllare le proprie emozioni per non essere travolti dalle situazioni. Personalmente non ci vedo nulla di strano o di sbagliato, anche perché in certi momenti la freddezza ed il distacco sono indispensabili per portare a termine delle cose. Dipende tutto dalle circostanze in cui ci si trova. E così come in un sogno mi sono ritrovata catapultata in un passato non troppo lontano di parole non dette e fin troppi pensieri. Quando non c’era il tempo di stare thought less – i pensieri erano costanti in una perenne confusione come il ronzio di mille zanzare assetate in un’afosa giornata estiva.

Cercavo di coprire il silenzio dei pensieri con il trambusto di una quotidianità in corsa. Nelle orecchie sempre un sottofondo di musica pesante con il quale cercavo di non permettere alla mia mente di pensare alle parole e agli sguardi delle persone che vedevo intorno a me. Fuggivo dalle persone anch’esse fuggevoli diventando sempre più misantropa. Una misantropia che gela il mondo circostante, come nel quadro che sto citanto. E il gelo spezza ciò che è già fragile, come quella sfera nel fondo di un lago ghiacciato: sola e lontana dalla sua libertà di fluttuare. Mi sentivo in corsa verso un qualcosa che non sapevo neppure immaginare. Senza stabilità. Guardavo le poche persone intorno a me consapevole di non voler contare neppure su di loro. Guardavo i loro visi passando oltre. Il mondo mi pareva così lontano dal mio vero essere. Non lo capivo e non volevo capirlo con tutti i suoi difetti e le sue cattiverie. La sensazione di freddezza mi accompagnava constantemente. Il freddo era fuori e dentro di me e si faceva spazio, se spazio ancora c’era. Dove erano i sorrisi, le emozioni? dove era la felicità? L’innocenza era in frantumi mentre il mondo andava avanti con la stessa indifferenza con cui io guardavo la vita.

Era tutto come in questo quadro: un surreale attimo di assoluta fredda fragilità.

E col tempo la freddezza e la misantropia si impossessano della persona diventando uno scudo, una maschera, che non lascia spazio al minimo sorriso finchè non ci si accorge che ciò che ci rende fragili può diventare il punto di forza. Quanta forza ci vuole, infatti, nel’ammettere le proprie falle e ancora di più nel lasciarsi “toccare” e sconvolgere dalla vita?

Ci insegnano fin da piccoli mille norme e regole; le esperienze ci formano il carattere, ci rendono a volte allegri ma più spesso tristi in quanto sono gli episodi tristi a segnarci. Ci facciamo un vestito su misura e camminiamo nel mondo con questo vestito per anni ed anni, mentre la parte migliore di noi resta confinata in un cantuccio magari in attesa, prima di avere il “coraggio” di svelarsi a noi stessi.

Arriva un giorno in cui, però, tutto questo ci sta stretto. Il vestito sfugge di misura e finalmente ci “spogliamo”.
E così scopriamo di possedere la forza ed il coraggio di essere noi stessi, rivendichiamo i nostri spazi, i nostri desideri, le nostre necessità e ci rendiamo conto che non sono l’amore, l’ammirazione e l’approvazione altrui che temiamo maggiormente di perdere, ma prima di tutto sono quelli che noi stessi ci riserviamo.

Ed ecco che si forma quella figura forte e sicura rappresentata a destra del quadro ben diversa da quella figura a sinistra in frantumi, connessi da una trama di fili sottili. E così siamo noi: speculari, forti anche nella nostra fragilità, in attesa della scoperta di noi stessi, in attesa che la notte passi e arrivi il sole.

-flipOut

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