Eccomi di nuovo a scrivere dopo un breve periodo di pausa..

Oggi mi ha ispirato a scrivere la situazione politica italiana e tutto ciò che ruota intorno ad essa, l’esigenza dei giovani italiani di farsi spazio nel futuro e la prospettiva di indipendenza che li attende.

Stando alle ultime statistiche, la disoccupazione giovanile in Italia (15-24 anni) tra chi cerca un lavoro è al 37%, mai così alta dal 1992. E se questa è la media nazionale, provate a pensare cosa (non) accade nell’Italia del sud.

Laureati italiani disoccupati

Così la percentuale di giovani laureati e specializzati italiani che cercano fortuna all’estero, in dieci anni, è passata dall’11% al 28%. L’Italia dunque non si può nemmeno definire una Repubblica fondata sul lavoro, perchè come disse anche il mitico Benigni in una fantastica serata su RaiUno (forse l’unica in un anno intero di televisione): “Il lavoro è sacro” […] “Con la disoccupazione, le persone non perdono solo il lavoro, ma perdono anche se stessi; non sanno più chi sono”. Solo il lavoro, infatti, può restituire libertà e indipendenza agli italiani. E di chi è la colpa di tutto questo? Alcuni della vecchia generazione fanno spallucce dicendo: “La crisi è ovunque”, guardando il paese vicino, quale sta meglio e quale sta peggio. Questi ultimi, i difensori dell’Italietta, pizza e mandolino, pensano che l’Italia sia sempre il Paese dei balocchi, il Paese delle risorse e coi politici più furbi. Insomma queste persone sono coloro che rivoteranno il furbissimo Berlusconi, che dopo aver lasciato l’Italia nella merda e in mano a colui che lui stesso sostenne in primis (Mario Monti), ora va facendo l’oratore in tutti i canali a far promesse incredibili: “Rimborserò l’IMU pagata nel 2012″… Addirittura? Ovviamente questa proposta definita “ridicola” non va di certo sottovalutata, perchè gli italiani ora hanno veramente bisogno. Tante persone votanti pensano che le favole le raccontino tutti i politici e dunque, dato che le favole le raccontano tutti, tanto vale seguire la favola che promette un vantaggio. Chi se ne frega del debito pubblico, del lavoro nero, dell’evasione fiscale, dei giovani che non hanno nemmeno la minima speranza di costruirsi un futuro??? “Futuro”.. questo sconosciuto! Questo sarà il ragionamento dell’italiano medio.

E allora non ci dobbiamo meravigliare se ora l’Italia è in questa situazione. Non è solo colpa dei politici. Io sono convinta che se gli italiani volessero trovare un colpevole in tutto ciò, debbano solo guardarsi allo specchio. E a pensarci bene purtroppo il futuro potrebbere essere anche peggio di oggi, non c’è nessuna legge che lo impedisca, ci sarebbe solo l’azione politica e sociale che possono rendere probabile un ulteriore scadimento del benessere e delle opportunità. Le radici del futuro potrebbero essere qui, ora, se solo gli Italiani volessero seminare con cura il terreno.

E’ certo che io questi discorsi li ho fatti tante volte in casa, avendo dei genitori che ahimè rapprestano l’ideale futurista dell’Italiano fiero difensore dell’Italietta.. Prima si votava Craxi, poi è arrivato lui: Berlusconi, che in un modo o nell’altro occupa i canali televisivi italiani con i suoi shows da strapazzo fin da quando ero un bambino.

I giovani hanno quindi oggi buoni motivi per indignarsi: chi ora ha tra i trenta e i quarant’anni appartiene ad una generazione (di cui io faccio parte), indicata non a caso con la lettera “X”, adolescente negli anni Ottanta, convinta che l’Italia facesse parte delle economie più avanzate, con un solido processo di crescita e in grado di offrire ampie prospettive a chi arrivava ai livelli più elevati della formazione. E quindi i genitori (vissuti in un’epoca di sufficiente benessere e di lavoro facile) inculcavano di studiare e studiare ai propri figli per avere delle grandi soddisfazioni nel futuro. Ma quello che doveva essere un radioso futuro, si è trasformato in un deprimente e buio presente. Infatti, quando la generazione X si è affacciata al mercato del lavoro, dalla seconda metà degli anni Novanta in poi, ha trovato uno scenario completamente diverso.

E così quelli della mia generazione, definiti choosy, partono all’estero alla ricerca di una vita indipendente e non precaria e nel frattempo si viene a creare una generazione, definita con la lettera “Y”, di adolescenti che non sanno vivere senza cellulari, senza internet, senza l’Iphone e le sue mille apps. Una generazione altamente tecnologica.

Come saprete io vivo all’estero. E’ stata indubbiamente una scelta difficile, visti anche i miei problemi di salute, i quali però non mi hanno mai abbattutto, mai demoralizzato al punto di fermarmi. L’ostacolo più grande forse, ma non lo definerei esattamente ostacolo, sono stati proprio i miei genitori e la loro convinzione che lo stare in Italia “prima o poi” avrebbe portato un lavoro. Come si dice: “La speranza è l’ultima a morire”, ma si dice anche: “Chi vive sperando, muore …biiip”. giusto?

Per cui da una parte, un padre difensore dell’Italietta, amante di Berlusconi e dall’altra parte una madre spesso soffocante incapace seppure inconsciamente di non imporre le sue scelte ai figli (pur facendolo per il cosidetto “fin di bene”), intervenendo in qualche modo in ogni scelta, in ogni momento della vita, quasi rendendoli schiavi della sua presenza. Quanti genitori sulla sessantina sono così in Italia? Io conosco tante persone: amici, ex colleghi universitari, che mi raccontavano la stessa situazione. Tanti di loro pensavano di spezzare il cuore ai genitori andando via dal Bel Paese per quel “legame” viscerale coi genitori che li rendeva succubi. E quindi non si tratta solo di figli “mammoni”.. In Italia, diciamo la verità, è fin troppo facile diventare mammoni in quanto si cresce in un ambiente familiare dove lo stare attaccati al cordone ombelicale è una prassi che rappresenta la “normalità”!

Certo è che l’italiano, giovane e non, trova sempre il modo di incasinarsi la vita. Quelli che restano in Italia si lamentano e alcuni continueranno a votare -spero non la maggioranza- Berlusconi perchè è il “più sorridente” (forse colui che rappresenta al meglio l’italiano malato di pasta, calcio, donne e motori). Quelli che partono, si lamentano per i difetti del paese estero in cui vanno a vivere (nonostante si trovi il lavoro e ci siano sempre e ovunque molti più diritti, non c’è quel bel sole, nè quel bel mare). Insomma tutto ciò per dirvi di fare le vostre scelte, senza seguire la massa, spegnendo la TV e accendendo il cervello.

Qualsiasi cosa facciate, sia che restiate in Italia, sia che partiate, ponderate bene le vostre scelte e fatele in tutta libertà. Non seguite alla lettera i consigli della radio, della televisione, ma neanche degli amici e dei genitori. Consultarsi e confrontarsi non significa farsi fare il lavaggio del cervello sul cosa è meglio e cosa è peggio. Seguite solo il vostro cuore, la vostra grinta e le vostre necessità.

2 thoughts

  1. Ben detto. Mai cedere alle pressioni altrui. Ognuno di noi e’ un essere unico e nessuno, se non il nostro intuito piu’ profondo, puo’ sapere che cosa sia bene per noi stessi.

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